martedì, 30 ottobre 2007 - 00:03

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Il messaggio sul cellulare mi era arrivato mentre stavo guidando, così lo lessi solo quando parcheggiai sotto casa.

Era di NubeViola, uno dei miei contatti di ICQ. Io e lei non ci conoscevamo di persona, ma ci leggevamo spesso in chat oppure sui rispettivi blog, oltre a qualche messaggio ogni tanto ed una telefonata per gli auguri di compleanno e di Natale.

Nel messaggio Nube mi informava che Slam78 era morto in un incidente d’auto una settimana prima.

Rimasi colpito dalla notizia, Slam era uno dei nostri contatti comuni, ed anche con lui non ci conoscevamo di persona nonostante che fosse di Roma come noi due. Leggevamo i rispettivi blog lasciando sempre qualche commento anche solo per salutare. Senza uscire dall’auto chiamai Nube, che rispose al secondo squillo.

-Ciao Nube, ho letto il tuo messaggio. È terribile- dissi.

Conoscevamo i nostri veri nomi, naturalmente, ma continuavamo a chiamarci con il nick.

-Ciao Ice, già, nemmeno trent’anni, se è vero quel 78-

-Chi te l’ha detto?- chiesi

-Un blogger con cui condivideva il blog ha mandato un messaggio a tutta la lista. Tu non l’hai ricevuto?-

-Non so, risposi, sono un paio di giorni che non posto.Tremenda questa cosa.- aggiunsi dopo un po’ senza sapere bene cosa potessi dire. Mi sentivo un peso nello stomaco, non faceva differenza che non ci fossimo mai visti di persona, per me Slam era un amico, un blogger che scriveva post a volte divertenti, a volte profondi, a volte di semplice informazione.

Rimanemmo ambedue in silenzio; le chiesi cosa avesse intenzione di fare. Mi rispose che avrebbe cercato di sapere dove l’avessero portato tramite un amico di Slam con cui era stata una sera ad una cena di bloggers. La salutai, e chiusi il cellulare.

Arrivato a casa aprii il pc e cercai il blog di Slam; c’era un post del suo amico che dava la notizia,

Rimasi a guardare lo schermo del pc, poi chiusi tutto e preparai la tavola per la cena. Il giorno dopo, al lavoro, mi chiama NubeViola per dirmi che era riuscita a parlare con il suo amico e le aveva spiegato dove lo avevano sepolto.

-Ci andrai, Nube?- le chiesi

-Vorrei, però non da sola- rispose

-Verrò anche io, certo- le assicurai

Ci demmo appuntamento per il giorno dopo alle cinque di fronte al cimitero. Strano, pensai, io e Nube ci conosciamo da cinque o più anni, ma non ci siamo mai visti in viso. Ed ora per la prima volta ci stringeremo la mano, o ci baceremo sulla guancia, e vedremo le nostre facce per andare a vedere una tomba.

Alle cinque dell’indomani ero già di fronte al cancello principale del camposanto. Non ci eravamo messi d’accordo su come ci saremmo riconosciuti, confidando nel fatto che avremmo capito chi fosse l’altro immediatamente.

Dopo un po’ che aspettavo vidi arrivare un’automobile che si fermò nel parcheggio; ne scese una donna che iniziò a venire verso di me dopo essersi brevemente guardata attorno.

-Nube- dissi quando mi fu vicina

-Ciao Ice- rispose, e ci scambiammo un’occhiata molto lunga, poi le presi le mani e la baciai su una guancia. Nessuno dei due fece commenti sull’aspetto dell’altro, non era necessario anche se a me, e certo anche a lei, sembrava strano dare un corpo ad una voce ed una scrittura che si conosceva da molti anni.

Ma non era quella la situazione in cui avremmo voluto conoscerci.

Aveva portato dei fiori, mentre a me non era venuto in mente. Mi prese la mano mentre entrammo al cimitero.

-Sai come trovare... il posto?-dissi mentre camminavamo tra le lapidi più vecchie per andare verso la parte nuova.

