domenica, 30 settembre 2007 - 02:08

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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-Senti capo, scusa se te lo dico, ma il documento finale è troppo lungo-, dissi cercando di essere il più dimesso possibile.

-E da quando in quà io dovrei dare retta a te?- mi rispose con un tono di superiorità.

 -Beh, dopotutto sono bravo quanto te, e credo di avere il diritto di dirti come la penso, no?-

-D'accordo, mi disse sollevando un sopracciglio, dimmi, secondo te come avrei dovuto fare?-

-Dunque, risposi cercando di prendere tempo e organizzarmi le idee, - intanto troppi riferimenti scientifici. Qui, ad esempio, dove parli di materia ed antimateria...-

-Cosa c'è che non va, nell'interazione tra elettroni e positroni?- mi rispose con la voce un filino alterata.

-No per carità, se hai deciso così, d'accordo, ma insomma, non ti sembra di farla troppo complicata?-

-Come sarebbe a dire, complicata? Ti sembra complicata l'interazione di un raggio gamma con un positrone?- disse lui uscendo da dietro il bancone delle provette.

. -Ok allora, qui c'è un passaggio ancora più evidente. Se prendi pagina 2847, descrivi in maniera estremamente particolareggiata tutti gli elementi che si trovano nell'atmosfera. In questa maniera però la tabella CXCVII risulta praticamente illeggibile-

-Ascoltami bene, tu!- vidi che si stava veramente alterando, ed iniziai ad indietreggiare. -Quel che ho scritto, continuò, è tutto estremamente scientifico e coerente con le leggi della fisica e della chimica. Guarda bene l'equazione A312.5. Credi forse che io mi sia divertito a descrivere tutto il processo in questo modo? Sai quanto ho impiegato a trovare tutte le soluzioni, descriverle, e verificarle? Credi che non avessi nulla di meglio da fare? - ora aveva alzato veramente la voce.

-Ma no, ma no, cercai di rabbonirlo, so che tutto quel che hai fatto è dettato dal rigore scientifico che ti contraddistingue, sto semplicemente dicendo che alcuni particolari potresti anche evitare di citarli, per non appesantire tutto il testo.-

-Ah, così il signorino vorrebbe omettere alcune fasi del processo, solo perchè altrimenti si impiegherebbe troppo a leggerlo. Ma bene! ed il rigore scientifico? la riproducibilità dell'esperimento? il controllo dei dati? dove andremmo a finire se non tenessimo conto di tutto questo, eh?-

Era veramente arrabbiato, adesso. Io indietreggiai ancora un po' verso la parete con gli strumenti di controllo. Lui continuò ad incalzarmi, puntandomi il dito al petto per sottolineare ognuna delle sue affermazioni:

-E guarda qui, tutta questa parte di teoria. Secondo te come avrei fatto ad arrivare al Teorema di Gabriele se non avessi analizzato la Premessa di Pangu? E l'equazione di Yggdrasil, credi che potrebbe avere senso se non fosse verificata l'Ipotesi di Ishtar?-

Come dicevo, io arretravo sempre più verso il fondo della stanza, ed inavvertitamente urtai con il gomito un grosso interruttore che sporgeva da un quadro comandi. Le luci principali si spensero, per accendersi immediatamente dopo delle piccole lampade d'emergenza. Smise di colpo di parlare e mi guardò con gli occhi fuori dalle orbite, e fu allora che iniziai veramente a sudare freddo.

Pensai che volesse colpirmi, quando si sentì un grande 'BANG!!!' provenire dal laboratorio. Corse verso la finestra, io mi staccai dalla parete e lo seguii. Dall'enorme capannone dove era riposto tutto il macchinario fuoriusciva una luce bianca accecante, degli sbuffi di fumo rosso e blu uscivano dal soffitto squarciato, dirigendosi in direzioni diverse. Acluni lampi bianchi mi fecero lacrimare gli occhi, e mi spostai verso il centro della stanza. Lui si girò verso di me, prendendo il primo oggetto che gli capitò tra le mani, una squadra triangolare a quarantacinque gradi che usava per tracciare i suoi grafici:

-Ti rendi conto di cosa hai fatto? Ti rendi conto, almeno?- disse con una voce bassa che non mi piaceva per nulla. -La maggior parte degli esperimenti non erano ancora terminati, molti dei parametri non erano stati controllati, ed anche i macchinari non avevano passato le ultime fasi di collaudo. Ed ora, come faremo a riprodurre l'esperimento? - Riprese fiato, e poi urlò:

-Non avremo mai più il controllo su nessuna variabile!!!-

-Capo, provai a discolparmi, non è stata colpa mia, tu mi spingevi ed io stavo cadendo, non sapevo ... non sapevo...- terminai con un filo di voce.

-Vattene via, non voglio più rivederti quassù. Vattene via-

Mentre me ne andavo con la testa bassa lo vidi che raccoglieva le pagine del suo monumentale lavoro di documentazione. Prima di chiudere la porta lo sentii mormorare, nel silenzio assoluto del vuoto cosmico:

-Ed ora cerchiamo di rimettere in ordine tutto questo Caos. Per prima cosa riaccendiamo la Luce-

Sebbene mi avesse licenziato, il mio capo aveva proprio una pazienza da Dio.





...Dio? bella idea, potrei proporgliela, se solo volesse parlarmi ancora.....

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categoria : racconti, misteri, divertimento

domenica, 16 settembre 2007 - 00:32

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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ci sono periodi e periodi.

questo è uno di quelli che non possiede (ancora) un suo posto nell'ordine della vita.

tutto sta a farlo trascorrere via, così che poi tu possa identificarlo nella sua corretta classificazione.

alcune cose però le capisci anche ora, come ad esempio la noia di una strada diritta e senza altre emozioni che qualche temporale che arriva, nemmeno troppo improvviso.

d'un tratto poi accade qualcosa, qualcosa che ti rivoluziona tutte le certezze, che ti costringe a smettere di occuparti di filosofia per fare qualcosa di concreto. magari solo una telefonata, che diamine. così la mente rimane affollata di idee e sentimenti e pensieri ancora incatenati ai neuroni che li hanno generati, come figli che non si decidono ad uscire di casa.

basta poco per aprire le finestre attraverso cui voleranno, un foglio di carta ed una penna per iniziare sono più che sufficienti. e la ricerca di un nuovo lavoro  anche.

poi proprio quando pensi di aver messo in ordine le cose e pronta sul comodino la tua To Do list, un nuovo avvenimento arriva a rivoluzionare le priorità, e se cadono i fondamentali cade tutto il resto.

ti rimbocchi le maniche, stai male pensando a chi sta peggio, e stai peggio pensando che non puoi far nulla per alleviare almeno un poco il dolore, uno di quei momenti in cui come ti muovi sbagli.

quando crollano i muri non devi chiederti perchè, devi scavare e tirar fuori chi è rimasto sotto. non altro, solo questo.



ma ora che ti ho detto queste cose, Ice, sarai capace di darmi retta e di seguirmi?

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categoria : introspezione

domenica, 02 settembre 2007 - 23:58

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Le note di Chet Baker si infilavano nel mio cervello come aghi di un guaritore cinese, ma con risultati migliori.

Trovai una panchina libera e mi sedetti, posando la cartella di cartone di fianco a me. Accesi una sigaretta, la mano davanti alla fiamma per non farla immediatamente morire alla brezza serale, appoggiando poi pacchetto e accendino sulla cartella per essere sicuro di non dimenticare l'una ricondandomi gli altri. Ognuna di queste cose aveva il suo posto preciso nella mia esistenza, e dentro quella cartellina verde chiaro c'era un pezzo importante di essa. O almeno speravo.

Il suonatore di jazz terminò la sua esibizione facendo scomparire le ultime sillabe della melodia tra le piante e lo stagno che circondavano il Palacio de Cristal. Non attese nemmeno che terminassero i tiepidi applausi per riporre lo strumento nella sua custodia ed andarsene per la sua strada, il capo coperto da uno zuccotto bianco e l'andatura di chi sta pensando alla prossima serata. Passandomi accanto guardò prima me poi le mie sigarette, così presi il pacchetto e allungai un braccio verso di lui.

