mercoledì, 09 aprile 2008 - 16:02

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:

Ieri mio fratello ed io siamo stati ad un funerale, il fratello del nonno, avrebbe avuto novant'anni a maggio. Siamo arrivati al paese vicino al lago Trasimeno, ed in chiesa non eravamo più di venti persone, più qualche anziano paesano con cui mio zio probabilmente era stato bambino.

Al cimitero cercavo di riconoscere, tra i volti, quelli di qualche parente che da piccolo avevo conosciuto ma che poi non avevo più frequentato, magari ritrovare qualche cugino di cui non si conosceva l'esistenza, o una zia più distante nell'albero genealogico.

Ad un certo punto si avvicina un signore, con un bel viso rotondo e capelli bianchi pettinati all'indietro. Scopriamo così che lui e nostro padre erano stati piccoli insieme, abitavano al portone di fianco, e nella bella stagione andavano al lago a farsi il bagno. Abbiamo parlato mezz'ora con quest'uomo, e più passava il tempo più si vedeva la sua contentezza per aver conosciuto i figli del suo amico.

Ci ha raccontato del dispiacere quando mio padre, con i miei nonni, partì per l'Argentina, o quando si mettevano tutti insieme a leggere qualche giornaletto che per caso era capitato loro tra le mani. Ci ha raccontato di quando andavano a ballare a qualche fiera nei paesi vicini, e dei dispetti che si facevano quando erano piccoli.

Poi appunto mio padre partì per l'Argentina, aveva già quindici o sedici anni, l'età di mio figlio maggiore. E' stata un'emozione dolce consocerlo, sia perchè si vedeva la sua visibile contentezza, sia perchè attraverso il suo racconto stavo guardando mio padre con occhi diversi, non come un figlio guarda un padre ma come un uomo guarda un altro uomo, con la sua storia, le sue risate, i suoi sentimenti. Leggevo le stesse cose sul viso di mio fratello, con il quale ci siamo messi a ridere e scherzare sulle immaginarie vicende di nostro padre da ragazzino.

Dal cimitero siamo poi andati a casa di nostra cugina, dove abbiamo pranzato, abbiamo bevuto il vino del contadino e mangiato un ciambellone con pinoli e cioccolata dell'uovo di Pasqua fatto da una vicina.

Ci siamo ritrovati con un paio di altri ragazzi (ragazzi, insomma, ragazzi della mia età diciamo...) che non vedevo più da, oddio!, quasi quarant'anni, pronipoti da parte di mia zia. Abbiamo ricordato quando si giocava nel giardino di zio, quando abbiamo rotto il naso alla statuetta di gesso color mattone in mezzo al prato, una statuetta che esiste ancora, con il naso mezzo tagliato, e che rappresenta un pastorello sorridente.

Abbiamo ripensato al giorno in cui abbiamo preso gli attrezzi dello zio, falegname come mio nonno, e abbiamo segato e poi inchiodato una panchina di legno dietro casa. Ci siamo scambiati gli indirizzi ed abbiamo scoperto di abitare a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro. Anche mia cugina si è messa a ricordare di quando noialtri eravamo piccoli e lei, con dieci anni più di noi, doveva starci appresso invece di uscire per il paese con le amiche. Al ritorno pensavo che il funerale alla fine si era trasformato, al di là della normale ed ineluttabile tristezza per lo zio che non c'è più, in una occasione di ricordi, di riallacci di parentele e di relazioni, di qualche risata. Forse non incontrerò più queste persone, non tutte almeno, se non probabilmente al prossimo funerale, ma ci siamo lasciati come se dovessimo ritrovarci l'indomani o passare le vacanze insieme. Ci siamo raccontati in pochi minuti tutte le nostre vite, partendo dall'essenziale (matrimoni, lavoro, figli, nascite, morti) ed aggiungendo via via qualche particolare.

Il funerale era passato in secondo piano, mentre invece importante era ritrovarci noi, lì, vivi dopo quarant'anni, a parlare di vecchi ricordi.
Permalink ¦ commenti (11)¦ commenti (11)(popup)
categoria : ricordi, frammenti

lunedì, 25 febbraio 2008 - 23:39

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:



Avevamo una casa, tanto tempo fa, in Toscana. All'inizio prendemmo in affitto un appartamento poco fuori dal paese, cucina, camera da letto, una cameretta, un bagno. Di fronte casa c'era un grande piazzale di ghiaia a lato del quale un piccolo sentiero conduceva nell'orto.

Non so per quale motivo ma era per me off-limits. Cambiammo casa dopo un paio di anni, avvicinandoci di più al centro del paese, che fondamentalmente era solo una piccola frazione. Stiamo parlando di trentacinque anni fa, forse anche qualcosina in più, e da allora il paesetto si è molto ingrandito, con belle villette costruite verso il lato dell'autostrada che corre a pochi chilometri di distanza.