-Si, l’hanno messo in un fornetto laggiù in fondo, e mi ha dato le coordinate. Credo che ancora la lapide non sia pronta.-

-mmmh, già- dissi, e camminammo in silenzio con lei che mi guidava dove stava il nostro amico Slam. Era ancora abbastanza chiaro, e molte altre persone, per lo più anziane, giravano per le tombe con secchi pieni d’acqua e stracci, e vecchi fiori secchi da gettare via. Alla fine arrivammo nell’ala più nuova del cimitero; Slam era stato messo al primo piano, secondo livello, numero 37. Salimmo le scale umide, con il freddo che ci entrava nelle ossa.

Trovammo la tomba di Slam, mancava ancora la lapide con il nome, la fotografia, e le date di nascita e di morte, c'erano solo i mattoni murati di fresco.

C’erano dei fiori freschi; prendemmo una scaletta lì vicino, salii su ed aggiunsi i nostri.. Rimanemmo un po’ così, a pregare o a far finta, poi lei mi disse:

-E così non sapremo mai nemmeno che faccia aveva, il nostro Slam-

-E’ vero, non avremo altra immagine da farci venire in mente che l’iconcina che si vedeva quando eravamo in chat. Un imbuto!- risposi sorridendo.

-Si, l’imbuto, l’imbuto…- e si trattenne da ridere; anche se non ci sembrava una cosa brutta, non volevamo mancare di rispetto ai familiari di tutti gli altri che riposavano lì. -Sai cosa potremmo fare- aggiunse –potremmo scrivere su un foglio di carta i nostri nick, e lasciarli qui vicino al vaso di fiori. Magari passerà qualche altro blogger che lo conosceva, e potrà fare lo stesso.

-Un Guest Book post-mortem- risposi

Strappai un foglio di carta dalla mia agenda e lo porsi a Nube, che scrisse la data e poi il suo nick; la stessa cosa feci io. Presi il foglio e lo appoggiai sulla tomba tenendolo fermo con il vaso di fiori.

-Mi sembra tutto così strano, Ice. Vogliamo uscire? Ti offro qualcosa al bar- propose -Si, usciamo. Addio Slam, ci si legge- dissi inconsciamente.

Nube lanciò un bacio ed uscimmo -Hai pensato, mi disse quando fummo seduti davanti ad un caffè, che una cosa del genere lascia un sacco di rapporti spezzati?- -La morte spezza sempre qualcosa, la vita intanto, e poi…- mi interruppe:

-No, intendevo, la morte di Slam, ad esempio. Lui era conosciuto da molti, me e te ad esempio, e tanti altri. Poi d’un tratto non lo vedi più in rete, non vedi nuovi post, ti chiedi che fine abbia fatto ed alla fine te ne dimentichi. Dopo tutto, quante persone abbiamo conosciuto in rete e non sappiamo più che fine abbiano fatto? Alcuni potrebbero essere andati via, altri si sono stufati, ma qualcun altro potrebbe essere morto, come Slam.-

-Dovremmo tenere una lista di persone da far avvisare, le dissi, hai ragione. Una lista di distribuzione tenuta sempre aggiornata, la password della posta elettronica messa in una cassettina, così che tutti possano essere avvisati. Magari preparare una mail in bozza, listata a lutto-

-Si, ci vorrebbe una frase da inviare, qualcosa che faccia colpo, che non lasci troppa solitudine in chi rimane- rispose Nube.

Terminammo di bere il caffè, poi la accompagnai all’automobile. Ci salutammo senza darci appuntamenti per il futuro, e la guardai andare via.

Pensai che un domani, chissà quando e chissà come, dopo la Real Life e la Virtual Life anche io avrei fatto parte della Other Life.

Andai a casa pensando a cosa scrivere nel mio epitaffio elettronico.

