sabato, 26 gennaio 2008 - 01:16

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Sono sempre più convinto che per ricostruire come si deve sia necessario prima distruggere.

Ma se aspettiamo troppo, se vogliamo essere completamente preparati alla ricostruzione, rischiamo di vederci scappare il momento propizio da sotto il naso, con la comoda scusa che 'Ancora non eravamo pronti'.

Non toccherà a noi, alla mia generazione intendo, distruggere, ormai siamo troppo imbevuti di tutte le false religioni che ci hanno dato da ingoiare per quarant'anni, dalla religione al comunismo stalinista.

I nostri padri e i nostri nonni hanno dovuto subire anche lo stivale nazista e fascista.

Sulla base di queste loro vite, da brave persone quali erano, hanno costruito la democrazia negli stati europei.

Più moderna, certo, e sempre più simile ad un sistema di controllo, in cui nuotiamo e ci muoviamo agevolmente, senza accorgerci quasi di nulla.

I nostri figli dovranno educare i loro figli, prepararli a distruggere tutto quello in cui anche noi, purtroppo, crediamo ed abbiamo creduto, e ricostruire.

E non fa niente se le idee sulla ricostruzione saranno vaghe ed imprecise.



Per ora, pensiamo a distruggere.



Thomas Cole, 1836: Destruction

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categoria : politica

giovedì, 24 gennaio 2008 - 12:05

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Mentre stavo aspettando la metropolitana ad una fermata che normalmente non frequento, mi cade l'occhio su un cartellone pubblicitario.

Un ragazzino di sei, sette anni, vestito in giacca e cravatta come un vecchio yuppi, con i piedi sulla scrivania e la faccetta sorridente, probabilmente appena ripulita di nutella.

titolo della pubblicità, una cosa tipo gli studenti di oggi sono i manager di domani. una reclame di una scuola privata, tipo cepu insomma.

Qualcosa di tristissimo.

Pensare ad un ragazzino che dovrebbe essere a scuola ad imparare a far di conto, a disegnare e divertirsi durante la ricreazione, ed al suo futuro ingabbiato in un completo cravatta scarpe lucide valigetta 24ore, irreggimentato e completamente ignorante delle sue potenzialità non mi ha fatto un bell'effetto.

Sarà che sto diventando sempre più anarchico, non solo dentro ma anche fuori.

Non voglio dire granchè, con questo post, forse lo dovevo mettere sul blog serio.

Epperò, la cosa mi ha fatto molto pensare, in particolare a tutte le spinte che riceviamo per dimenticare la nostra fantasia, a gran guadagno e maggior gloria di tutti coloro che vogliono controllarci.

Poco profondo, sono oggi.

Ma mica sempre posso avere pensieri elevati, come è visibile anche dall'immagine del post.
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categoria : introspezione

martedì, 22 gennaio 2008 - 14:37

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

"Sua Maestà è un monarca assoluto, e non è obbligato a rispondere delle proprie azioni a nessuno al mondo, ma ha il potere e l’autorità di governare i propri stati e territori come un sovrano cristiano, secondo il suo desiderio e la sua benevolenza"



Non sto parlando né di Mastella né di Cuffaro, e nemmeno di Bassolino o di Berlusconi; è una frase presa dal Regolamento Militare emanato nel 1716 dallo zar Pietro il Grande.



A questo, Lenin rispose il 25 Ottobre 1917 con la dichiarazione con cui il Soviet prendeva il potere.



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categoria : politica

sabato, 19 gennaio 2008 - 23:16

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :





Melindo camminava sempre come se fosse su un cornicione poco più largo di una spanna. Metteva attentamente un piede davanti all'altro tenendosi in equilibrio allargando leggermente le braccia e guardando in basso dove posava i propri passi.



Melindo aveva cinquantaquattro anni ed una moto Gilera color panna, tenuta insieme con dello spago per pacchi, quando arrivava al tornante avevi sempre l'impressione che si sarebbe ritrovato addosso al pioppo che indicava la strada per la Contrada Vecchia, o sarebbe ruzzolato giù per la scarpata per finire nel fiume che scorreva lì sotto. Per lui che amava tanto il vino, morire nell'acqua sarebbe stata la beffa peggiore.



