Solamente un colore mancava al suo braccialetto colorato, solamente il nero. Seduto sulla giacca stesa sulla sabbia, Hermann attendeva paziente di riuscire a completare l’arcobaleno che aveva al polso, in cui ogni colore aveva la sua storia. Il filo giallo, ad esempio, proveniva dalla gonna di Evelyn, strappata dopo averle fracassato la testa con un mattone. Il verde invece in origine faceva parte delle calze colorate di Julia, tolte dopo averle reciso la carotide con un filo di ferro.
Il blu poi era un filo del maglione di Sandra, che aveva avuto l’accortezza di sfilarle prima di tagliarle la gola per non farlo sporcare di sangue.
Mentre, così seduto, ricordava ognuno dei suoi fili, passò davanti al suo orizzonte una ragazza che faceva il suo jogging serale in riva al mare.
Correndo, lei gli sorrise brevemente, continuando poi i suoi allenamenti.
Hermann la guardò da dietro mentre si allontanava, osservando affascinato le movenze della lunga treccia che dalla nuca le scendeva fino alle natiche. Quel dondolare in sincrono con i glutei che si movevano su e giù era quasi ipnotico, destra e sinistra, su e giù…. Ora la ragazza si era fermata, forse cento metri più in là, e faceva piegamenti e flessioni appoggiando bene a terra le mani, rimanendo con le gambe ben dritte.
La treccia toccava quasi terra, ed Hermann pensò che con quei capelli avrebbe potuto costruirsi l’ultimo filo che ancora mancava al suo braccialetto.
Si alzò da terra, e con calma si diresse verso la ragazza.
-Gran brutta storia, eh tenente?- disse l’agente McPherson
-Si agente, puoi dirlo forte, puoi proprio dirlo forte- rispose in un sussurro il tenente Robertson della Omicidi, mentre osservava alla luce della lampada l’ennesimo cadavere steso sulla spiaggia.
Quanti erano ormai, si chiese, sette, otto? Tutti con la stessa firma, lo stesso modus operandi.
Si girò verso il medico legale: -Allora doc, dimmi tutto-
-Beh, c’è poco da dire- rispose il dottore, tirato giù dal letto come tutti gli altri a quell’ora impossibile del mattino, -La morte è avvenuta per strangolamento, circa cinque o sei ore fa, e quindi – aggiunse guardando l’orologio – tra le nove e le dieci di ieri sera. Troverà tutto sul mio rapporto nel pomeriggio-
-Grazie doc- rispose Robertson. –E voi ragazzi, cosa potete dirmi? – rivolto verso i colleghi della scientifica.
-I rilevamenti sono terminati - rispose uno dei tecnici -dovremo analizzare alcune fibre ed i capelli, ti farò sapere tra un paio di giorni. Ah, in mano aveva un ciuffo di capelli, sicuramente quelli dell’assassino. –
-Va bene, Henry, grazie – e alzando la voce il tenente disse – Ok gente, se qui tutti quanti abbiamo terminato di fare il nostro lavoro, credo che possiamo andare. L’autorizzazione alla rimozione del cadavere è arrivata, quindi – facendo un cenno a quelli della morgue – potete portar via il corpo. Agente McPherson faccia dare una ripulita e poi tolga i nastri di protezione dalla zona. –
Ben presto sulla spiaggia non rimase più nessuno, tranne una ragazza qualche decina di metri più in là, in una tuta azzurra col cappuccio, che era scesa dalla strada per guardare la scena sulla spiaggia.
Si tolse il cappuccio dalla testa, scoprendo sopra la tempia un’ampia zona senza capelli. Infilò una mano nella tasca posteriore del pantalone e tirò fuori un bracciale di fili colorati, si guardò rapidamente attorno e lo posò sulla sabbia ben steso. Strano, pensò, quel tale era rimasto più spaventato quando lei gli aveva strappato il braccialetto durante la collutazione che quando lo aveva strangolato con la sua treccia.
Sorrise al ricordo e continuò a fare i suoi esercizi, tirando fuori dalla borsa che aveva al fianco dei pesi da allenamento.
Ora poteva aggiungere un altro disco ai manubri.

















