giovedì, 28 giugno 2007 - 00:46

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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questo racconto è stato postato la prima volta qui.

l'ho ripreso e modificato. Una parte del racconto mi fu regalata, io non ho fatto altro che aggiungere qualcosa.. vi prego solo di perdonare la lunghezza.




Le nuvole stavano arrivando dal mare, e presto avrebbero fatto la loro comparsa sulla terraferma.

Non erano le nuvole dell’estate che terminava proprio quel giorno, ma nubi cariche di acqua da gettare sulla terra con violenza. Si avvicinavano sempre più, e man mano che la spiaggia si faceva più vicina si ingrossavano e si annerivano.

La ragazza era appoggiata allo steccato che divideva la strada dalla spiaggia, asfalto da una parte, sabbia e radi cespugli mediterranei dall’altra, e guardava verso il mare. Proprio di fronte a lei un uomo stava raccogliendo il telo steso sulla spiaggia, mentre la donna accanto a lui si annodava ai fianchi una gonna con motivi di frutta esotica e pappagalli gialli e blu. Lui si infilò i pantaloncini sul costume scuro, poi la camicia celeste lasciata aperta sul petto, guardò a terra se non si fossero dimenticati nulla, e si avviarono chiacchierando verso la strada dove avevano parcheggiato l’auto, camminando sul sentiero lastricato di pietre larghe e piatte.

La ragazza scavalcò lo steccato, si tolse le scarpe ed a piedi nudi si incamminò sulla sabbia ancora calda del sole del giorno che ormai stava terminando. Il vento si era fatto più freddo, ed i pantaloni di cotone e la camicia non parevano ripararla molto dall’aria che arrivava dal mare. Si sedette al di là dello steccato, sulla sabbia ancora calda del sole del giorno, che ormai stava scorrendo via, rannicchiando le ginocchia contro il petto ed appogiandovi sopra la testa, incurante del temporale che ben presto si sarebbe abbattuto sul litorale.

Prese tra le mani un pugno di sabbia e la fece scorrere tra le dita, guardando le onde del mare attraverso la sabbia che fluiva tra le sue dita. In quel momento, la prima goccia di pioggia si posò sul suo viso, e lei alzò lo sguardo per vedere le nubi aprirsi, e gettare il loro carico umido su cose e persone, indistintamente, non preoccupandosi di chi fosse al coperto e di chi no. La ragazza sembrava non curarsi della pioggia, e continuava a prendere manciate di sabbia da far scorrere via dopo averle tenute in mano un momento, come se volesse ripararle dall’acqua che cadeva dal cielo prima di abbandonarle nuovamente, poi tornava a raccogliere altra sabbia che nuovamente si faceva scivolare via, accelerando freneticamente questi suoi gesti, e ad un tratto usò entrambe le mani per prendere altre centinaia di migliaia di granelli, ma anche questa volta la pioggia glieli fece scivolare via. La ragazza si passò allora le mani sporche sul viso pulito, e lo volse poi verso il cielo per lavarlo via da ogni impurità, le gocce di pioggia che scorrevano sulle sue palpebre chiuse. Come se fosse terminato un rito si riscosse, e sembrava si fosse accorta solo ora che stava piovendo, e che i suoi vestiti erano bagnati. Si alzò lentamente e si diresse verso lo steccato che aveva attraversato poc’anzi.

Abbandonai la tettoia del chiosco che mi aveva fornito riparo fino a quel momento, e mi incamminai verso la ragazza sistemando bene lo zaino sulle spalle e spingendo la mia bicicletta davanti a me. La ragazza mi vide mentre mi avvicinavo, e forse si spaventò alla vista della mia figura avvolta in un mantello scuro e con un cappello da pescatore sulla testa, ma non si voltò per fuggire, sembrava anzi volermi aspettare per vincere la sua paura. Il temporale stava terminando, spostandosi verso le montagne alle nostre spalle.

