martedì, 04 marzo 2008 - 00:32

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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La metropolitana delle diciotto e trenta è nuovamente piena di sogni infranti, contenuti nei pensieri di impiegati stazzonati nei loro efficienti completi grigi o neri, di rumeni con le mani sporche di calce, di filippine con grandi borse della spesa, di ragazzi con tutta la sapienza nei libri, ben chiusi dentro lo zaino.

Gli occhi dietro le lenti scure, per difendersi dalla luce del giorno. Solo che non è giorno, nel vagone della metropolitana il trascorrere del tempo è scandito solamente dalla frequenza dei treni. Da cosa difendersi, allora, qui dentro? Cosa ci spaventa? Le orecchie ben tappate da cuffie che ci isolano con la loro musica per non ascoltare possibili parole che potrebbero farci sorridere, o pensare.

Tutto quel di cui abbiamo bisogno è dentro la nostra testa, qualcuno ha più materiale di altri.

Le due ragazze qui davanti parlano fitte fitte, ridendo piano e scambiandosi occhiate d'intesa, sciarpa colorata l'una, un berretto di lana rosa e bianco l'altra.

Il rumeno in piedi profuma di vino di poco prezzo, sudore e stanchezza, mettendo a frutto l'abilità di dormire in piedi mentre si tiene con la mano all'apposito sostegno. I tre ragazzotti quindicenni mostrano a tutti l'elastico nero o blu dei loro boxer, ed intanto infilano parole come perline di plastica per farne collanine, ma senza la stessa utilità.

Una signora seduta qui di fianco tiene tra le mani un blocco di email stampate che la tecnologia le ha consegnato dimenticandosi di fornirle anche il tempo per leggerle. Leggo il mio libro osservando nel frattempo chi mi sta attorno, come la donna in piedi dietro di me che continua a prendermi a gomitate mentre apre e chiude la borsetta prendendo un cellulare e riponendolo ogni volta che usciamo da una galleria.

Le porte del vagone si aprono e si chiudono per il necessario ricambio di delusioni da trasportare.

Io arriverò fino alla fine, io non uscirò da qui finchè la metropolitana non sarà completamente ferma.

I sogni arrivano sempre al capolinea. 

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categoria : frammenti, filosofia, lo studio di psicanalisi

sabato, 19 gennaio 2008 - 23:16

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Melindo camminava sempre come se fosse su un cornicione poco più largo di una spanna. Metteva attentamente un piede davanti all'altro tenendosi in equilibrio allargando leggermente le braccia e guardando in basso dove posava i propri passi.



Melindo aveva cinquantaquattro anni ed una moto Gilera color panna, tenuta insieme con dello spago per pacchi, quando arrivava al tornante avevi sempre l'impressione che si sarebbe ritrovato addosso al pioppo che indicava la strada per la Contrada Vecchia, o sarebbe ruzzolato giù per la scarpata per finire nel fiume che scorreva lì sotto. Per lui che amava tanto il vino, morire nell'acqua sarebbe stata la beffa peggiore.



Melindo lo chiamavamo tutti il Toni Postin, perchè da giovane aveva lavorato alle Poste fino a quando in qualche modo era stato messo in pensione per motivi di salute.



Melindo era sempre ubriaco, anche quando stava qualche giorno senza bere perchè veniva ricoverato in ospedale da Don Dino, il parroco del paese. Melindo aveva un berretto da aviatore di quelli della I guerra mondiale, con le coperture per le orecchie che arrivavano fin sotto ed un paio di occhiali grandi grandi, che si infilava quando montava sulla sua Gilera e andava al Rifugio Guardia 1500 per il suo primo bicchiere della giornata verso le tre del pomeriggio.



Melindo un pomeriggio è rimasto al bar insieme a noi mentre si giocava a bocce, la solita squadra del Tarcisio contro la solita squadra del Mario Barbiere e ad ogni tiro era un bicchiere di vino. Il Mario non era barbiere, ma il padre si. Alla fine della partita, dietro le tavole di legno che delimitavano il campo di gioco, c'erano otto bottiglie vuote, sei di birra e due di vino. Noi bevevamo solo birra, quando si giocava, e lui Breganze o Marzemino, ma non quelli di marca, quelli non aveva i soldi. Si beveva il vino che davano al bar, fatto chissà dove e chissà come, ma lui diceva sempre che quello era Breganze, oppure Marzemino.. Il giorno che riscuoteva la pensione si concedeva del Pinot Grigio che andava a comprare dal Roberto Fornaio, e faceva vedere a tutti la sua bottiglia con l'etichetta che recava la scritta: Pinot Grigio.



