lunedì, 25 febbraio 2008 - 23:39

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Avevamo una casa, tanto tempo fa, in Toscana. All'inizio prendemmo in affitto un appartamento poco fuori dal paese, cucina, camera da letto, una cameretta, un bagno. Di fronte casa c'era un grande piazzale di ghiaia a lato del quale un piccolo sentiero conduceva nell'orto.

Non so per quale motivo ma era per me off-limits. Cambiammo casa dopo un paio di anni, avvicinandoci di più al centro del paese, che fondamentalmente era solo una piccola frazione. Stiamo parlando di trentacinque anni fa, forse anche qualcosina in più, e da allora il paesetto si è molto ingrandito, con belle villette costruite verso il lato dell'autostrada che corre a pochi chilometri di distanza.

La nuova casa che prendemmo in affitto si trovava in una traversa della Nazionale che tagliava a metà il piccolo borgo; percorrendola tutta si arrivava al paese sede del comune, una cittadina medievale come ne esistono tante in provincia di Siena.

La casa nuova era molto più bella di quella che avevamo prima. L'appartamento era al secondo piano, in cima alle scale c'era il gabinetto, un lavabo ed una doccia.

A destra una porta che ricordo sempre chiusa, a sinistra la porta che conduceva nell'appartamento vero e proprio. Un corridoio conduceva in cucina, a sinistra c'era la camera da letto dei miei genitori, poco più avanti a destra c'era la vetrata che portava in balcone, con delle scale di pietra per arrivare fino all'orto. In fondo al corridoio la cucina, e subito di fianco, scendendo due gradini pavimentati in cotto rosso come tutta la casa,  una piccola camera dove dormivo io e mio fratello, con una finestra che dava direttamente sul balcone. Naturalmente per andare in balcone era più facile scavalcare la finestra che passare per il corridoio, o forse era solo più divertente.

Dove abitavamo, a Roma, non avevamo una camera per noi, dormivamo in sala da pranzo in un divano letto, con un altro letto sotto, con le ruote, che ogni sera dovevamo tirar fuori ed alzare sulle sue gambe a molla, prendere i cuscini dall'armadio e prepararci il letto. Quindi, non appena andavamo in vacanza in Toscana, cercavamo di rendere quella camera più personale, con piccoli poster trovati nei giornaletti dei supereroi, Uomo Ragno e Capitan America soprattutto. All'epoca ricordo che con i soldini risparmiati, o quelli che mi davano la domenica, comperavo Ciao 2001, una fantastica rivista musicale con i maggiori artisti del rock di quegli anni, si, stiamo parlando del 1973, 1974 e poco oltre.

Tanto per darvi altre cifre, avevo tredici, quattordici anni, e mio fratello sette o otto.

In camera ricordo benissimo avevo appeso il manifesto di Capitan America mentre lanciava il suo meraviglioso scudo, un poster degli Who che all'epoca non avevo praticamente idea di chi fossero, una foto in bianco e nero della Roma, ritagliata da un giornale, e locandine dei film, sempre ritagliate da qualche giornale. Dal soffitto pendeva una semplice lampadina, mentre in cucina c'era uno di quei classici lampadari con il piatto largo ed ondulato come andavano proprio a quel tempo. La notte non c'era alcun rumore, e si sentivano distintamente i rintocchi del campanile che suonava ad ogni ora ed ogni mezz'ora. La mattina si faceva colazione con la torta coi pinoli, o con delle ciambelle che faceva mia zia, o meglio la zia di mio padre, latte e cacao. Nell'orto sotto casa c'era una ficaia, nel senso di albero di fichi, ed a me piaceva arrampicarmi e mettermi seduto su una biforcazione e guardare il panorama da lì. Durante la giornata se non andavamo a far spesa al mercato, o a fare qualche gita sul lago Trasimeno o a Siena, si andava a trovare qualche parente, cugini di mio padre soprattutto, o mio zio, o meglio il fratello di mia nonna.

Si andava con mia madre a piedi, erano tre o quattro chilometri, e ci si metteva a chiacchierare. Io giocavo con il cane Tom, che mio zio a volte portava a caccia con se. Quando ero stanco mi mettevo a riposare dentro la vasca di cemento dove mia zia lavava i panni, all'ombra di un grande melo, con qualche giornaletto. Se non avevo niente da leggere prendevo il giornale di mio zio, una rivista di caccia, o l'Avanti!, lui era iscritto al Partito Socialista.

