martedì, 24 aprile 2007 - 23:16

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Questo è un momento strano.

Ho come l'impressione di voler costruire qualcosa di nuovo con me stesso, dopo aver accumulato materiali e idee raccolte alla rinfusa, un po' come si fa in quei mercatini della domenica.

Passi per una bancarella e senza motivo acquisti un oggetto, un ninnolo, un libro, una penna, un paio di vecchi occhiali da sole.

Pian piano nella cantina aumenta il mucchio delle mie cianfrusaglie, alcune ingombranti che non mi permettono nemmeno di chiudere la porta, altre così piccole che devo riporle in scatolette colorate per non perderle.

Ma ognuna, a ben vedere, con la sua importanza. Ad un certo punto devo mettere ordine, così inizio a guardare tutti quegli oggetti e cercare qualcosa di me, o del pensiero che avevo quando li ho portati a casa.

Le idee prendono corpo piano piano, definendosi nei particolari eppure ancora non nel loro insieme.

Cercare qualcosa di nuovo da fare della vita non significa che ciò che ho fatto prima sia tutto e completamente sbagliato.

Significa solo che sento la necessità di esplorare qualche dimensione in più di quella conosciuta, senza abbandonare per forza le strade già battute.

Come dicevo all'inizio, questo è uno strano momento.

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categoria : frammenti, introspezione

domenica, 08 aprile 2007 - 00:07

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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"Aspetta qualcuno?" ti chiede la cameriera portando via le tazze sporche dei precedenti avventori.

"Si", rispondi accomodandoti sulla seggiola, "aspetto qualcuno. Ma non qui, e non adesso".

La ragazza non sembra aver sentito la tua risposta, sebbene ne avesse vagamente compreso la leggera negatività. Appoggi una borsa di plastica sul tavolino, mentre lei prende il taccuino dalla tasca e lo apre, comunicandoti con questo gesto che attende qualcosa da te. La guardi con attenzione, dai pantaloni neri alla camicia con piccole righe azzurre, dalle scarpe da jogging al gilet rosso granato. Non le dai più di sedici, diciassette anni, minuta, le forme sembrano quasi abbozzate, come se uno scultore, ad uno stadio avanzato dell'opera, avesse perduto il gusto della propria creazione e, sopraffatto dalla noia, avesse lasciato la statua alla polvere del proprio studio.

"Mi porti un Bitter Campari, grazie", le comunichi rispondendo alla sua domanda non verbale. Il tuo fianco sinistro vibra, segno che il palmare che porti alla cintura ha ricevuto un messaggio. Lo tiri fuori dal proprio fodero e lo posi sul tavolino.

Uno strano assemblaggio di oggetti ti si pone di fronte.

La busta bianca e porpora della libreria da cui provieni è una macchia di colore sul lato destro del tavolo, in contrasto con il colore sporco del finto mosaico del tuo tavolo. Dentro la busta i Tre Moschettieri aspettano la sera per raccontarti nuovamente le loro avventure, mentre Robbe-Grillet dovrà attendere martedì, quando in metropolitana lascerai che ti spieghi il suo punto di vista sulla gelosia. Accanto alla busta un pacchetto vuoto di Marlboro che verrà gettato nel cestino dalla cameriera appena tu ne sarai andato, hai fumato e spento la sua ultima sigaretta mentre terminavi di bere il tuo Campari.

Il bicchiere di vetro è cilindrico, con il fondo spesso, ed una fetta di arancia rossa ti guarda mentre fa il bagno nel liquore. Guardi il tuo palmare posato sul tavolo, 'Message unread: 1', lo leggerai più tardi, mentre il messaggio che lampeggia sul piccolo schermo ti avvisa che Lucia sta inviandoti gli auguri via chat. Usi con disinvoltura lo strumento tecnologico, poi posi il pennino ottico e riprendi la penna dai colori gialli e neri, come le matite di una volta. Continui nella tua lista, accumulando sigarette spente nel portacenere nero.

Il piatto dove è poggiato il bicchiere, ormai vuoto, contiene anche i noccioli delle olive che immancabilmente vengono inserite in qualunque aperitivo, mentre il ghiaccio sciogliendosi tenta inutilmente di lasciare una traccia di se.

"Un altro, per piacere" chiedi alla cameriera che hai chiamato con un cenno, e dopo poco un secondo bicchiere fa compagnia al primo, con l'unica differenza di essere pieno. Due piccole coppe per gelato sono riempite con salatini a forma di stelline, rombi e vermetti, nell'attesa di essere sgranocchiati per aumentare la sete che senti questa sera. La sera avanza, il cielo sta rapidamente diventando scuro, l'aria piacevolmente fresca ti fa venir voglia di rimanere ancora un poco seduto a quel tavolino anonimo, che oggi immortalerai in un elenco di pensieri e cose posate sul suo piano. Anche il secondo bicchiere ben presto si svuota, mangi la fetta di arancia per togliere il sapore amaro dei salatini. Il palmare color alluminio è posato accanto al notes nero su cui stai scrivendo, la mano sinistra che tiene ferme le pagine, la destra che scorre sulla carta per fissare le tue emozioni. Riguardi la prima pagina che hai scritto questa sera, prima dei due Campari, e ti rendi conto che la scrittura era più nitida e più diritta, mentre ora tende ad essere leggermente inclinata verso sinistra.

Un terzo aperitivo viene a fare compagnia agli altri due, lo bevi per dovere più che per piacere.

La presenza della cameriera e le sue apparizioni sono uno dei fatti meno importanti della tua serata, e ti accorgi del controsenso di questo pensiero mentre lo scrivi sulle pagine color panna del tuo bloc-notes.

Il cellulare indica le ore 20 e 10 di sabato. Decidi che è ora di tornare a casa, alzandoti con lentezza e controllando di non aver lasciato nulla di tuo su quel tavolino.



Rooms by the sea, Edward hopper

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categoria : racconti, introspezione, autoreferenza

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