giovedì, 06 marzo 2008 - 02:00

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Ieri pomeriggio ho sentito il bisogno urgente di rimanere da solo. Non per sempre, ma nemmeno per pochi minuti.

Ieri pomeriggio ho sentito il bisogno di spostare le finestre su un panorama differente, anche solo per un pomeriggio.

Chiudere gli occhi ed immaginarmi in un posto diverso, con un corpo ed un viso diversi, con ricordi diversi. Indossare per un pomeriggio una maschera non definita, diventare un attore buono per ogni parte, un commediante di cui gli spettatori non conoscono il ruolo fino alla fine, un generico ripreso nella massa.

Ho voluto prendermi un pomeriggio di ferie da me stesso, costruendo un personaggio immaginario cogliendo pezzo a pezzo gli sguardi dei passanti ed entrando, tramite i loro occhi, nelle loro teste.

Camminando per un vicolo mi sono imbattuto in una libreria, poco più che una piccola stanza in cui la luce del giorno entrava con discrezione. Così sono entrato e quando ne sono uscito ero più ricco di due libri, due autori non noti al grande pubblico, ignoti alla maggior parte delle persone, me compreso.

Dovevo prendere ora una decisione, una importante decisione di quel pomeriggio di finzione.

Avrei bevuto un Campari o una birra? Il bar all'angolo aveva dei tavolini sulla piazza, il sole era ancora gradevole ed io avrei potuto sedere al tavolo migliore, sorseggiando la mia bibita rossa, sgranocchiando patatine ed osservando i passanti, scrivendo i miei pensieri su questo taccuino nero.

D'altra parte, la birreria mi avrebbe consentito di restare riparato dal mondo esterno, e la mia finzione sarebbe stata più reale.

Il Campari lo preferivo alla birra, almeno in quel momento, ma la parte che volevo recitare era più importante dei desideri del mio stomaco, così oltrepassai il bar e mi infilai nel locale. Seppi subito di aver fatto la scelta giusta, un gusto di legno irlandese mi accolse, qualunque sia il gusto del legno irlandese,.ed io mi adattai al copione che stavo scrivendo, pur senza conoscere la trama generale.

Sfoggiando tutta la mia conoscenza della lingua ordinai una birra:

-Kilkenny, please- non fu molto difficile.

Mi diedero il boccale di birra ed un piattino di arachidi e pistacchi, li presi e li portai al tavolo. Appesi il cappotto sul gancio accanto al mio tavolo, e poggiai la borsa con il computer portatile sotto il tavolo, mi sbottonai la giacca ed iniziai a recitare la mia parte per il futuro applauso del mondo. In televisione trasmettevano la versione inglese di un quiz che già conoscevo, ti fanno una domanda, devi scegliere tra quattro risposte, ed ogni volta che indovini raddoppi la tua vincita. In una saletta lì a fianco un tipo giocava a freccette da solo, fischiettando un motivo che qualcuno che io non vedevo suonava su una chitarra.

Presi uno dei libri che avevo appena comperato ed iniziai a sfogliarne le pagine, come se avvinassi il calice con il vino prima di una degustazione. Aprii il mio fido notes nero e mi misi seduto di tre quarti sulla seggiola ed iniziai a scrivere

Il vicolo fuori era illuminato dallo stesso buio che nasce un'ora dopo il tramonto in estate, quel grigiore luminoso che sbaglia tutte le ombre.

Avevo intenzione di scrivere una poesia, due o tre versi con l'unico scopo di dotarmi di uno sguardo intelligente e pensieroso mentre ne cercavo le parole nella testa. Non volevo assolutamente farmi riportare alla realtà da niente, da nessun particolare, da nessun viso conosciuto, e la clientela esclusivamente anglosassone della birreria mi aiutava a tenere la parte che mi ero assegnato, avevo spento il telefonino, anzi, nemmeno sapevo più di averlo, di più, non rientrava nelle mie conoscenze il concetto di telefono cellulare, così come un indigeno che non ha mai visto un uomo bianco non comprende assolutamente il concetto di città.

Ecco, in quel momento, mentre bevevo la mia birra, mentre mangiavo le mie arachidi, mentre la mia mano scriveva parole sulle pagine della mia agenda, in quel momento in cui ero sconosciuto dal mondo, ed in cui tutto il mondo mi era sconosciuto, in quel momento sono stato felice.





Le pietre della vita si posano silenziose



nella gerla



che teniamo nascosta sulla schiena,



la riempiono lentamente.



Ad ogni sosta gocce di sudore



scendono dai nostri cuori,



rialzarsi è sempre più difficile



le cinghie ci piagano la pelle.



Oh, poter lasciare il carico



lungo il ciglio della strada.










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categoria : poesia, filosofia, introspezione

giovedì, 07 settembre 2006 - 23:26

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Oh, 16 90 52

come 31 73 le tue

1200 13  lette

quando 40 dicesti 17.



Volevi 19 con 38 di 1000

dove i 61 80 scintille

Sapevi 3 5 18 200

Soltanto 28 di 9 un momento.





Eppur 400 90 e 26

80 98 di 12 e lei

pensando 14, 18 e 30


mentre la luna si alzava lenta.

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categoria : poesia, matematica

sabato, 15 luglio 2006 - 00:58

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


        Gli oceani circondano il mondo

    sono sempre innanzi a noi,

                ondeggianti vele

            comandanti presuntuosi

                    tracciamo rotte su carte

                                già vecchie.

    Dalla coffa nessun grido

            che non sia annuncio di terra

                                                emersa

                                                                sebbene brulla.

                                                                         Calcoliamo coi sestanti

                                                             il volo degli uccelli

                                                                        sguardi distratti alle foglie di té.



                                                                    Non cerchiamo nostri simili

                                                   
ma approdi.





Kandinskij, Composizione X, 1938

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categoria : poesia

sabato, 01 luglio 2006 - 23:05

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Casualmente penso sogni
realtà che evaporano
in stringhe di casualità
lasciandosi dietro sentieri inesplorati
segnati da funzioni iperboliche
punti di singolarità non risolvibili
Casualmente penso realtà
sogni che condensano come gas di fermioni
in una scatola di Pauli
mai immobili
fino allo zero assoluto.
                               Casualmente penso cose
                               nuvole che costruiscono muri
                               sui quali l'edera cresce
                               arrivando a balconi di fumo.
                               Casualmente vedo pioggia
                               che lava e nasconde
                               come lacrime di Jim Morrison
                               a testa alta.
                               Casualmente penso ad un bicchiere
                               vino profumato di Sicilia
                               e due sguardi che si incontrano
                               attraverso molecole etiliche.
                               Casualmente penso
                               vedo sogno costruisco canto piango
                               ma ogni percorso casuale
                               mi riporta vicino
                               al punto di partenza.
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categoria : poesia, introspezione

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