Melindo lo chiamavamo tutti il Toni Postin, perchè da giovane aveva lavorato alle Poste fino a quando in qualche modo era stato messo in pensione per motivi di salute.



Melindo era sempre ubriaco, anche quando stava qualche giorno senza bere perchè veniva ricoverato in ospedale da Don Dino, il parroco del paese. Melindo aveva un berretto da aviatore di quelli della I guerra mondiale, con le coperture per le orecchie che arrivavano fin sotto ed un paio di occhiali grandi grandi, che si infilava quando montava sulla sua Gilera e andava al Rifugio Guardia 1500 per il suo primo bicchiere della giornata verso le tre del pomeriggio.



Melindo un pomeriggio è rimasto al bar insieme a noi mentre si giocava a bocce, la solita squadra del Tarcisio contro la solita squadra del Mario Barbiere e ad ogni tiro era un bicchiere di vino. Il Mario non era barbiere, ma il padre si. Alla fine della partita, dietro le tavole di legno che delimitavano il campo di gioco, c'erano otto bottiglie vuote, sei di birra e due di vino. Noi bevevamo solo birra, quando si giocava, e lui Breganze o Marzemino, ma non quelli di marca, quelli non aveva i soldi. Si beveva il vino che davano al bar, fatto chissà dove e chissà come, ma lui diceva sempre che quello era Breganze, oppure Marzemino.. Il giorno che riscuoteva la pensione si concedeva del Pinot Grigio che andava a comprare dal Roberto Fornaio, e faceva vedere a tutti la sua bottiglia con l'etichetta che recava la scritta: Pinot Grigio.



Melindo non lo sapeva nessuno come viveva, in quella casa fuori dell'ultima contrada, sulla strada per andare a Trento, perchè nessuno lo andava mai a trovare. Dicevano che una volta aveva preso moglie, ed aveva pure una figlia, ma che poi lei era fuggita con uno di Verona, uno che vendeva mobili, e lo aveva lasciato lì da solo e lui aveva cominciato a bere, che prima era quasi astemio.



Melindo una sera lo abbiamo ritrovato addosso al pioppo con la moto a terra e ci siamo spaventati, ma poi ci siamo resi conto che era solo ubriaco e si era addormentato appoggiato all'albero mentre pisciava, così gli abbiamo messo su una coperta e l'abbiamo lasciato lì. Il Giampaolo era già andato a chiamare il dottore, mentre noi si stava lì a fumare e scherzare tra di noi.



Melindo è stato una settimana in ospedale perchè il parroco ha chiesto e pregato e minacciato il primario di tenerlo dentro e fargli tutti i controlli del caso.



Melindo è tornato a casa sua con l'ambulanza e sembrava un altro, ben vestito e sbarbato, e con un profumo che finalmente non era nè Breganze nè Marzemino, ma acqua di colonia.



Melindo l'ha ritrovato dopo qualche giorno una signora che gli andava a fare le pulizie pagata dalla chiesa, ed era morto lì sul suo letto ed una bottiglia di vino appoggiata con cura a terra, che piuttosto di spanderne un goccio meglio berne un pozzo, stappata da poco, ed il gatto che miagolava per la fame.



Melindo al suo funerale lo accompagnammo noi sei o sette ragazzotti della contrada che si giocava a bocce e si andava a donne e gli si pagava sempre un giro al Toni Postin, ed in chiesa Don Dino disse poche parole. Poi pian piano ci siamo incamminati al cimitero, e quando l'hanno messo sotto terra ci è venuto a tutti il groppo in gola. Finita la funzione ci siamo dispersi per il cimitero, ognuno a raccontare quel che era successo ai propri cari, nonni, genitori, zii, fratelli, e dirgli sai nonno, mamma, Mario, è morto anche il Toni Postin, con quello che si beveva è un miracolo che era arrivato a cinquantaquattro anni.



Al bar ci siamo ritrovati la sera, ed abbiamo bevuto una bottiglia di Breganze alla sua salute. Ce ne siamo fatti portare una di quello buono, che Melindo non se l'era mai potuta permettere una bottiglia così.







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categoria : racconti, canzoni, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

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