Melindo non lo sapeva nessuno come viveva, in quella casa fuori dell'ultima contrada, sulla strada per andare a Trento, perchè nessuno lo andava mai a trovare. Dicevano che una volta aveva preso moglie, ed aveva pure una figlia, ma che poi lei era fuggita con uno di Verona, uno che vendeva mobili, e lo aveva lasciato lì da solo e lui aveva cominciato a bere, che prima era quasi astemio.



Melindo una sera lo abbiamo ritrovato addosso al pioppo con la moto a terra e ci siamo spaventati, ma poi ci siamo resi conto che era solo ubriaco e si era addormentato appoggiato all'albero mentre pisciava, così gli abbiamo messo su una coperta e l'abbiamo lasciato lì. Il Giampaolo era già andato a chiamare il dottore, mentre noi si stava lì a fumare e scherzare tra di noi.



Melindo è stato una settimana in ospedale perchè il parroco ha chiesto e pregato e minacciato il primario di tenerlo dentro e fargli tutti i controlli del caso.



Melindo è tornato a casa sua con l'ambulanza e sembrava un altro, ben vestito e sbarbato, e con un profumo che finalmente non era nè Breganze nè Marzemino, ma acqua di colonia.



Melindo l'ha ritrovato dopo qualche giorno una signora che gli andava a fare le pulizie pagata dalla chiesa, ed era morto lì sul suo letto ed una bottiglia di vino appoggiata con cura a terra, che piuttosto di spanderne un goccio meglio berne un pozzo, stappata da poco, ed il gatto che miagolava per la fame.



Melindo al suo funerale lo accompagnammo noi sei o sette ragazzotti della contrada che si giocava a bocce e si andava a donne e gli si pagava sempre un giro al Toni Postin, ed in chiesa Don Dino disse poche parole. Poi pian piano ci siamo incamminati al cimitero, e quando l'hanno messo sotto terra ci è venuto a tutti il groppo in gola. Finita la funzione ci siamo dispersi per il cimitero, ognuno a raccontare quel che era successo ai propri cari, nonni, genitori, zii, fratelli, e dirgli sai nonno, mamma, Mario, è morto anche il Toni Postin, con quello che si beveva è un miracolo che era arrivato a cinquantaquattro anni.



Al bar ci siamo ritrovati la sera, ed abbiamo bevuto una bottiglia di Breganze alla sua salute. Ce ne siamo fatti portare una di quello buono, che Melindo non se l'era mai potuta permettere una bottiglia così.







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categoria : racconti, canzoni, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

domenica, 23 dicembre 2007 - 01:12

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Ho incontrato Ice nel suo garage, mentre stava tagliando un paio di assi di legno per costruirsi uno sgabello.

Dava le spalle alla porta, aveva la radio accesa e stava segando la seconda tavola, ma si è accorto ugualmente del mio arrivo, come faccia non lo so.

-Oh ciao, sei già qui?- mi ha chiesto salutandomi

Ha poggiato l'attrezzo sul piano di lavoro e si è tolto gli occhiali sporchi di segatura prendendo da un ripiano gli altri, quelli che usa durante tutto il giorno quando non lavora.

-Ciao Ice, spero di non disturbare, sono arrivato un quarto d'ora prima del previsto- gli ho detto.

-No no, posso anche smettere per oggi. La facciamo qui l'intervista?-

-Si, ho risposto, se per te va bene-

Ha preso un paio di sgabelli, di quelli che si è costruito lui e me ne ha porto uno. Quello dove si è seduto lui aveva un piccolo cassettino da cui ha tirato fuori una bottiglietta di birra, una Moretti che non so dove vada a ritrovare.

La mia prima domanda è stata questa:

D: Ma dove trovi ancora le Moretti piccole? è una vita che non ne vedo più-

R: Me le faccio arrivare direttamente da un amico che abita in un paese su nel Nord dove ne fanno ancora. Ma mi sa che saranno le ultime-

D: Cosa stavi costruendo prima che ti interrompessi?-

R: Uno sgabello, lo hai visto anche tu e lo hai pure scritto all'inizio proprio di questo post. Rileggi almeno quel che scrivi?

D: Ok, ti vedo caustico come al solito. Segno che le cose ti vanno bene?

