domenica, 27 maggio 2007 - 01:58

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Lungo la strada che dal molo conduce alla piazza, i lampioni iniziarono timidamente ad accendersi, come se non volessero rubare la scena agli ultimi raggi del sole.

Il mondo era diviso in due dai colori del cielo, l'aranciato del tramonto colorava il viale fino al mezzo, per poi sfumare in un viola più cupo man mano che si arrivava al termine della strada.

Sulle panchine del lungomare ancora un giovane riusciva a leggere le ultime pagine del suo libro con gli ultimi chiarori diffusi, mentre già dall'altro lato del viale un vecchio aveva dovuto lasciare a mezzo il suo racconto, sperando di riuscire a vivere fino al mattino per terminare la sua storia.

Due ragazzi stavano attraversando la strada, lei tenendo la mano di lui e ridendo come a prenderlo in giro, certo il rossore sulle sue guance altrimenti pallide non era dovuto al tramonto. Si lasciarono di fronte ad un portone che lei aprì e chiuse più velocemente di quanto il sole impiegò a scomparire dietro l'illusoria linea dell'orizzonte, per riaprirlo subito dopo a lanciare un bacio azzurro al ragazzo rosso.

 Un uomo incontrò una donna sotto un lampione esattamente a metà strada, ed il fatto insolito fu salutato dall'ultimo sussulto di luce, che per un attimo, un semplice attimo illusorio, illuminò il viso di lei. L'uomo indossava una giacca nera ed un pantalone di gabardine grigio, una camicia vinaccia aperta sul collo, ed un cappello a tesa larga, grigio anch'esso, calato sugli occhi come se dovesse nascondervi qualcosa. Lei era vestita con un impermeabile color panna stretto in vita dalla cintura, le mani strette alla borsetta quasi a volersi aggrappare ad un ramoscello durante una tempesta. Si avvicinarono fin quasi a toccarsi, ma non lo fecero, non lo fecero più, per quella vita e per le altre. Stettero a parlare fino a che il cielo divenne completamente viola, e poi blu scuro, in piedi sul marciapiede del viale che portava dal mare alla piazza.

Finalmente lei fece un passo indietro, come a guardare meglio la figura che aveva di fronte e per essere sicura di poterlo dimenticare più in fretta.

-Addio- disse in un filo di voce che arrivò alle mie orecchie trasportato dall'aria spostata dalle ali dei gabbiani.

-Si, addio- rispose lui alzando finalmente la testa.

Tornarono ognuno da dove era venuto, l'uomo si fermò un attimo, come se gli fosse venuto in mente un pensiero portato via immediatamente dal buio che ormai lo circondava, poi continuò a masticar rimorsi facendoseli sbrodolare sotto i piedi calzati dalle scarpe lucide.

Lungo la strada che dal molo conduceva alla piazza, i lampioni presero coscienza della loro forza, ed illuminarono circoli inutili sotto di loro.

Domani ci sarebbe stato un altro tramonto.







Hopper, Nighthawks, 1942

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categoria : frammenti, scrittura

venerdì, 25 maggio 2007 - 23:14

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Carissimo Ice



la tua lettera mi ha fatto pensare, e sono certo che il tuo scopo era esattamente questo. Se anche tu hai letto i commenti degli amici, ti sarai accorto come forse hai calcato troppo l'accento sulla spersonalizzazione del mezzo, ponendo invece poca attenzione a chi sta dietro lo schermo, o la tastiera. Capisco però cosa vuoi dire, ma penso che i tuoi dubbi siano da ricercarsi in una sorta di imprinting che risale a svariate decine di migliaia di anni fa. Considera infatti che l'uomo ha iniziato ad usare strumenti meccanici per scrivere solo da poco più di un centinaio di anni, ed anche allora veniva utilizzata solo da scrittori o da professionisti. Nelle case si è continuato a scrivere lettere e biglietti d'auguri con il solito metodo della carta e della penna fino a pochi anni fa, e solo ultimamente le cartoline dai posti di vacanza sono state sostituite dagli MMS. So cosa stai per dirmi, è una cosa piuttosto triste avere solo un contatto di questo tipo con le persone, soprattutto per chi, come noi, conosce sul web molta gente ma che non ha mai avuto la possibilità di incontrarla di persona. Però pensa che se non ci fosse stato questo strumento, o meglio, se non fosse diventato di uso comune questo nuovo metodo di trasmettere idee ed emozioni, non solo non avremmo conosciuto le meravigliose persone che leggiamo e che ci leggono, ma ad esempio anche tu non saresti mai nato. E questo, lasciamelo dire senza timore di adulazione, sarebbe stato per me una grave mancanza. Naturalmente, leggere una lettera scritta a mano provoca una emozione differente da quanto riesce a fare una email o un SMS. La scrittura è certamente più calda, più personale, e volendo inviare dei messaggi di auguri difficilmente se ne inviano più di due uguali a persone diverse, ma si cerca di personalizzare ognuno di essi per la persona che ne sarà il destinatario. Sembra un po' la disputa che anni fa si ebbe tra il disco in vinile ed il cd; tutti noi a dire che 'Vuoi mettere il vinile, e poi si leggono meglio i testi', mentre cercavamo tutte le maniere possibili per la manutenzione dei nostri preziosi dischi. Con il cd, e l'archiviazione elettronica, puoi portarti appresso tutta la musica che vuoi, ovunque tu sia. Anche questo ha degli inconvenienti, come ad esempio vedere facce ebeti in metropolitana che muovono la testa a ritmo del brano che stanno ascoltando in quel momento. Ma tanto le facce sarebbero comunque ebeti, e se le guardiamo filtrate da un po' di musica, che male fa? E non ti do' ragione nemmeno quando dici che non lasceremo tracce ai nostri posteri; immagina solamente la mole di dati nei server, o le pagine web che saranno ancora visibili quando non ci saremo più. Gli archeologi futuri saranno diversi da quelli conosciuti fino ad ora; invece del martelletto e del pennello avranno dei software in grado di leggere vecchi e polverosi bit rimasti nascosti in qualche vecchio hard disk, e magari leggeranno proprio questo post. O forse no. Ma quando scrivi una lettera non lo fai certo perchè pensi al momento in cui sarà ritrovata, magari tra cent'anni, ma invece la scrivi affinchè venga letta il prima possibile dalla persona a cui la invii.