A poco a poco, la pioggia cessò, ma la ragazza rimase lì ferma a guardarmi, poi spostò lo sguardo verso le sue mani, con solo il ricordo della sabbia bagnata, che ormai era scivolata via.

Ma questo è il destino della sabbia, ed il suo scopo è scivolare via.

Mi mossi verso di lei, e quando le fui accanto lei iniziò a camminare lungo il bordo della strada, senza dirmi una parola, né io dicendola a lei. Camminammo così fino all’inizio delle case, si sentiva ancora il profumo del mare portato dai mille spruzzi delle onde trasportati dal vento, ed io non potei trattenermi dal parlare:

-Per quanti sforzi tu faccia, non riuscirai mai a raccogliere nuovamente lo stesso granello di sabbia che fino a poco fa stringevi tra le dita-

Lei mi guardò continuando a camminare, ma ora il suo passo sembrava più leggero e forse più deciso.

Il pomeriggio ormai era a quel punto in cui non si riesce a distinguere dalla sera, non c'era abbastanza sole per asciugarla e la maglietta le si era incollata addosso. Aveva freddo, si vedeva, ed avevo la sensazione che fossero state le mie parole a farla rendere conto di questo, che forse senza le mie parole il freddo non l’avrebbe colpita.

Le posai sulle spalle la mia incerata verde, e continuammo a camminare lungo la strada silenziosa fino a ritrovarci di fronte al portone di una casa davanti alla quale si fermò, e prendendo le chiavi dai pantaloni lo aprì. Entrò, e voltandosi si tolse il mio mantello dalle spalle e me lo riconsegnò con un sorriso tenendolo aperto con entrambe le mani. Posai il mantello sul sellino della bicicletta e la appoggiai al muro, mi sfilai lo zaino dalle spalle e ne tirai fuori il mio asciugamano con cui le asciugai il viso ed i capelli. Feci per riporlo nello zaino, ma lei me lo prese dalle mani e se lo portò nuovamente al viso, tenendolo ben stretto poi tra le mani.

Mentre stavo montando sul sellino, con un piede a terra e l’altro già sul pedale, lei si avvicinò a me e mi baciò sulla guancia.

-Non guarderò la sabbia- mi disse stringendo l'asciugamano. –La sabbia scivola via, perché quello è il destino della sabbia. Ma i ricordi non scivoleranno mai via da me, perché è questo il destino dei ricordi.-

Diedi un colpo di pedale e mi allontanai, e non sentii chiudersi la porta della sua casa.

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categoria : racconti, scrittura

venerdì, 15 giugno 2007 - 01:43

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Il buio del duomo accoglieva i visitatori preservandoli dal peccato e dal caldo del giorno, mentre inginocchiati chiedevano ad un essere invisibile di ottenere favori impossibili.







Le grida dei pescatori risuonavano tra gli antichi vicoli, esaltando le virtù delle spigole e dei rombi, dei tonni e dei merluzzi rinfrescati dal ghiaccio e profumati dall'origano







Il mare correva lungo la strada d'asfalto, non esisteva differenza tra i due elementi, costruiti insieme per condurre anime perdute a ritrovarsi ancora una volta. L'automobile sobbalzava con lo stesso ritmo delle onde che si infrangevano sulla sabbia con il rumore di cristalli rotti, e dove piccole barche colorate erano in attesa di partire nuovamente, costringendo equipaggi riluttanti a salire sulle assi levigate e mogli frementi ad attese prolungate. Si arrampicava l'automobile, verso un bosco antico e saggio, alla ricerca di una casa di marzapane che non sapevano di avere più vicino di quanto sapessero.







Oleandri ed eucalipti passavano da un finestrino al successivo, riempendo l'atmosfera con il proprio profumo, radici che traevano il nutrimento per i fiori in alto sui rami, un amplesso tra la terra ed il cielo in riva al mare, così come era stato il loro la notte prima.







