Paragono la vita ad una montagna. All'inizio il cammino è semplice, le forze non mancano e ci si distrae spesso correndo appresso ad una farfalla, guardando un fiore, o semplicemente riposandosi guardando il cielo. Tiriamo fuori dal nostro zaino, ancora ben pieno, un panino, una birra, una sigaretta, magari ci mettiamo a suonare l'armonica. E continuiamo a camminare. Man mano che andiamo avanti la salita diventa ripida, incontriamo ostacoli che ci fanno cadere, crepacci da evitare; alcuni tratti bisogna percorrerli in silenzio per non far precipitare le montagne di ghiaccio che ci sovrastano, altre volte troviamo uno spiazzo sospeso ed iniziamo a gridare per provare l'eco ridendo un po' scioccamente. Su alcuni sentieri incontriamo altre persone che ci fanno compagnia, non tutti hanno la stessa nostra velocità, alcuni li lasciamo indietro, altri corrono più veloci di noi. La cima che ancora non vediamo bene, sappiamo che è lì senza conoscere bene la sua forma, la immaginiamo solo dalle parole frammentarie di altri che hanno lasciato messaggi sbiaditi dal sole e dalla pioggia, o da parole vagamente percepite quando il vento spira a favore. Se ci fermiamo a metà del cammino e ci guardiamo indietro vediamo il panorama che ci siamo lasciati alle spalle con un po' di nostalgia, di rimpianto per i tempi in cui eravamo ancora giù nella valle a giocare tra l'erba.
Lo zaino che portiamo sulle spalle pian piano si va svuotando di tutte quelle cose che ci servivano giù dabbasso, rimangono altri oggetti, pane un po' più duro, acqua un po' più calda. Le scarpe iniziano a farci male, ci cambiamo il maglione perchè salendo inizia a far freddo ed abbiamo voglia di qualcosa di caldo addosso. Il percorso ora si fa più difficile e complicato, le soste sono più frequenti ed i compagni di cordata iniziano a scomparire, qualcuno ha già raggiunto la vetta più velocemente di noi e ci immaginiamo, speriamo, che ci aspetti lassù. Sono gli ultimi metri, due o trecento forse, ma sono i più difficili adesso.
Il freddo aumenta, lo zaino è quasi vuoto ma sembra molto più pesante di quando siamo partiti, e ci consoliamo soltanto quando ci fermiamo a guardarci indietro, sentendoci eroici per come abbiamo superato qualche ostacolo durante il cammino, o stupidi ripensando a quando siamo caduti in un crepaccio ed abbiamo penato per tirarci fuori.
Magari in quel crepaccio abbiamo perduto degli amici, dei compagni di salita, una donna, dei figli. Non c'è più erba attorno a noi ma solamente roccia, quando piove non possiamo ripararci da nessuna parte, e non possiamo sfuggire ai raggi solari che invece di scaldare ci bruciano. Arriviamo in cima, mancano solo pochissimi metri, l'ultimo sforzo e siamo lì, prima dell'ultimo sforzo ci giriamo indietro per uno sguardo al cammino percorso, se siamo fortunati dividiamo l'ultimo pezzo di pane e l'ultima birra con qualcuno salito insieme a noi.
Man mano che salivamo vedevamo panorami sempre più ampi, sentieri che avremmo potuto prendere, soluzioni per superare ostacoli, ripari per il freddo, tutte cose che durante il cammino ci siamo lasciati sfuggire. Vorremmo lasciare qualche messaggio a chi è ancora giù a valle ed ha appena iniziato il suo cammino, dare dei suggerimenti, dei consigli. Allora ci mettiamo a gridare con le mani attorno alle labbra per lanciare più lontano il suono della nostra voce, ma solo poche parole arriveranno alle orecchie di chi ci segue, e non sapremo mai l'uso che faranno di quei brenci di suggerimento.
L'ultimo metro, arriviamo sulla vetta, l'ultimo respiro di aria pura per poi voltarci dall'altro lato della montagna e guardare un nuovo panorama.
Ma di là della montagna non esiste alcuna valle, nessun sentiero che ci riporti giù dall'altra parte.
L'altro lato della montagna non esiste, e non potremo dirlo a nessuno..
ps: ancora politica sull'altro blog

