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categoria : racconti, introspezione

venerdì, 26 ottobre 2007 - 16:30

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Uscii di casa seguito dallo sguardo di mia moglie, con il giornale ripiegato nella tasca della giacca e gli indirizzi delle offerte di lavoro segnati con un pennarello, ma in tutta la giornata avevo ricevuto solo rifiuti e qualche vaga promessa.

Ero arrivato vicino alla ferrovia e mi appoggiai ad uno steccato di legno che avrei potuto superare facilmente, attratto dal fischio del treno che si avvicinava e lasciandolo passare davanti a me.

Entrai nel bar della stazione e chiesi un primo cognac che bevvi d’un fiato, poi ne ordinai un altro ed andai a sedermi ad un tavolino vicino all’ampia vetrata. Al tavolo dietro di me erano erano seduti tre uomini che bevevano vino.

-E allora decisi di prendere in prestito una barca e di andare a vedere un isolotto a qualche chilometro da dove mi trovavo. – stava dicendo uno dei tre.

-Dopotutto ero in Polinesia da venti giorni, e l’unica isola che conoscevo era Tanafui, l’atollo dove stavo lavorando con la ditta-

-Il mattino dopo-, continuò l’uomo, -presi una barca e percorsi la distanza che mi separava da un’isola lì vicino, qualcuno mi aveva spiegato che stava affondando nel Pacifico, e quando mi avvicinai vidi che il fondale saliva rapidamente. Arrivai fin dove potevo con la barca, gettai l’ancora e mi tuffai ma dopo poche bracciate mi resi conto che potevo continuare camminando sul fondo sommerso dell’isola. Quando uscii completamente dall’acqua mi ritrovai in un piccolo spiazzo pietroso non più largo di tre metri, ed era strano vedere conchiglie e granchi tra i ciuffi radi di erba. Un breve sentiero saliva fino in cima alla montagna e da sotto vedevo una baracca appoggiata tra due alberi ed il fianco della montagna. La cosa più strana di tutte era un cavalletto da pittore volto verso il mare, ed una tela cinquanta per settanta appoggiata in orizzontale coperta con un lenzuolo. Vicino al cavalletto c’erano alcuni barattoli con diversi colori ed un paio di mortai di coccio. Mi avvicinai al cavalletto e feci per sollevare il lenzuolo.

–Non è ancora finito-, mi disse una voce.

Mi voltai sobbalzando e vidi di fronte a me un uomo che sembrava piuttosto vecchio a me che non avevo neanche trent’anni, anche se poi scoprii che ne aveva appena sessanta-

A queste parole l’uomo del bar fece seguire un sospiro ed un bicchiere di vino. Dopo essersi acceso una sigaretta, proseguì la storia:

-Salutai il vecchio polinesiano cercando di riprendermi dalla sorpresa : ‘Buongiorno, sono venuto a fare una gita e non pensavo ci fosse qualcuno, mi chiamo Lorenzo’, qualcosa del genere. Era più alto di me, aveva occhi neri e la carnagione color senape, completamente calvo. Indossava un paio di scarpe da ginnastica, dei pantaloni militari tagliati al ginocchio ed una camicia grigia piuttosto malridotta. Mi disse di chiamarsi Maatias. -Vuoi guardare i miei quadri Lorenzo?- mi chiese. Non mi diede il tempo di rispondergli che già iniziava a camminare lungo il sentiero. Quando arrivammo in cima ed entrammo nella sua baracca mi venne in mente Robinson Crosue, ma alla rovescia, con me nella parte di Venerdì.

Dentro la sua abitazione c’era solo un letto ed un tavolo con un’unica sedia, le pareti erano completamente ricoperte con le tele dei suoi quadri, quasi tutti paesaggi marini. I dipinti erano piuttosto belli, ma un po’ monotoni. Il mare di giorno, il mare al tramonto, il mare di notte, le onde del mare, i gabbiani sul mare, insomma, tutti quadri con il mare. Mentre li guardavo attentamente, sempre seguito dal silenzio del vecchio, mi resi conto che le immagini che ritraevano lo stesso paesaggio erano però differenti per i colori usati. C’era ad esempio una tela che raffigurava il tramonto del sole, con l’acqua azzurra, il sole arancione, il cielo blu e viola, e tre gabbiani bianchi. In fondo alla fila un altrocon lo stesso panorama ma con colori differenti, l’acqua verde chiaro, il cielo color senape ed il sole color ocra. Anche i tre gabbiani c’erano ancora, ma azzurri. C’erano quadri che raffiguravano pesci ed aragoste mentre nuotavano in acque blu, o nere, o bianche o verdi. Mi fece cenno di sedermi sull’unica seggiola della stanza.

