domenica, 20 aprile 2008 - 00:04

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:



Mentre attraversavo la strada per andare verso casa la donna che camminava davanti a me è caduta a terra.

Io avevo appena iniziato a scendere dal marciapiede mentre lei era già a metà strada, e quando ho rialzato gli occhi l'ho vista sull'asfalto. Nessuno che l'avesse urtata o investita, semplicemente un attimo prima era in piedi e camminava, avvolta nel cappotto marrone e la testa bassa, e subito dopo era a terra con la borsa della spesa ancora in una mano ed un braccio steso sopra la testa.

Le auto erano ferme aspettando il verde del semaforo, e la prima sensazione che ho avuto è stato un certo dispiacere per il tizio dentro l'automobile in prima fila. Pensavo che probabilmente anche il tipo lì dentro voleva andarsene a casa come stavo facendo io e tanti altri, e magari aveva ancora parecchi chilometri prima di non trovare parcheggio sotto la sua abitazione, ed ora avrebbe fatto tardi a causa di quella donna che, insomma, poteva anche aspettare di arrivare dall'altra parte del marciapiede prima di cadere a terra. Al semaforo un ragazzo con uno scopettone in mano, di quelli che si usano per pulire i parabrezza delle auto, ha lasciato la sua attrezzatura per avvicinarsi alla donna che intanto era rimasta lì, ignara di tutto come riescono solo i cadaveri o quelli che cadono all'improvviso in mezzo alle strade.

Il semaforo intanto era scattato, e le auto anche, tranne l'auto davanti cui la donna era caduta e quella dietro e quella dietro ancora. A questo punto ai conducenti non rimaneva altra scelta che dimostrarsi solerti e preoccupati e un po' dispiaciuti anche per la donna, per il suo cappotto nuovo e per la spesa rovinata, con quel che costano i generi alimentari oggi giorno.

Io nel frattempo ero rimasto dalla mia parte di marciapiede, quella più lontana da casa, mi sembrava che se mi fossi avvicinato anche io alla donna avrei fatto qualcosa di sbagliato per me, ed inutile per la donna.

Il ragazzo che lavava i vetri aveva messo una giacca sotto la guancia della donna, tanto per non farle toccare l'asfalto, ed un tizio sceso da una delle automobili in coda aveva portato una coperta mettendola sulla signora caduta, che però non si era ancora mossa di un centimetro dalla sua posizione. Ormai all'incrocio si davano tutti del tu, e si offrivano sigarette l'un l'altro.

-Due mesi fa a mio cognato è capitata la stessa cosa- disse uno

-Cadere a terra morto?- rispose un signore che con le mani a coppa attorno all'accendino lo aiutava ad accendere la sigaretta.

-Ma no, che dice! Mentre camminava un tale si è appoggiato ad un muro e poi è scivolato a terra-

-Ah, e poi suo cognato che ha fatto?- riprese il tale dell'accendino.

-Niente, che voleva che facesse? Ha chiamato un'ambulanza ed è rimasto lì ad aspettare che arrivassero, tanto per essere sicuro che nessuno rubasse il portafoglio di quel poveraccio-

-A proposito, qualcuno ha già chiamato l'ambulanza?- chiese un ragazzo sceso da un'auto azzurrognola, di quelle a due posti, con lo stereo acceso a far conoscere a tutti noi i suoi gusti musicali.

-Io no, non so se l'ha fatto qualcun altro- risposero in due o tre Il giovane che lavava i vetri intanto era al telefono e gesticolava con ampi movimenti delle braccia.

-Che li stai chiamando tu?- chiese il ragazzo che guidava la scatoletta azzurra

Il giovane dei parabrezza fece un segno di assenso con la testa e continuò a parlare.

 -Oh, ammazza, potrebbe pure rispondere a voce, eh, mica coi gesti della testa- disse il ragazzo ad alta voce.

Nessuno raccolse, però, e nessuno stava nemmeno raccogliendo la spesa che intanto rotolava pian piano da sotto il corpo della donna.

Un paio di limoni andarono a finire sotto le ruote di una monovolume che passava lentamente lì a fianco, lasciando queste due macchie gialle sull'asfalto grigio sporco, facendo per un attimo dimenticare il puzzo degli scappamenti e diffondendo un profumo di primavera siciliana.

