mercoledì, 12 marzo 2008 - 01:11

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Paragono la vita ad una montagna.



All'inizio il cammino è semplice, le forze non mancano e ci si distrae spesso correndo appresso ad una farfalla, guardando un fiore, o semplicemente riposandosi guardando il cielo. Tiriamo fuori dal nostro zaino, ancora ben pieno, un panino, una birra, una sigaretta, magari ci mettiamo a suonare l'armonica. E continuiamo a camminare. Man mano che andiamo avanti la salita diventa ripida, incontriamo ostacoli che ci fanno cadere, crepacci da evitare; alcuni tratti bisogna percorrerli in silenzio per non far precipitare le montagne di ghiaccio che ci sovrastano, altre volte troviamo uno spiazzo sospeso ed iniziamo a gridare per provare l'eco ridendo un po' scioccamente. Su alcuni sentieri incontriamo altre persone che ci fanno compagnia, non tutti hanno la stessa nostra velocità, alcuni li lasciamo indietro, altri corrono più veloci di noi. La cima che ancora non vediamo bene, sappiamo che è lì senza conoscere bene la sua forma, la immaginiamo solo dalle parole frammentarie di altri che hanno lasciato messaggi sbiaditi dal sole e dalla pioggia, o da parole vagamente percepite quando il vento spira a favore. Se ci fermiamo a metà del cammino e ci guardiamo indietro vediamo il panorama che ci siamo lasciati alle spalle con un po' di nostalgia, di rimpianto per i tempi in cui eravamo ancora giù nella valle a giocare tra l'erba.



Lo zaino che portiamo sulle spalle pian piano si va svuotando di tutte quelle cose che ci servivano giù dabbasso, rimangono altri oggetti, pane un po' più duro, acqua un po' più calda. Le scarpe iniziano a farci male, ci cambiamo il maglione perchè salendo inizia a far freddo ed abbiamo voglia di qualcosa di caldo addosso. Il percorso ora si fa più difficile e complicato, le soste sono più frequenti ed i compagni di cordata iniziano a scomparire, qualcuno ha già raggiunto la vetta più velocemente di noi e ci immaginiamo, speriamo, che ci aspetti lassù. Sono gli ultimi metri, due o trecento forse, ma sono i più difficili adesso.



Il freddo aumenta, lo zaino è quasi vuoto ma sembra molto più pesante di quando siamo partiti, e ci consoliamo soltanto quando ci fermiamo a guardarci indietro, sentendoci eroici per come abbiamo superato qualche ostacolo durante il cammino, o stupidi ripensando a quando siamo caduti in un crepaccio ed abbiamo penato per tirarci fuori.



Magari in quel crepaccio abbiamo perduto degli amici, dei compagni di salita, una donna, dei figli. Non c'è più erba attorno a noi ma solamente roccia, quando piove non possiamo ripararci da nessuna parte, e non possiamo sfuggire ai raggi solari che invece di scaldare ci bruciano. Arriviamo in cima, mancano solo pochissimi metri, l'ultimo sforzo e siamo lì, prima dell'ultimo sforzo ci giriamo indietro per uno sguardo al cammino percorso, se siamo fortunati dividiamo l'ultimo pezzo di pane e l'ultima birra con qualcuno salito insieme a noi.



Man mano che salivamo vedevamo panorami sempre più ampi, sentieri che avremmo potuto prendere, soluzioni per superare ostacoli, ripari per il freddo, tutte cose che durante il cammino ci siamo lasciati sfuggire. Vorremmo lasciare qualche messaggio a chi è ancora giù a valle ed ha appena iniziato il suo cammino, dare dei suggerimenti, dei consigli. Allora ci mettiamo a gridare con le mani attorno alle labbra per lanciare più lontano il suono della nostra voce, ma solo poche parole arriveranno alle orecchie di chi ci segue, e non sapremo mai l'uso che faranno di quei brenci di suggerimento.



L'ultimo metro, arriviamo sulla vetta, l'ultimo respiro di aria pura per poi voltarci dall'altro lato della montagna e guardare un nuovo panorama.



Ma di là della montagna non esiste alcuna valle, nessun sentiero che ci riporti giù dall'altra parte.



L'altro lato della montagna non esiste, e non potremo dirlo a nessuno..





ps:  ancora politica sull'altro blog



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categoria : filosofia, introspezione, cyberpunk

martedì, 11 dicembre 2007 - 00:21

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Oggi ne ho colpito un altro.



Non l'avevo mai visto prima, alla fermata dell'autobus conosco tutti quelli delle sette, ed anche quelli delle sette e un quarto, ma quello lì non lo conoscevo.

Sono sceso ad una fermata prima del mio solito, e con me altre quattro o cinque persone, tra cui lui.

Aveva iniziato a piovere, così mi misi a correre fino all'angolo dove c'era il negozio di biciclette, svoltandolo improvvisamente.

Mi sono sporto un poco per calcolare il suo arrivo, uno, due tre, tiro fuori il piede e glielo piazzo tra le gambe.

Lui ruzzola per terra sbattendo ginocchia e gomiti, gli faranno male per una settimana, se non si è rotto niente. Penso di dargli un calcio in testa, guardo l'orologio e decido di no.

Mi rimetto a correre fino alla metropolitana nascondendomi tra gli ombrelli della gente, e riesco a prendere al volo il treno che stava quasi per ripartire.



Non voglio arrivare in ritardo, mi dispiace quando non ho il tempo necessario per finire il mio lavoro.



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NOTA:



sul blog qui a fianco, una riflessione sulla sicurezza al alvoro
.

ancora sul mio blog serio una riflessione su tasse e stipendi

volendo, potete commentare








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categoria : frammenti, cyberpunk, autoreferenza

domenica, 09 dicembre 2007 - 01:46

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


L'ho picchiato mentre usciva dal vagone della metropolitana.

Era davanti a me ed aveva appena messo il piede fuori, io ero ancora dentro e così gli ho messo una mano sulla spalla come a tirarlo indietro.

Quello si è girato con un -Hey!- risentito, ma non gli ho dato tempo di aggiungere altro perchè l'ho centrato con un destro proprio sui denti, così è caduto a terra a mezzo tra il vagone e il pavimento della stazione.

Era un po' più alto di me, e più robusto, ma quando ti arriva all'improvviso un destro alla mascella non c'è niente da fare, vai giù per forza.

Non ho nemmeno aspettato che finisse di cadere, mi sono nascosto tra la folla e son fuggito su, verso la strada.

Mi è venuto da pensare che forse le telecamere potevano avermi ripreso, ma l'ho picchiato che ero ancora nel vagone, e lì non ci sono i video che ti riprendono.

E poi, chi se ne frega.

Fuori ho respirato veloce per un po'l'aria fredda e nebbiosa dell'ora di punta, mi sono incamminato verso il semaforo per attraversare la strada ed intanto mi sono acceso una sigaretta.

Un ragazzo, un nero, mi si è avvicinato sventolando dei calzini di cotone, bianchi con delle strisce blu come se fossero una delle più grandi scoperte del genere umano, dicendomi a bassa voce che lui deve mangiare, e gliene ho comprati tre paia.

Non è che mi servivano, ma sotto Natale bisogna essere più buoni.

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categoria : frammenti, introspezione, cyberpunk, divertimento

sabato, 20 gennaio 2007 - 00:07

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Talvolta vorrei vivere in una Terra Parallela.









Ma questo credo di averlo già detto.










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categoria : frammenti, cyberpunk, autoreferenza

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