Ieri pomeriggio ho sentito il bisogno urgente di rimanere da solo. Non per sempre, ma nemmeno per pochi minuti. Ieri pomeriggio ho sentito il bisogno di spostare le finestre su un panorama differente, anche solo per un pomeriggio.
Chiudere gli occhi ed immaginarmi in un posto diverso, con un corpo ed un viso diversi, con ricordi diversi. Indossare per un pomeriggio una maschera non definita, diventare un attore buono per ogni parte, un commediante di cui gli spettatori non conoscono il ruolo fino alla fine, un generico ripreso nella massa.
Ho voluto prendermi un pomeriggio di ferie da me stesso, costruendo un personaggio immaginario cogliendo pezzo a pezzo gli sguardi dei passanti ed entrando, tramite i loro occhi, nelle loro teste.
Camminando per un vicolo mi sono imbattuto in una libreria, poco più che una piccola stanza in cui la luce del giorno entrava con discrezione. Così sono entrato e quando ne sono uscito ero più ricco di due libri, due autori non noti al grande pubblico, ignoti alla maggior parte delle persone, me compreso.
Dovevo prendere ora una decisione, una importante decisione di quel pomeriggio di finzione.
Avrei bevuto un Campari o una birra? Il bar all'angolo aveva dei tavolini sulla piazza, il sole era ancora gradevole ed io avrei potuto sedere al tavolo migliore, sorseggiando la mia bibita rossa, sgranocchiando patatine ed osservando i passanti, scrivendo i miei pensieri su questo taccuino nero.
D'altra parte, la birreria mi avrebbe consentito di restare riparato dal mondo esterno, e la mia finzione sarebbe stata più reale.
Il Campari lo preferivo alla birra, almeno in quel momento, ma la parte che volevo recitare era più importante dei desideri del mio stomaco, così oltrepassai il bar e mi infilai nel locale. Seppi subito di aver fatto la scelta giusta, un gusto di legno irlandese mi accolse, qualunque sia il gusto del legno irlandese,.ed io mi adattai al copione che stavo scrivendo, pur senza conoscere la trama generale.
Sfoggiando tutta la mia conoscenza della lingua ordinai una birra:
-Kilkenny, please- non fu molto difficile.
Mi diedero il boccale di birra ed un piattino di arachidi e pistacchi, li presi e li portai al tavolo. Appesi il cappotto sul gancio accanto al mio tavolo, e poggiai la borsa con il computer portatile sotto il tavolo, mi sbottonai la giacca ed iniziai a recitare la mia parte per il futuro applauso del mondo. In televisione trasmettevano la versione inglese di un quiz che già conoscevo, ti fanno una domanda, devi scegliere tra quattro risposte, ed ogni volta che indovini raddoppi la tua vincita. In una saletta lì a fianco un tipo giocava a freccette da solo, fischiettando un motivo che qualcuno che io non vedevo suonava su una chitarra.
Presi uno dei libri che avevo appena comperato ed iniziai a sfogliarne le pagine, come se avvinassi il calice con il vino prima di una degustazione. Aprii il mio fido notes nero e mi misi seduto di tre quarti sulla seggiola ed iniziai a scrivere
Il vicolo fuori era illuminato dallo stesso buio che nasce un'ora dopo il tramonto in estate, quel grigiore luminoso che sbaglia tutte le ombre.
Avevo intenzione di scrivere una poesia, due o tre versi con l'unico scopo di dotarmi di uno sguardo intelligente e pensieroso mentre ne cercavo le parole nella testa. Non volevo assolutamente farmi riportare alla realtà da niente, da nessun particolare, da nessun viso conosciuto, e la clientela esclusivamente anglosassone della birreria mi aiutava a tenere la parte che mi ero assegnato, avevo spento il telefonino, anzi, nemmeno sapevo più di averlo, di più, non rientrava nelle mie conoscenze il concetto di telefono cellulare, così come un indigeno che non ha mai visto un uomo bianco non comprende assolutamente il concetto di città.
Ecco, in quel momento, mentre bevevo la mia birra, mentre mangiavo le mie arachidi, mentre la mia mano scriveva parole sulle pagine della mia agenda, in quel momento in cui ero sconosciuto dal mondo, ed in cui tutto il mondo mi era sconosciuto, in quel momento sono stato felice.
Le pietre della vita si posano silenziose
nella gerla
che teniamo nascosta sulla schiena,
la riempiono lentamente.
Ad ogni sosta gocce di sudore
scendono dai nostri cuori,
rialzarsi è sempre più difficile
le cinghie ci piagano la pelle.
Oh, poter lasciare il carico
lungo il ciglio della strada.
nella gerla
che teniamo nascosta sulla schiena,
la riempiono lentamente.
Ad ogni sosta gocce di sudore
scendono dai nostri cuori,
rialzarsi è sempre più difficile
le cinghie ci piagano la pelle.
Oh, poter lasciare il carico
lungo il ciglio della strada.

















Casualmente penso sogni