Stava arrivando l'ambulanza, sentivo la sirena che si avvicinava con il tipico effetto Doppler che fa aumentare la frequenza dei suoni che si avvicinano, e diminuire quella dei suoni che si allontanano. E' un pensiero che mi torna sempre alla mente, ogni volta che sento una sirena o guardo passare un treno.

Le auto erano ancora in coda dietro alla donna stesa a terra, mentre a destra ed a sinistra continuavano a passare a bassa velocità e con gli sguardi dei guidatori rivolti a terra e verso di noi.

Sembrava che fosse passato Mosè a dividere il mare, le acque aperte a formare un passaggio tra di esse.

Attraversai finalmente la strada, mi sentivo spinto a dover far parte di un evento speciale come se dovessi partecipare ad un rito collettivo come la messa di Pasqua; immaginavo già il dialogo il sabato successivo al supermercato, con il mio vicino di fila alla cassa:

-C'e da morire a stare in fila il sabato- avrebbe detto lui

-Beh, qualcuno è proprio morto mentre faceva la spesa- io avrei risposto

-Cioè?- si sarebbe interessato lui

-Sa, l'altro giorno mentre attraversavo la strada una signora è caduta a terra, morta probabilmente, o forse solo un malore-

-Ma dove, all'incrocio con Via TaldeiTali?- mi avrebbe chiesto

-Si, ha letto qualcosa sul giornale?-

-No, stavo lì anche io- avrebbe sorriso lui

-Lei era il tizio dentro la monovolume blu?-

-No, ero quello nel furgone della ferramenta, non so se ha presente, ero proprio dietro la macchina davanti alla quale è caduta quella poveretta-

-Ah, si, ricordo-

-Lei invece era il signore a piedi? Mi sembra di averla vista, ha fumato una sigaretta insieme a quel ragazzo che pulisce i vetri-

-Si, esatto, ero io-

-Perché non ci andiamo a prendere un caffè appena finito qui al supermercato? che ne dice?-

-Ma si, perché no- avrei assentito io.

Insomma, sarebbe venuta fuori una buona occasione di chiacchierata da tutto questo. E se non avessi incontrato nessuno al supermercato, l'avrei incontrato in autobus lunedì mentre andavo al lavoro, o casualmente parlandone al bar domenica mentre prendevo l'aperitivo.

Così mi misi anche io a fumare in mezzo alla strada insieme ai proprietari delle auto, con i quali però con dispiacere ebbi ben poco tempo per fare conoscenza visto che stavano già tornando dentro le loro automobili pronti a ripartire, non appena l'ambulanza avesse tolto la donna dalla strada.

Il primo a scendere fu un medico:

-Che è successo?- chiese senza essere per niente originale.

Il ragazzo lavavetri rispose per tutti noi:

-La signora stava camminando, quando ad un certo punto è caduta per terra senza motivo-

Il medico guardò il ragazzo: -Fidati ragazzo, se è caduta a terra così un motivo ci deve essere per forza-

Si avvicinò alla donna e domandò: -Da quanto tempo è qui per terra?-

-Un quarto d'ora- rispose un tizio

-Mezz'ora non di più- disse un altro

-Guardate che saranno anche tre quarti d'ora, avevo visto l'orologio proprio prima di fermarmi- puntualizzò un terzo.

-Come sta, dottore?- chiese forse più opinatamente il ragazzo che lavava i vetri indicando con la testa la donna.

-Ora guardo- rispose questi, e si chinò sulla donna, la tastò nel collo, dietro le orecchie, poi la schiena.

-Non sembra avere niente di rotto. Ragazzi, giriamola- urlò ai due portantini che erano scesi dall'ambulanza con lui. I due si avvicinarono e quasi delicatamente la girarono sulla schiena facendo scivolare la coperta a terra; il dottore le prese il polso, le mise un paio di dita sul collo e le aprì prima una palpebra, poi l'altra.

Si fece portare un respiratore e le mise una maschera sul volto.

