martedì, 24 luglio 2007 - 23:27

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Bene amici, finalmente le vacanze sono arrivate. Tra 12 ore sarò a Madrid, dove mi lascerò trasportare dal tranquillo ritmo del giorno, e mi farò coinvolgere dal vivace spirito della notte.

In qualunque orario cercherò di divertirmi, di vedere e conoscere persone e monumenti, ed insomma di godermi un meritato riposo insieme alla mia famiglia.

Quello che vedete in foto credo sarà una delle nostre prime tappe....

Ci si rilegge tra una settimana!



Olè

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sabato, 21 luglio 2007 - 00:52

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Nel cambio, in fondo ci ho guadagnato.

Finchè non arrivai qui la mia esistenza era tutto sommato piuttosto banale.

Quaggiù invece ho trovato molti amici con cui scambiare pareri e impressioni.

Ma soprattutto con cui raccontare le nostre storie, di come e perchè ci siamo ritrovati in questo posto, rallegrandoci di non essere finiti distrutti in qualche macchinario o, peggio, gettati da soli in fondo ad un fiume o a un lago.

Abbiamo i nostri ricordi comuni, la trafila attraverso la quale siamo passati tutti quanti, il tavolo di legno lucido con il magistrato, la busta di plastica, il cartellino con il numero, le persone che si avvicinano a guardarci e, qualcuno, che si azzarda anche a toccarci.

Nel mio caso la giuria riuscì solo a capire che ero stato io, ma come fosse accaduto non lo potevano comprendere, i poliziotti che arrivarono per primi sulla scena ed i periti furono interrogati per ore, ma nessuno riuscì a venire a capo di nulla.

Ed io naturalmente non potevo parlare.

Dopo il processo un nuovo contenitore, scossoni e sobbalzi, e mi sono ritrovato in questo Deposito, su questo scaffale di metallo perennemente al buio.

Sapete, io sono un tipo piuttosto specializzato, o meglio, lo sono stato. Il mio compito era ... oops, scusate devo fare silenzio, arriva qualcuno, non vorrei mi sentissero parlare, sapete com'è.



-Aspetta a scendere Mike, accendo la luce-

-Si Tom, aspetto quassù-

-Bene, forza scendi adesso-

-Eeetcììì, maledetta polvere!-

-Allergico Mike?-

-Ma come fate voialtri? Non vi dà fastidio?-

-Oh, dopo un poco ci si abitua. Forza, andiamo a cercarlo.-

-Ripetimi il numero che stiamo cercando, Tom-

-E' il 17834/B-

-Allora è questo qui-

-Fa' vedere Mike. Si è questo qui.-

-Ehy, ci pensi se potessero parlare, quanti casi irrisolti ci sarebbero in meno?-

-Già, e noi ci troveremmo senza lavoro, Mike! Forza, prendiamolo e portiamolo su, che il perito lo sta aspettando.-



Bene, sono andati via. Stavo parlando dei miei compiti. Beh, basta che mi guardiate e lo capite anche voi, di cosa ero capace una volta.

Ma voi volete sapere come sono andate le cose, no? La giornata era stata piuttosto pesante per me. Erano arrivate nuove pezzature di carne, ed io dovevo come al solito tagliarle per ricavarne bistecche e fettine, lombate e girelli. Era il mio lavoro e lo svolgevo bene e con competenza.

Il mio padrone però quel giorno non era molto concentrato, forse qualcosa non era andata bene al lavoro non so, so solamente che mentre facevo il mio lavoro si tagliò ad un dito, ed invece di andarsi a medicare mi scaraventò a terra dicendomi che ero uno stupido e che non valevo più niente.

Ora, io avevo sempre lavorato senza mai ricevere un complimento, e tutto il merito andava sempre a lui.

O forse sarà stato il sapore del sangue del suo dito a far scattare qualcosa in me.

Gli saltai alla gola e penetrai fino in fondo, un bel taglio netto e deciso, come quelli che facevo di solito su costate e spalle, solo che usciva molto più sangue.



Dopotutto, sono o non sono un coltello da macellaio?