In cima alla salita li attendeva lo spettacolo del mare che diventava parte del cielo, il picco della montagna a viglilare che le distanze fossero mantenute.







Gli occhi di lei mandavano bagliori che il sole stesso faceva fatica ad emulare, la potenza di lui era superiore a quella della montagna che li osservava benevola e ironica, patria di dei invisibili ed antichi con ancora la voglia di divertirsi, che avevano preso due particelle di polvere e le avevano gettate tra le correnti ascensionali e i vortici obliqui per contare le volte che si sarebbero incontrate ed allontanate.







Un turbine di vento meccanico li allontanò nuovamente.







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categoria : racconti, frammenti, introspezione, autoreferenza

venerdì, 08 giugno 2007 - 23:30

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Certi giorni, quando le nuvole erano meno dense del solito, da quella finestra la vecchia Allison riusciva a vedere il fiume.

Osservava l'acqua che scorreva lungo le pietre dei monti da dove nasceva, lasciando presto la propria madre per correre verso l'abbraccio del mare.

Riusciva persino, anche se qualcuno diceva a bassa voce che non era vero, a vedere i guizzi dei lucci e delle tinche quando il sole rifletteva sulla loro superficie squamosa.

L'erba che cresceva nelle vicinanze del fiume era sempre più verde e più profumata, anche se Allison questo certo non poteva sentirlo.

Le piaceva però andare con il ricordo al profumo, agli odori sentiti da bambina quando la nonna la conduceva con se lungo il fiume, ben attenta a non far bagnare la piccola.

Salivano poi su un grande masso che si sporgeva a trampolino verso le acque che scorrevano veloci, e lì la nonna le indicava il paesaggio, nominandole le cime dei monti una per una, ed insegnandole a riconoscere gli alberi dalla forma delle foglie. Allison in quel momento stava proprio a guardare dalla sua finestra, e conosceva i commenti che gli altri stavano certo facendo nei suoi confronti, ma era arrivata ormai alla stessa età che aveva sua nonna quando l'aveva lasciata, e non si importava di quel che dicevano di lei.

Sapeva che la consideravano una vecchia un po' svitata, perduta nei suoi ricordi e, forse, nelle sue allucinazioni.

Dopotutto, che male c'era a sognare la vecchia e morta Terra dall'oblò della loro astronave?

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categoria : racconti

sabato, 02 giugno 2007 - 02:29

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :



Ormai non c'era più tempo e doveva prendere assolutamente una decisione.



Il passaggio attraverso la cintura di asteroidi non era stato una passeggiata, e l'ultimo frammento che aveva colpito l'astronave Alexandra, pilotata dal comandante Shawanda, aveva danneggiato irreparabilmente i motori.



Solo i propulsori interstellari funzionavano, ma con quelli non poteva fare i circa 600 milioni di chilometri che separavano Giove da Saturno



Era ormai arrivata a solo due milioni di chilometri da Giove, ma non era possibile fermarsi per chiedere aiuto ad una delle numerose stazioni spaziali che ruotavano attorno a Ganimede ed Europa, e poi la radio non funzionava, e nessuno l'avrebbe avvistata, lì dove si trovava ora.



L'unica maniera, era affidarsi al dispositivo criogenico, ibernarsi, e cercare di arrivare su Alfa Centauri, 4,3 anni luce distante, dove sarebbe arrivata circa 20 anni dopo. Ma ne era proprio sicura? Ripensò al suo viaggio con partenza dalla Luna, per arrivare su Titano, uno dei satelliti di Saturno. Sembrava un viaggio di routine, per quanto lungo, ed invece ... Invece un sacco di cose non avevano funzionato: il termostato si era guastato quasi subito, ed aveva fatto tutto il viaggio con la tuta termica indosso; la trasmittente subspaziale praticamente funzionava solo in un raggio di 15mila chilometri, una puzza, nello spazio dove le distanze si misurano in anni-luce. Ah, si, il Direttore della spedizione gli aveva dato il manuale della nuova astrobussola ... solo che l'astrobussola non era stata montata.