‘Ti piacciono i miei quadri?’ mi chiese. Risposi con qualche frase di circostanza, del tipo molto belli, che bei tramonti, che bei pesci, che bei colori.

‘Cosa noti dei colori?’ incalzò lui ‘Beh’, dissi imbarazzato, ‘sono originali, ecco, si, originali’. Non è che sapessi molto cosa rispondere capite, alla fine era sempre lo stesso quadro ripetuto tante volte. Si avvicinò al primo quadro della fila e mi disse:

 ‘Sai quando ho dipinto questo tramonto ?’ e prima che potessi rispondere più che con una stretta delle spalle, lui continuò: ‘è stato il primo che ho fatto, quasi dieci anni fa. Poi ho fatto quest’altro, disse indicando un’aragosta sulla spiaggia, e poi quest’altro ancora, prendendo in mano una tela che raffigurava due conchiglie bianche e celesti ed un granchio bianco che si muoveva verso l’acqua. Andò alla parete opposta e mi mostrò altri quadri, un altro tramonto, l’aragosta ed il granchio con le conchiglie, ma c’era qualcosa di differente. ‘Questi qui invece li ho fatti l’anno scorso’ Qui l’acqua dell’Oceano era quasi rossa, ed il sole di un giallo sporco, mentre l’aragosta si stava arrampicando sulla roccia ed il granchio bianco era appoggiato sopra un sasso.

Capii cosa voleva dire. ‘Certo’, risposi, ‘con il passare degli anni l’isola sprofonda ed il panorama si modifica. Dev’essere strano vedere un’aragosta di montagna’ ‘E sai dove trovo i miei colori?’ continuò ‘I primi tempi prendevo le conchiglie, e le pietre colorate che trovavo sulla spiaggia, le frantumavo insieme alla sabbia e le mescolavo al succo delle piante che crescono qui, ottenendo tutti i colori del mare e del cielo, il sole ed i gabbiani. Con il passare del tempo l’acqua cresceva e la terra veniva sommersa, non trovavo più le conchiglie e così i colori sono cambiati, ho dovuto usare l’erba, e la terra, le bacche degli alberi e talvolta anche i piccoli vermi che vivono sotto terra’ Iniziò a camminare freneticamente da un quadro all’altro, e per ognuno mi indicava esattamente quali conchiglie o quali pietre avesse usato, e dove le avesse trovate. Piano piano si calmò, e si mise seduto su un tappeto intrecciato di foglie di canna.

‘Quel tappeto l’ha fatto lei, signor Maatias?’ chiesi per cercare di cambiare argomento Mi guardò come se mi vedesse in quel momento, poi rispose che non l’aveva fatto lui, ma suo padre che abitava nell’isola grande, e glielo aveva regalato prima di morire dieci anni prima.

‘Sai’, continuò, ‘ho dovuto spostare la mia casa più in alto due anni fa, perché l’acqua stava arrivando al pavimento. E la sposterò ancora tra qualche tempo, quando l’oceano sommergerà le radici delle piante che mi sorreggono.’

Guardai l’orologio e mi resi conto che era ora di tornare indietro, in Polinesia fa notte presto e non volevo trovarmi in mezzo all’Oceano con il buio. Scendemmo dal sentiero e lui rimase sul terrazzino di roccia vicino al cavalletto, tirando via il lenzuolo dalla sua tela.

Gli feci un’ultima domanda: ‘E quando l’acqua avrà raggiunto la cima, signor Maatias, cosa farà?’