Rallentò la sua andatura, si fermò, e continuando a guardarmi ne fece uscire prima una, poi due.

Io feci una smorfia con gli occhi muovendo la testa in un vago cenno affermativo, così che lui si sentì autorizzato a mettersi in tasca le due sigarette, ed una terza tra le labbra, che accese con un fiammifero. Ci guardammo un attimo alla luce della fiamma, io con la mia cartella sulla panchina, lui con la custodia della tromba sottobraccio. Mosse leggermente la testa, o forse fu solo lo spostamento dell'ombra quando spense il cerino, e lo guardai allontanarsi verso il viale principale, perdendolo subito di vista tra gli alberi poco più scuri del cielo attorno al parco.

Diedi uno sguardo all'orologio per assicurarmi di non far tardi al mio appuntamento, la luna era salita per controllare la notte di Madrid.

Il suonatore di jazz era stato sostituito da un ragazzo ed una ragazza, due giocolieri francesi che facevano roteare coperchi di pentole, cerchi di plastica e palloni di gomma al ritmo di una giga.

La prima sigaretta era terminata da un pezzo, e così la seconda ne prese il posto tra le mie labbra, la brace che si illuminava ad intermittenza come una lucciola rossa. Un colpo di tosse mi prese a metà dell'aspirazione, il fumo che ancora si trovava nei miei polmoni mi prese a coltellate costringendomi a gettare la sigaretta lontano come se quel gesto potesse allontanare tutti gli spettri dei fumatori. Dovetti alzarmi per costringere il respiro a procedere nel verso giusto e mi appoggiai ad un albero. I due ragazzi stavano terminando lo spettacolo, il colpo di tosse mi aveva fatto perdere qualche battuta perchè il pubblico assiepato attorno alla staccionata che circondava lo stagno rideva ed applaudiva. La ragazza passava tra la gente con un basco color porpora tenuto con ambedue le mani, muovendolo per far risuonare gli spiccioli che erano statio messo dentro in precedenza.

Mi ricordava mia madre quando portava a tavola la pentola della minestra ancora fumante, tenendola per i manici con due pezze di stoffa che aveva ripreso da un mio paio di pantaloni a quadri che ormai nessuno avrebbe potuto rattoppare. L'immagine mi riscaldò quasi come quella minestra, e decisi di mettere una moneta da due euro in quel basco, come se volessi mettere un pezzo di lesso in più in quella minestra di verdure. Mi incamminai verso la Fuente de la Alcachofa per dirigermi poi lungo il lungo paseo che mi avrebbe condotto all'esterno del parco del Retiro.

Mentre mi avvicinavo all'uscita le luci intermittenti di un paio di lampeggianti azzurri ed un forte faro bianco mi fecero strizzare gli occhi abituati ancora al buio della sera. Proprio all'angolo della strada  un'auto della Guardia Civil ed una della Polizia Metropolitana erano ferme una dietro l'altra.

Sul marciapiede due guardie parlavano con un uomo con la faccia da dottore e segnavano, ognuna sul proprio taccuino, tutto quel che il tizio diceva. I fari che illuminavano la Puerta de Alcalà riflettevano la loro luce sullo zuccotto bianco e sulle Adidas ai piedi del suonatore di jazz. Uno dei poliziotti si avvicinò e mi chiese se conoscessi quel ragazzo steso a terra. Gli risposi che l'avevo sentito suonare al parco e gli avevo offerto un paio di sigarette.

Il poliziotto si allontanò, e mi venne in mente di aver dimenticato sigarette, accendino e cartellina portadocumenti sulla panchina. Guardai ancora il suonatore steso a terra contro il muretto, con la custodia della tromba lì accanto.

Mi voltai per tornare indietro a riprendere la cartellina e le sigarette. La cartellina c'era ancora, ma sigarette ed accendino no.

Ormai era tardi per il mio appuntamento, ma io avrei avuto il giorno dopo.

Tornai verso l'uscita per cercare un taxi che mi avrebbe riportato a casa.

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categoria : viaggi, racconti

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