E poi, dulcis in fundo, il rilevatore di massa, che avrebbe dovuto aiutare la navigazione attraverso la cintura di asteroidi, aveva smesso di funzionare proprio dopo l'orbita di Marte, cioè proprio all'inizio della pericolosa fascia di frammenti. Ed era proprio stato quest'ultimo guasto che aveva provocato il danno ai motori: per quanto aveva potuto, Shawanda era riuscita a districarsi, effettuando una deviazione di circa 25 gradi dal piano dell'eclittica [piano contenente l'orbita dei pianeti, n.d.A.], ma proprio quando pensava di avercela fatta, un fottuto microframmento era penetrato all'interno di una grata montata male, si era infilato nei motori a fusione, ed aveva distrutto l'unico cristallo di Alexite che mandava avanti i motori.



Certo, se invece di 25 gradi avesse deviato di 30, l'impatto, probabilmente, non sarebbe avvenuto.



Certo, se avesse controllato meglio tutte le apparechiature di bordo nel primo tratto di viaggio, ci sarebbe stato, probabilmente, il tempo per una riparazione.



Certo, se avesse mandato finalmente al diavolo il suo Direttore, sempre probabilmente, l'astrobussola sarebbe stata montata.



Certo, se .... ahhhhhh, accidenti!, pensò. Con i se, non poteva riparare il fottuto rilevatore di massa, non poteva riparare la fottuta radio, non poteva riparare i fottuti motori ....



Guardò il calendario basato sul tempo terrestre: era il 24 di settembre, ed era pure il suo compleanno! che schifo di modo di passarlo .... Shaw, si girò verso le cuccette criogeniche, e poi verso il computer di bordo: o si metteva a parlare con l'elaboratore dell'astronave, o si affidava all'ibernazione per arrivare alle Nuove Colonie di Alfa Centauri. Bella situazione, ah, si! Controllò ancora la radio, infilandosi sotto il pannello per verificare il guasto che impediva una trasmissione a lungo raggio. Il problema era ben visibile, ed era sempre quello: due fili avevano perso l'solante di plastica, un tubicino di gomma da 2 centimetri e del costo di 5 centesimi l'uno, si erano staccati, ed erano andati a toccare il finale di potenza, che quindi era andato in corto ... Ah, già, nemmeno il suo lettore musicale funzionava, con una gravità pari a 0.2 il laser andava dove voleva .... il lettore musicale? Una idea, ma più che un'idea era una piccola fiammella accesa ... mmmmm, il lettore ... già. Guardò nuovamente il pannello di controllo della radio: come poteva ripristinare l'isolamento dei due fili? Andò al suo armadietto personale, e lo aprì. Dentro c'era la valigia con gli effetti personali: aveva pensato, non apena arrivata su Titano, di andare a ballare in una delle nuove discoteche olografiche che andavano così di moda, e magari conoscere qualche bel collega, ma a quanto pare, avrebbe dovuto rimandare i suoi programmi .... Nell'armadietto, era appeso anche il suo bel giubbotto di pelle, con il quale si sentiva così attraente. I raggi cosmici avevano rovinato la delicata pelle della giacca, e gli urti contro le pareti di metallo dovute alla rotta a zig-zag tenuta all'interno della fascia di asteroidi, avevano fatto il resto: sembrava che una gatta ci si fosse rifilata su gli artigli.



Era però una buona pelle, e poteva ancora servirle in qualche modo. Prese un temperino dal suo necessaire, e tagliò una strisciolina lunga 8 centimetri e larga 2; prese anche lo smalto viola metallizzato per le unghie ed il temperino, e tornò in sala comandi.