La nuova casa che prendemmo in affitto si trovava in una traversa della Nazionale che tagliava a metà il piccolo borgo; percorrendola tutta si arrivava al paese sede del comune, una cittadina medievale come ne esistono tante in provincia di Siena.

La casa nuova era molto più bella di quella che avevamo prima. L'appartamento era al secondo piano, in cima alle scale c'era il gabinetto, un lavabo ed una doccia.

A destra una porta che ricordo sempre chiusa, a sinistra la porta che conduceva nell'appartamento vero e proprio. Un corridoio conduceva in cucina, a sinistra c'era la camera da letto dei miei genitori, poco più avanti a destra c'era la vetrata che portava in balcone, con delle scale di pietra per arrivare fino all'orto. In fondo al corridoio la cucina, e subito di fianco, scendendo due gradini pavimentati in cotto rosso come tutta la casa,  una piccola camera dove dormivo io e mio fratello, con una finestra che dava direttamente sul balcone. Naturalmente per andare in balcone era più facile scavalcare la finestra che passare per il corridoio, o forse era solo più divertente.

Dove abitavamo, a Roma, non avevamo una camera per noi, dormivamo in sala da pranzo in un divano letto, con un altro letto sotto, con le ruote, che ogni sera dovevamo tirar fuori ed alzare sulle sue gambe a molla, prendere i cuscini dall'armadio e prepararci il letto. Quindi, non appena andavamo in vacanza in Toscana, cercavamo di rendere quella camera più personale, con piccoli poster trovati nei giornaletti dei supereroi, Uomo Ragno e Capitan America soprattutto. All'epoca ricordo che con i soldini risparmiati, o quelli che mi davano la domenica, comperavo Ciao 2001, una fantastica rivista musicale con i maggiori artisti del rock di quegli anni, si, stiamo parlando del 1973, 1974 e poco oltre.

Tanto per darvi altre cifre, avevo tredici, quattordici anni, e mio fratello sette o otto.

In camera ricordo benissimo avevo appeso il manifesto di Capitan America mentre lanciava il suo meraviglioso scudo, un poster degli Who che all'epoca non avevo praticamente idea di chi fossero, una foto in bianco e nero della Roma, ritagliata da un giornale, e locandine dei film, sempre ritagliate da qualche giornale. Dal soffitto pendeva una semplice lampadina, mentre in cucina c'era uno di quei classici lampadari con il piatto largo ed ondulato come andavano proprio a quel tempo. La notte non c'era alcun rumore, e si sentivano distintamente i rintocchi del campanile che suonava ad ogni ora ed ogni mezz'ora. La mattina si faceva colazione con la torta coi pinoli, o con delle ciambelle che faceva mia zia, o meglio la zia di mio padre, latte e cacao. Nell'orto sotto casa c'era una ficaia, nel senso di albero di fichi, ed a me piaceva arrampicarmi e mettermi seduto su una biforcazione e guardare il panorama da lì. Durante la giornata se non andavamo a far spesa al mercato, o a fare qualche gita sul lago Trasimeno o a Siena, si andava a trovare qualche parente, cugini di mio padre soprattutto, o mio zio, o meglio il fratello di mia nonna.

Si andava con mia madre a piedi, erano tre o quattro chilometri, e ci si metteva a chiacchierare. Io giocavo con il cane Tom, che mio zio a volte portava a caccia con se. Quando ero stanco mi mettevo a riposare dentro la vasca di cemento dove mia zia lavava i panni, all'ombra di un grande melo, con qualche giornaletto. Se non avevo niente da leggere prendevo il giornale di mio zio, una rivista di caccia, o l'Avanti!, lui era iscritto al Partito Socialista.

Oh, stiamo ancora parlando del 1974 o giù di lì.

A volte veniva anche mia cugina, figlia di un altro fratello di mia nonna, che invece era iscritta al Partito Comunista, ed io ascoltavo mio zio e mia cugina nelle loro discussioni, mentre l'uno cercava di convincere l'altra che stava sbagliando. Alla fine si rimaneva tutti a cena, una minestra, poi prosciutto, capocollo, formaggio, olive, pomodori, e vino rosso di Montepulciano. Poi tornavamo a casa, mio padre e mio fratello che era piccolo con la macchina, io e mia madre ancora a piedi perchè a mia madre piace camminare, e quindi anche a me.

Al buio la campagna sembrava completamente incantata, sentivo i grilli, vedevo le lucciole, ascoltavo qualche gufo.

E la notte mi addormentavo ripensando a tutte le cose che avevo imparato.

Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
categoria : viaggi, archeologia, ricordi

-->