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categoria : racconti

lunedì, 09 luglio 2007 - 15:26

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Dio è morto



Nietzsche





Anche tu



Dio
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categoria : logica, lo studio di psicanalisi

martedì, 03 luglio 2007 - 00:30

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


...mio padre mi disse:

-Domani andiamo dall’ottico per comprare gli occhiali-. Mi sembrava strano dover portare gli occhiali, in famiglia nessuno ne aveva, ed io ero il primo del mio cognome, a quel che ne sapessi, a doverne portare un paio. Ricordo bene come iniziò tutto, e ricordo ugualmente bene che montatura scelsero per me. Qualche giorno prima mio nonno mi portò a fare una passeggiata vicino casa. Il posto ora è completamente cambiato, ricordo le case popolari recintate da un basso muretto a secco, e terra brulla tutta intorno.

Le case popolari ci sono ancora naturalmente, ma adesso il muretto è stato sostituito da una cancellata di color verde anticorrosione, ed invece della terra ci sono belle aiuole fiorite e qualche alberello.

In uno di quegli appartamenti abitava un mio compagno di scuola, e poiché le nostre mamme erano amiche andavamo spesso a trovarlo; si facevano i compiti e si faceva merenda insieme, per scendere poi nel cortile a giocare con le bilie o fare a gara a chi faceva la pipì più lontano. Aveva una sorella, più grande di noi, che ci guardava con disprezzo e ci diceva che eravamo proprio scemi, ma secondo me era tutta invidia.

Insomma, mio nonno mi aveva portato proprio lì vicino a fare una passeggiata, c’era una gelateria o una pasticceria da quelle parti, e mentre camminavamo mi chiese: -Lo vedi dove siamo arrivati? Cosa c’è scritto laggiù?-

Io non vedevo bene le insegne, così gli dissi qualcosa del tipo: -Laggiù dove?- e lui mi prese il braccio e me lo puntò nella direzione della gelateria o quel che era.

Io non riuscivo proprio a vedere niente, tranne un’insegna con delle lettere sfocate. Non ricordo se prendemmo il gelato, una pasta o qualcosa d’altro.

Immagino che quella sera abbia parlato ai miei genitori, che si convinsero a portarmi dall’oculista a fare una visita. Arrivò quindi il giorno del mio ottavo compleanno, mi pare di ricordare che ci fu una festa con tre o quattro miei amici, che mi regalarono un astuccio di colori ed un quaderno con dei disegni da colorare. La mattina dopo non si andava a scuola, erano iniziate le vacanze di Natale,ed io cominciai subito a colorare l’album che mi era stato regalato. Quando mio padre tornò dal lavoro mi disse appunto che il giorno dopo saremmo andati a fare gli occhiali.

I particolari ora sono piuttosto sfocati nella mia mente, un po’ come l’insegna del pasticciere, ma l’ottico è ancora lì dopo quarant’anni, proprio accanto alla farmacia e alla banca. Ricordo bene le lenti che mi provarono, quando andammo nel retro del negozio e mi facero sedere su una sedia speciale.

L’ottico mi posò sul naso un portalenti pesantissimo, provando e riprovando varie gradazioni ruotando una levetta che ad ogni scatto poneva davanti ai miei occhi, prima il destro poi il sinistro, una lente diversa.

– Leggi la penultima riga. –

clack!

– E ora? –

clack!

– Meglio o peggio? -

Mi spaventai parecchio, perché pensavo che quel marchingegno che mi avevano messo addosso fosse la montatura definitiva dei miei occhiali, e non volevo andare in giro con quel coso sul naso!

Nel negozio poi mi tranquillizzai, vedendo mio padre che parlava con la mamma guardando alcune montature per bambini. Allora non era come oggi, non c’era la enorme scelta di fogge e colori per un paio di occhiali, e fui così destinato ad indossare una montatura di osso, marroncina, con lenti squadrate come i televisori di allora. Li saremmo andati a prendere dopo Natale, e l’ottico ci assicurò che prima dell’ultimo dell’anno io avrei avuto i miei occhiali nuovi. Arrivò così il giorno fatidico, ero emozionato, ed un po’ anche timoroso. Eppure, appena mi guardai allo specchio con questi nuovi oggetti a cavallo del mio naso, appoggiati alle mie orecchie che così si aprivano ancora di più, come mi sentivo importante!

Era il mio primo paio di occhiali, e grazie ad essi vedevo bene quel che prima era sfocato.

Mentre tornavamo a casa volli ripassare per il viale dove era iniziato tutto, riuscendo a leggere senza incertezze il nome del negozio, pasticceria o gelateria che fosse. Mio padre mi comperò il Corriere dei Piccoli, o forse era il Corriere dei Ragazzi, e con gli occhiali nuovi sul naso ed il giornaletto sotto braccio, tornai felicemente verso casa.

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categoria : racconti, autoreferenza

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