Alla fine la caricarono sulla barella e la portarono via, uno dei due prese la borsetta e la pose sul petto della donna, mentre l'altro guardava a terra come se ci fosse qualcun altro da dover portare via ed avessero paura di dimenticarselo lì, sull'asfalto. Il proprietario della coperta si avvicinò e la riprese, piegandola per bene come se durante il tragitto avesse l'impressione che gli sarebbe servita ancora, e questo non si può mai dire.

Erano tutti risaliti sulle auto, il semaforo era rosso e così ne approfittai per finire di attraversare la strada; il ragazzo che lavava i vetri si aggirava tra le automobili erroneamente sicuro di poter lavare qualche parabrezza in più, almeno di quelli che erano stati con lui a far compagnia alla donna caduta a terra mentre attraversava la strada.

Permalink ¦ commenti (12)¦ commenti (12)(popup)
categoria : racconti, frammenti, filosofia, scrittura

mercoledì, 09 aprile 2008 - 16:02

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:

Ieri mio fratello ed io siamo stati ad un funerale, il fratello del nonno, avrebbe avuto novant'anni a maggio. Siamo arrivati al paese vicino al lago Trasimeno, ed in chiesa non eravamo più di venti persone, più qualche anziano paesano con cui mio zio probabilmente era stato bambino.

Al cimitero cercavo di riconoscere, tra i volti, quelli di qualche parente che da piccolo avevo conosciuto ma che poi non avevo più frequentato, magari ritrovare qualche cugino di cui non si conosceva l'esistenza, o una zia più distante nell'albero genealogico.

Ad un certo punto si avvicina un signore, con un bel viso rotondo e capelli bianchi pettinati all'indietro. Scopriamo così che lui e nostro padre erano stati piccoli insieme, abitavano al portone di fianco, e nella bella stagione andavano al lago a farsi il bagno. Abbiamo parlato mezz'ora con quest'uomo, e più passava il tempo più si vedeva la sua contentezza per aver conosciuto i figli del suo amico.

Ci ha raccontato del dispiacere quando mio padre, con i miei nonni, partì per l'Argentina, o quando si mettevano tutti insieme a leggere qualche giornaletto che per caso era capitato loro tra le mani. Ci ha raccontato di quando andavano a ballare a qualche fiera nei paesi vicini, e dei dispetti che si facevano quando erano piccoli.

Poi appunto mio padre partì per l'Argentina, aveva già quindici o sedici anni, l'età di mio figlio maggiore. E' stata un'emozione dolce consocerlo, sia perchè si vedeva la sua visibile contentezza, sia perchè attraverso il suo racconto stavo guardando mio padre con occhi diversi, non come un figlio guarda un padre ma come un uomo guarda un altro uomo, con la sua storia, le sue risate, i suoi sentimenti. Leggevo le stesse cose sul viso di mio fratello, con il quale ci siamo messi a ridere e scherzare sulle immaginarie vicende di nostro padre da ragazzino.

Dal cimitero siamo poi andati a casa di nostra cugina, dove abbiamo pranzato, abbiamo bevuto il vino del contadino e mangiato un ciambellone con pinoli e cioccolata dell'uovo di Pasqua fatto da una vicina.

Ci siamo ritrovati con un paio di altri ragazzi (ragazzi, insomma, ragazzi della mia età diciamo...) che non vedevo più da, oddio!, quasi quarant'anni, pronipoti da parte di mia zia. Abbiamo ricordato quando si giocava nel giardino di zio, quando abbiamo rotto il naso alla statuetta di gesso color mattone in mezzo al prato, una statuetta che esiste ancora, con il naso mezzo tagliato, e che rappresenta un pastorello sorridente.

Abbiamo ripensato al giorno in cui abbiamo preso gli attrezzi dello zio, falegname come mio nonno, e abbiamo segato e poi inchiodato una panchina di legno dietro casa. Ci siamo scambiati gli indirizzi ed abbiamo scoperto di abitare a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro. Anche mia cugina si è messa a ricordare di quando noialtri eravamo piccoli e lei, con dieci anni più di noi, doveva starci appresso invece di uscire per il paese con le amiche. Al ritorno pensavo che il funerale alla fine si era trasformato, al di là della normale ed ineluttabile tristezza per lo zio che non c'è più, in una occasione di ricordi, di riallacci di parentele e di relazioni, di qualche risata. Forse non incontrerò più queste persone, non tutte almeno, se non probabilmente al prossimo funerale, ma ci siamo lasciati come se dovessimo ritrovarci l'indomani o passare le vacanze insieme. Ci siamo raccontati in pochi minuti tutte le nostre vite, partendo dall'essenziale (matrimoni, lavoro, figli, nascite, morti) ed aggiungendo via via qualche particolare.