Oh, stiamo ancora parlando del 1974 o giù di lì.

A volte veniva anche mia cugina, figlia di un altro fratello di mia nonna, che invece era iscritta al Partito Comunista, ed io ascoltavo mio zio e mia cugina nelle loro discussioni, mentre l'uno cercava di convincere l'altra che stava sbagliando. Alla fine si rimaneva tutti a cena, una minestra, poi prosciutto, capocollo, formaggio, olive, pomodori, e vino rosso di Montepulciano. Poi tornavamo a casa, mio padre e mio fratello che era piccolo con la macchina, io e mia madre ancora a piedi perchè a mia madre piace camminare, e quindi anche a me.

Al buio la campagna sembrava completamente incantata, sentivo i grilli, vedevo le lucciole, ascoltavo qualche gufo.

E la notte mi addormentavo ripensando a tutte le cose che avevo imparato.

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categoria : viaggi, archeologia, ricordi

sabato, 14 gennaio 2006 - 00:42

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Nel 1966 il Dr. Javier Cabrera, un fisico peruviano professore di biologia, ricevette in regalo una pietra da un contadino locale. Su di essa una figura di un pesce presumibilmente incisa migliaia di anni fa. Dopo ulteriori studi, Cabrera si rese conto che il pesce era l'Agnathus, appartenente ad una specie estinta da milioni di anni. Cabrera indagò sulla provenienza di questa roccia e ne trovò molte altre (migliaia) ad Ica in Perù. Le incisioni rappresentavano scene impossibili: telescopi, operazioni chirurgiche a cuore aperto, uomini che combattono contro i dinosauri, ecc. L'analisi petrografica colloca le pietre (dal peso specifico anomalo) tra i 65 e i 230 milioni di anni fa.
Il totale delle pietre raccolte varia a seconda delle fonti di informazione da 11.000 a 20.000 esemplari. Gli esami effettuati hanno dato risultati contrastanti: alcune sono state riconosciute come autentiche, e datate consistentemente attorno ai 12.000 anni. Altre, come una pietra analizzata dal ricercatore spagnolo Vicente Paris, hanno rivelato segni di abrasioni e lavorazioni recenti. Inoltre si è venuto a sapere, ed è stato ammesso da Cabrera stesso, che molte delle pietre provengono dal campesino Basilio Uchuya, famoso per falsificare pietre antiche e produttore di souvenir venduti nelle bancarelle di Ica. Pare quindi che pietre autentiche siano state mescolate a dei falsi, ma il grande numero di pietre e la varietà di incisioni rende difficile credere che pochi falsari abbiano potuto produrle tutte. Altri ricercatori del CICAP argomentano che in 40 anni ci sono 14600 giorni, e che più di un campesino ha ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dargli una patina d'antichità. Inoltre, sempre secondo ricercatori del CICAP, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ossia i dinosauri del 1966 sono fatti più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso fa il metodo di incisione: migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti ad un unico periodo storico.
Ma se si tratta di falsi, come è stato possibile per due persone incidere una mole tanto grande di conoscenze scientifiche, dato che i contadini del posto non possiedono una cultura in grado di giustificarle? Parìs ha parlato con il direttore del Museo Regionale di Ica che gli ha confermato che spesso gli artigiani del posto si recano al museo per ispirarsi ai disegni originali dei pezzi esposti. Alcuni di questi presentano uno stile tipico delle Pietre di Ica. Basta questo per derimere il mistero? Probabilmente no, dato che, come detto, alcune pietre simili sono state trovate in tombe pre-inca, ma pare certo che Cabrera, acquisendo alcuni esemplari da Uchuya, ha conseguenzialmente inquinato la sua collezione.
Dalle analisi risulta che le pietre su cui sono incise scene anacronistiche(dinosauri e uomini) sono false, mentre quelle con soggetti più "normali" risultano vere. Questo almeno è quanto affermano le analisi.
Per chi volesse saperne di più, questo è un buon punto di partenza.
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categoria : archeologia, misteri

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