Sembrano fiorire i siti che richiedono la partecipazione degli utenti della Rete per portare a termine i propri progetti.
Sono organizzazioni per lo più scientifiche, come la Nasa, che mettono a disposizione di chi ne fa richiesta un insieme di dati da analizzare.
Ne cito tre, per tutti:
Il progetto
SETI - Searching ExtraTerrestrial Intelligence
Il progetto
GIMPS - Great Internet Mersenne Prime Search
Il progetto
Stardust@home, per la ricerca delle particelle spaziali riportate a terra dalla sonda Stardust.
Il progetto GIMPS si propone di cercare il più grande numero di primo in forma di numero di Mersenne; i numeri primi sono quei numeri che sono divisibili sono per 1 o per se stessi, come 5 o 23. I numeri di Mersenne sono numeri della forma 2
n-1. Nel febbraio del 2005 è stato scoperto il più grande numero primo di Mersenne, con n=25.964.951.
Il progetto Stardust@home si propone invece di cercare le particelle di polvere cosmica provenienti dallo spazio esterno dall'esplosione delle stelle e riportate a terra dalla sonda Stardust, atterrata proprio oggi. In
questo articolo trovate alcuni riferimenti.
Il progetto SETI nasce all'incirca nel 1992, ed all'inizio si avvaleva dei contributi governativi alla NASA per pochi milioni di dollari, utili in ogni caso per iniziare.
Dopo un paio di anni i fondi vennero drasticamente tagliati, e si pensava di dover terminare, senza risultati, il progetto.
Nel frattempo Internet era uscita dai centri di ricerca universitari e dalle organizzazioni militari per approdare nelle case di tutti noi.
L'idea apparve immediatamente: agli utenti della Rete venne fornito un piccolo software (pochi Kb di codice) ed un insieme di dati da elaborare, così che, senza aumentare il carico di lavoro delle macchine, il lavoro fosse distribuito su tutti gli internauti.
Oggi il progetto SETI@home si è evoluto in una versione migliorata, ed utilizza un software più performante.
In cosa consistono i dati?
I radiotelescopi sono strumenti che captano le emissioni radio provenienti dallo spazio, ossia la radiazione elettromagnetica di lunghezza d'onda da un centimetro in su. La frequenza corrispondente quindi varia da zero (anche se un'onda con frequenza zero non è un'onda ...) fino a circa 30 GHz. Tanto per fare un esempio i nostri comuni telefonini cellulari lavorano nella gamma 300-3000 MHz, quindi con lunghezze d'onda da 10 centimetri ad un metro.
La frequenza più ascoltata dai radioastronomi è la lunghezza d'onda a 21 cm, chiamata anche 'struttura iperfine dell'idrogeno'. E' una lunghezza importante in astrofisica, visto che l'idrogeno è il componente più comune nel cosmo.
Inoltre attorno a questa frequenza il rumore di fondo è piuttosto basso, così che ci consente di avere segnali piuttosto puliti.
Il concetto di base del progetto SETI è che una civiltà ET, ad un certo grado del suo sviluppo, dovrebbe avere dei sistemi di comunicazione (radio, tv, satelliti, ... o i suoi equivalenti extraterrestri).
Le onde elettromagnetiche che non rimbalzano sulla troposfera, come si usa fare per le comunicazioni a grande distanza senza l'uso di satelliti, le onde elettromagnetiche, dicevo, fuoriescono dall'atmosfera del pianeta e si propagano nello spazio.
Potrebbero quindi essere captate da strumenti particolarmente sensibili. Ma anche se riuscissero ad arrivare fino a noi, dovremmo sempre ripulirle dal rumore e, soprattutto, capire che si tratta di comunicazioni intelligenti, e non emissioni casuali dovuti a particolari fenomeni astrofisici.
Esistono dei precisi algoritmi per estrarre il segnale dal rumore, e la mole di dati è veramente enorme.
Proprio per questo motivo nasce il programma SETI@home, in modo che ogni pc connesso in rete, volontariamente, possa dare il proprio contributo per l'elaborazione di questi segnali.
Per saperne di più potete consultare l'enciclopedia Wikipedia, o il sito del SETI italiano.