Il funerale era passato in secondo piano, mentre invece importante era ritrovarci noi, lì, vivi dopo quarant'anni, a parlare di vecchi ricordi.
Permalink ¦ commenti (11)¦ commenti (11)(popup)
categoria : ricordi, frammenti

sabato, 29 marzo 2008 - 23:29

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :









Oggi ho dato una mano di bianco al bagno. Questa mattina ho stuccato e scartavetrato dove era necessario, poi ho dato la prima mano di tinta.



Nel pomeriggio, attendendo che passassero le quattro ore richieste per l'asciugatura come da istruzioni sul bidoncino, mi sono dedicato ad un paio di altri lavori in casa, piccole manutenzioni che rimandavo da qualche tempo, come la sostituzione della cinghia di una tapparella che avrebbe ceduto da un momento all'altro, sistemare l'armadio in balcone.



Verso le cinque sono rimasto solo a casa, ed ho iniziato la seconda mano di pittura.



Con le casse che sparavano quasi a palla la mia playlist preferita, mi muovevo a ritmo dei brani che passavano e che conosco a memoria.



Cappello da muratore di carta in testa, camicia blu a quadri, pantaloni della tuta, vecchie pantofole ai piedi, bottiglia di birra fresca per togliere la polvere e l'odore della vernice.



Due ore dove tutto il mondo era semplice, io, la mia birra, la mia musica, ed il mio  muro da imbiancare.



Permalink ¦ commenti (9)¦ commenti (9)(popup)
categoria : frammenti, autoreferenza

venerdì, 14 marzo 2008 - 01:41

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :



Ora che hanno tagliato i rami degli alberi davanti casa, la luce notturna del lampione arriva fin dentro la camera da letto.

Riesce ad illuminare la scrivania ed il comodino dove è appoggiato il libro che stavi leggendo. Anche la luce della luna è gialla, stasera, ed arriva fino al muro di fronte alla finestra.

Oggi pomeriggio, attraverso le fessure delle persiane abbassate, tu ed io abbiamo visto insieme gli operai che tagliavano i rami secchi, e guardavamo i loro caschi gialli muoversi in mezzo alle fronde, salendo sulle scale inserite su camion verdi, e la luce lampeggiante blu e gialla che segnalava il pericolo alle automobili ed ai pedoni.

Ricordi, mentre eravamo abbracciati completamente nudi alla finestra, quando abbiamo guardato i loro tagli precisi, il tronco ripulito del primo albero, con solo pochi spuntoni in attesa della primavera? 

La discesa dell'operaio e la sua risalita fino alla cima del nuovo albero, il rumore della motosega e poi di nuovo il rumore dei rami che cadevano a terra. E poi un altro albero, ed un altro, ed un altro ancora.

Ora che siamo alla fine dell'inverno, nuova linfa salirà anche lungo quel tronco e formerà nuovi ramoscelli che si trasformeranno in rami grandi e fruttuosi. Mi dicevi che l'albero forse sentiva dolore, aveva paura al rumore dello strumento in mano all'operaio. Ma no amore, ti dicevo io, l'albero sicuramente è felice di perdere i suoi rami vecchi, perchè sa che crescerà più forte e rigoglioso.

Ed io piccola mia, io ero il giardiniere, e con la stessa cura ma con più amore dell'uomo sulla scala ripetevo i suoi gesti, aspettando il ruggito del coltello elettrico per sovrappormi a lui, per non far rumore più del necessario, per non spaventarti, amore mio.

La luce della luna che sorge ora illumina il cuscino dove è posata la tua testa.



Ed anche tutti quei brutti schizzi di sangue sul muro.

Permalink ¦ commenti (11)¦ commenti (11)(popup)
categoria : racconti, frammenti, scrittura

-->