Iniziò a pestare qualcosa nel mortaio più grande, aggiungendo ogni tanto un po’ di liquido. Quando fu soddisfatto del risultato versò il fluido ottenuto in uno dei barattoli vuoti. Pensai non volesse rispondermi, così mi voltai per entrare in acqua e raggiungere la mia barca.

Prima di tuffarmi lo sentii dire: ‘Forse per quel momento avrò terminato di usare tutti i colori possibili, ed allora potrò andarmene‘.

Poi intinse il pennello nel .barattolo ed iniziò a dipingere.

Tornai all’isola dove feci una bella cena a base di pesce e poi andai a dormire. L’indomani arrivò la nave che mi avrebbe portato all’aeroporto, e da lì di nuovo a casa.-



I tre uomini al tavolino terminarono di bere il vino nella bottiglia. Uno dei tre chiese cosa ne fosse stato di quel vecchio, ma non sentii la risposta che fu coperta dal rumore delle seggiole che si spostavano. Si alzarono ed uscirono. Quello che aveva raccontato la storia mi disse ‘Buonasera’, ed io contraccambiai con un cenno della mano.

Finii il mio cognac ed uscii anche io in strada. Nella tasca avevo ancora il giornale ripiegato che gettai in un cestino, il giorno dopo ne avrei comperato un altro passando lontano dalla ferrovia.





Juan Gris, The Man at the café, 1914
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categoria : racconti

lunedì, 22 ottobre 2007 - 22:52
ROC

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :



Non voglio fare il Vaffa-boy, ma è necessario un commento a quanto accaduto. In sintesi, uno dei collaboratori del presidente del consiglio, Ricardo Franco Levi, ha proposto in un disegno di legge di iscrivere al registro degli operatori delle comunicazioni (ROC, come il mitologico pennuto narrato da Marco Polo) i siti web che si occupano in ogni maniera di diffondere informazioni anche non a scopo di lucro e pur non avendo aggiornamenti a cadenza fissa. In pratica, il disclaimer che ormai molti di noi hanno sul proprio blog diverrebbe obsoleto: saremmo tutti quanti assimilati al Corriere della Sera, la Stampa, Repubblica e quant'altro. Potete leggere parecchie cose in merito, vi cito ad esempio l'articolo della Stampa , il sito de Il Disinformatico  la ADN Kronos



Oltre naturalmente al sito di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it).



La cosa assurda è che il ddl sia stato approvato dai ministri senza leggerlo, ma solo sulla presunzione di immaginare che fosse 'solamente' un disegno di legge sul riordino dell'editoria.



E messa in questo modo è ancora più grave. Il riordino dell'editoria, quindi assegnazione di frequenze, spazi pubblicitari, regole di visibilità ed accesso, approvato senza leggerlo?



Ma dico, anche mio figlio non può presentare una ricerca a scuola se prima non l'ha ampiamente studiata!



Levi risponde a Grillo dicendo che: 'Quando prevediamo l'obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog'.



Bene, a quel che sembra Ricardo Franco Levi, classe 1949, non sa trasformare il proprio pensiero in scrittura. Quando una legge è approvata e diventa esecutiva, il pensiero non conta molto, ma conta invece il testo della legge, e questo così com'è provocherebbe una quantità di note ed email con richieste di registrazione rivolte dalle varie piattaforme ai propri iscritti, creando sicuramente non solo panico ma soprattutto una generale sfiducia nelle potenzialità di Internet.



Per non parlare delle eventuali azioni giudiziare di chi, tutelato da una legge oscena, potrebbe intentare sentendosi diffamato a mezzo stampa.







Mi viene in mente una cosa:



Se creo un partito politico, e faccio diventare il mio blog organo di informazione di questo partito, potrò usufruire dei contributi di stato così come Il foglio, Libero, L'Unità, e tanti altri?



aggiornamento:

pecoraro scanio ha presentato il 2 agosto un ddl giunto questi giorni in commissione, titolo: Norme in materia di sostegno all'attività cinematografica e diritto d'autore. Trovate qui i riferimenti.