Ora ti saluto, con amicizia come sai.

E se proprio vuoi, scrivimi pure una lettera, la leggerà volentieri il tuo



                                                                                                                Rolando

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categoria : frammenti, introspezione, autoreferenza

mercoledì, 23 maggio 2007 - 01:32

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :








io caro amico

scrivo a te questa sera per condividere alcune mie considerazioni.Fu probabilmente in una notte come questa che Evariste Galois, repubblicano, matematico e algebrista di prim'ordine pur non avendo mai pubblicato nulla, scrisse al suo amico Chevalier una memoria che conteneva tutta intera la sua Teoria dei Gruppi, ossia l'inizio dell'Algebra moderna. Triste destino, fu ucciso il giorno dopo, il 31 maggio del 1832, in un duello provocato ad arte per punirlo delle sue simpatie repubblicane. Anche Giuseppe Peano, famoso matematico piemontese, ebbe scambi di corrispondenza con altri famosi scienziati dell'epoca, con i quali si confrontava sulle astruse questioni del calcolo infinitesimale e della definizione di curva. Ma capisco che questi son ragionamenti che a te poco soddisfano.

Pensa allora alle lettere che vengono scritte per amore, per rabbia, per passione o per paura; ricorderai certo le lettere di Oscar Wilde al giovane Alfred Douglas, per le quali viene imprigionato per due anni, o quelle di Vita-Sackville West a Virginia Woolf, perle di quell'esistenzialismo che forse ancora ci portiamo dentro.

Come posso non ricordare qui le appasionate invocazioni d'amore di Charles Baudelaire a Jeanne Duval, o la struggente e forte richiesta d'amore della ninfa Enone al suo Paride?

O le lettere di condannati a morte alle proprie famiglie, di soldati che non torneranno dal fronte  per riguardarle, le lettere di figli che dicono addio ai genitori.

Ma comprendo che devo far punto a queste digressioni, che prolungate non aggiungerebbero altre motivazioni ai miei pensieri. Voglio quindi tornare al principio di questa lettera, al suo significato iniziale e pertanto più profondo, che riguarda solamente il piacere e la voglia di scrivere. Una lettera è un impegno meno gravoso di un romanzo o di una poesia, ma talvolta più macerante per l'anima. Scrivere una lettera è l'equivalente silenzioso dello strapparsi le vesti o gridare o piangere, è la differenza che passa tra lo scoppio di una bomba di mortaio, dalla quale ti puoi riparare non appena ne senti il fischio inconfondibile, ed un proiettile di carabina mirato diritto al cuore o alla testa, perchè è sempre la pallottola più silenziosa che ti uccide. E tu potrai ben dirmi che ti sembra strano che sia proprio io, e proprio qui, e con questo strumento, a rammentarti queste cose. Ma come! Meccanicamente le mie dita premono su piccoli pezzetti di plastica bianca con impresse lettere nere, guardo parole che si formano su uno schermo apparendo dal nulla, e vengo a parlarti di grandi scrittori, di grandi viaggiatori e poeti e scienziati che scelsero di affidare ad una penna le proprie più profonde passioni? E se fossimo vicini come lo vorrei adesso, ti risponderei guardandoti negli occhi, e non solo immaginandomeli fraterni come so che sono, pur non avendoli mai veduti. E ti direi, Amico mio!, si, proprio per questo motivo scrivo queste parole, per ricordare a te ed a me che le nostre dita si stanno atrofizzando come la nostra mente, il nostro cuore diventa una immagine a due valori scomposta e poi ricomposta, tecniche a falsi colori in cui ogni sfumatura e tinta ha un significato prima che un'emozione. Ma un cuore ed un'anima ed un cervello non possono ridursi solamente ad equazioni da riscrivere in forma dei due simboli numerici fondamentali, dobbiamo essere e ritrovare in noi qualcosa di più di tutto questo che ora ci vogliono far credere.

Quante cose avrei da dirti, e non saran le ultime queste, ma lascia che ti saluti con un'ultima considerazione.

Un ricercatore, un archeologo, uno storico, un letterato, che ritrovino un pacchetto di lettere ancora legate con il loro spago, pensa alla gioia che provano quando si accorgono della firma in calce: ma è il tale Pittore, il talaltro Scrittore, il supremo Cantante.


Chi ritroverà mai, invece, tutti i nostri segnali elettronici, quando noi non ci saremo più?

Ti abbraccio fraternamente, tuo con affetto







                                                                                                                    Ice, l'Androide







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categoria : frammenti

sabato, 19 maggio 2007 - 01:30

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :












Decisi che il Completo lo avrei sistemato più tardi, così lo lasciai sul letto.

Osservai lo Spezzato e mi chiesi cosa dovessi farne.

Il pezzo di sopra avrei potuto infilarlo nell'armadio.

La testa e le gambe le avrei sotterrate a parte.






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categoria : frammenti

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