R: Non so cosa intendi con le cose. Le ultime analisi erano a posto, un po' di colesterolo alto ma niente di cui debba preoccuparmi. Il lavoro è quel che è, mi fan fare poca fatica per poco denaro, e non mi lamento. I corsi che sto seguendo vanno bene, ho terminato quello di scrittura e tra un paio di mesi termino quello da sommelier. Non ho grossi debiti da saldare, e qualche volta vado a cena fuori con degli amici, non spesso ma il giusto.

D: e per il resto?

R: il resto cosa? ah si, devo ricomprare la lama della sega circolare, e dovrei rimettere in ordine la cantina, ma lo farò quando sarà meno freddo, che in cantina si gela.

D: no, intendevo, dentro di te, cosa senti?

R: vuoi dire in questo momento?

D: si, esatto

R: mi borbotta lo stomaco e devo scorreggiare, forse un po' di aria dovuta alla birra.

D: beh, no, non così dentro, volevo sapere nel tuo animo, cosa alberga? soddisfazione? rimpianti?

R: oh e che sei, l'angelo della morte che mi viene a chiedere conto della mia vita? mi devo grattare?

D: sempre spiritoso Ice, questo significa che sei in forma

R: e tu che ne sai della mia forma? la mia forma migliore, quella normale, o quella che vorrei?

D: ecco, parliamo di quello che vorresti

R: e perchè dovrei parlarne a te, scusa?

D: ma perchè ti sto intervistando.

R: potresti anche dartele da solo queste risposte allora, non credi?

D: insomma, qualcosa che ti macera dentro c'è, allora? di che si tratta?

R: sarà la birra....

D: parliamo dell'amore, allora. come ti va in amore, di questi tempi?

R: guarda che non è mica come fare la schedina, non è come dire 'si, ho fatto un paio di 12, e tempo fa un 13 e cinque 12, ma era un sistema a caratura'. Non è che ci sono periodi in cui l'amore va bene, altri in cui non va bene. se c'è l'amore va sempre bene, quando non c'è invece non va, e quindi è una domanda mal posta

D: non è così, lo sai. quel che i lettori vogliono certo sapere è se finalmente hai coronato il tuo sogno

R: ma se manco sanno quale è, il mio sogno!

D: è proprio questo che vogliono sapere, quale è il tuo sogno, Ice?

R: scusa, ma tu dove vivi? non lo sai da te?

D: senti, io devo fare l'intervistatore e tu l'intervistato. funziona così, io faccio domande, tu dai risposte, anche se io le conosco già.

R: senti, visto che tu conosci le risposte, ed io so tutte le domande, facciamo che l'intervista te la faccio io, non ti pare?

D: insomma, su, ricominciamo l'intervista.

R: ma te ti pagano per fare domande, me mica mi pagano per dare risposte

D: e chi mi pagherebbe, secondo te? il blog è gratuito, e anche se mettessi degli adSense per il numero di visite che ha non ci comprerei nemmeno una caramella.

R: ed allora perchè mi chiedi queste cose?

D: oh, ma chi è che fa le domande tra noi due?

R: perchè non me lo dici tu?

D: non pensi che dovresti darmi le risposte, invece?

R: non hai detto che le conosci già da te? credi che non abbia nulla di meglio da fare?

D: e cosa avresti da fare, meglio che parlare con me?

R: ti sei reso conto che ci stiamo solo facendo domande, e nessuno che ci da' risposte?

D: perchè non me le dai tu le risposte?

R: E perchè proprio io?

D: ma da chi altro posso andare a cercare risposte?

R: non dovresti saperlo da solo?

D: così non andiamo da nessuna parte

R: così non andiamo da nessuna parte, e poi ho finito la birra

D: credo che posso terminare qui l'intervista.

R: credo che tu possa terminare qui l'intervista.

D: mi spiace, speravo che tu fossi più aperto

R: mi spiace, speravo che tu fossi meno rompicoglioni

D: allora me ne vado

R: Brrrot, ops, scusa

D: ho capito. a proposito, che musica ascolti in questi ultimi tempi?

R: quella che conosci anche tu

D: sempre quella?

R: si

D: la vogliamo far conoscere ai lettori del blog?

R: scusa, mettila come sottofondo e la sanno da soli, non credi?

D: ricominci?

R: no, finisco.

D: allora ci vediamo la prossima volta

R: difficile, ho anche smesso di farmi la barba.

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categoria : filosofia, introspezione, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

venerdì, 16 novembre 2007 - 22:26

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :





Ero così annoiato che dopo aver ammazzato il tempo scomparvi anche io


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categoria : misteri, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

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