Tra le altre cose, dovrebbe diventare legale effettuare download di brani protetti dal diritto d'autore se non vi sia scopo di lucro.

Quel che mi lascia a dir poco basito è che alla SIAE andrebbe tra l'8 ed il 10 % dell'IVA che oggi si paga sulla linea ADSL.

Mi spiego: quando mi arriva la bolletta del mio provider, pago anche l'IVA al 20%.

Secondo questa proposta l'IVA potrebbe passare al 10%, ed il restante andare alla SIAE per ricompensarla dei download che potrei (POTREI) fare con la mia linea a banda larga.

Ora, a parte tanti altri discorsi sulla presunzione di colpevolezza (a quando una tassa sulle orecchie, visto che potrei ascoltare musica pirata?), la cosa che più mi fa, diciamo, inalberare, è che oggi lo stato prende il mio 20% e ci fa (dovrebbe) case, strade, ospedali e quant'altro. se questo ddl verrà trasformato in legge, lo stato prenderà solo il 10%, ed il restante lo darà ad una società privata, la SIAE appunto.

quindi lo stato avrà la metà dei soldi per fare ponti, strade, case, ospedali.

la restante metà, chi dovrebbe mettercela?



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categoria : politica

sabato, 13 ottobre 2007 - 02:13

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Cari amici

oltre a questo blog ho aperto un secondo spazio su Live Journal. Sul frame qui di fianco a sinistra trovate il link.

Le motivazioni le ho scritte in un post su quel blog, ma lasciate che

cerchi di spiegare meglio i miei intenti.

Fin da ragazzino ho sempre sognato di fare una rivista, un giornalino, un foglio anche, in cui poter fornire non tanto le mie opinioni, che sono etimologicamente opinabili, ma per fornire informazioni.

Questo mi spingeva naturalmente a studiare cose che non conoscevo, e cercare persone che ne sapessero più di me.

Ricordo ancora il primo articolo che pubblicai, non potrei mai dimenticarlo sebbene siano passati un certo numero di decenni, visto che si andava ancora alle elementari; si intitolava "Come si piantano i chiodi?" e mi feci aiutare da mio nonno che era falegname.

Se non ricordo male uscirono solo due numeri, di quel giornalino, e c'erano articoli sui fiori (dettati da mia madre), sui treni (dettati dal padre del mio amico e collaboratore), e le storie a fumetti dei Puffi astronauti...

La voglia di imparare per fortuna mi è rimasta, ed anche la presunzione di insegnare.

Ho pensato quindi di aprire un nuovo blog, senza abbandonare questo, in cui di volta in volta verranno trattati temi a carattere scientifico, storico o artistico, spaziando perciò dalla fisica alla matematica, dalla pittura alla letteratura, e perchè no, enologia e gastronomia.

Non verranno trattati temi di politica o di economia, e nemmeno di religione.



Non potrei però assolutamente fare una cosa del genere da solo, ed è qui che dovranno venirmi ad aiutare i miei amici.

Chiunque di voi volesse collaborare a questo blog, si faccia avanti contattandomi all'indirizzo di posta elettronica che trovate qui di fianco a sinistra.

La veste grafica ancora non è a punto, ed avrò da lavorarci molto nei  prossimi giorni, ma la voglia di inserire un primo articolo 'originale' era troppo forte.

Il primo articolo infatti è già online, e tratta delle isole Tuvalu, in Polinesia, destinate a scomparire a causa dell'innalzamento delle acque.



Non so se ho centrato il bersaglio, o se sono completamente soddisfatto.

So però che intanto dovevo iniziare, per non rimandare un divertimento che da molto tempo non mi concedo: avere una scusa per imparare qualcosa di nuovo.



Ringrazio chiunque vorrà visitarlo (il primo in assoluto è stato Raymond), e soprattutto tutti coloro che mi  invieranno i propri suggerimenti o le proprie adesioni.






Rolando
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