Si chinò nuovamente sotto al pannello strumenti della radio, unì assieme i due fili tenendoli insieme con lo smalto per unghie. Quando lo smalto fu asciutto, avvolse la striscia di pelle attorno alla giunzione, che poi fissò con altro smalto. Bene! si disse congratulandosi con se stessa, nonostante tutto, ho ancora la capacità di trovare soluzioni nelle situazioni disperate. Rimaneva il problema del finale di potenza. Shawanda si alzò, ed andò a prendere la sua music-box, la smontò e ne osservò la piastra dei componenti. Montati sul bordo esterno della piastra, due circuiti integrati fornivano la necessaria potenza al suono del lettore, che poteva pilotare anche casse da 100 watt. 'Ok', si disse, 'ora proviamo'. Tolse dallo zoccolo i due integrati, e li portò al pannello della radio. 'Ottimo, gli attacchi son proprio identici. D'altra parte', pensò, 'tecnologia russa, tecnologia americana, tutta roba costruita a Taiwan [citazione dal film Armageddon, n.d.A]. Inserì senza troppa fatica il nuovo finale di potenza sulla piastra della radio, si rialzò, accese la radio, incrociò le dita, ed attese. Un breve crepitio accolse i suoi sforzi, un tic tic, ritmato, che poteva benissimo essere un segnale di qualche stazione lontana. C'era solo un sistema per saperlo: visto che nessuno la stava cercando, sarebbe stata lei, a cercare loro! 'Qui astronave Alexandra, sono il comandante Shawanda, mi sentite, passo?' Niente 'Qui astronave Alexandra, sono il comandante Shawanda, mi sentite, passo?' ripetè Un fischio! poi altri due! sembrava proprio il segnale di trasmissione ricevuta!! Si rincuorò. Poi, dagli altoparlanti, le arrivò una voce:



- Qui stazione spaziale Luna Amica Uno. Astronave Alexandra, vi riceviamo -



- Mayday, Luna Amica, Mayday! Sono ferma a 2 punto 3 milioni di chilometri da Giove-



- Shaw, sei tu? sono Ice, mi senti? -



- Iceeeeee. Oddio, che piacere sentire la tua brutta voce. Sono due giorni che son bloccata qui, e non riesco ad andare nè avanti nè indietro, ho avuto tanti di quei problemi che ...-



- Shaw - , mi interruppe il mio amico Ice, - in questi due giorni non hai provato ad alzare gli schermi antiradiazioni degli oblò? -



- Ice, è tutto guasto qui dentro, anche il motore che alza le protezioni degli oblò è bloccato -, disse Shawanda, e pensò: 'cosa diavolo c'entrano gli oblò?'. Le venne un dubbio, come una fastidiosa sensazione nella testa. 



- Ed anche se li avessi alzati, cosa avrei visto qui ad un paio di milioni di chilometri distante da ogni postazione umana? -



- Se tu avessi guardato fuorì, ti saresti accorta di stare proprio nel mezzo di una esercitazione militare. Abbiamo impiegato sei ore a capire che la nave che avevamo avvistato vicino Giove era la tua, e stavo giusto per mandare una squadriglia di intercettori a vedere chi fosse il pazzo che si recava con un'astronave di esplorazione nel mezzo di una esercitazione militare! -



- Beh, Ice, va bene va bene -  rispose Shawanda -ma come potevo fare a sapere dove stavo se la bussola non funzionava, la radio l'ho riparata ora, ed il motore degli schermi dell'oblò, ti ripeto, era rotto- 



Ice, serafico come al solito, con una voce che sembrava velluto, disse:



-... hai provato ad usare la manovella sotto i finestrini? -







La manovella? LA MANOVELLA? CAZZO!!!! LA MANOVELLAAAaaaaa ......











questo racconto lo scrissi per il compleanno di una mia amica, ed ormai son passati quasi sette anni.....



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categoria : racconti, divertimento

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