venerdì, 26 gennaio 2007 - 14:50

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Solamente un colore mancava al suo braccialetto colorato, solamente il nero. Seduto sulla giacca stesa sulla sabbia, Hermann attendeva paziente di riuscire a completare l’arcobaleno che aveva al polso, in cui ogni colore aveva la sua storia. Il filo giallo, ad esempio, proveniva dalla gonna di Evelyn, strappata dopo averle fracassato la testa con un mattone.

Il verde invece in origine faceva parte delle calze colorate di Julia, tolte dopo averle reciso la carotide con un filo di ferro.

Il blu poi era un filo del maglione di Sandra, che aveva avuto l’accortezza di sfilarle prima di tagliarle la gola per non farlo sporcare di sangue.

Mentre, così seduto, ricordava ognuno dei suoi fili, passò davanti al suo orizzonte una ragazza che faceva il suo jogging serale in riva al mare.

Correndo, lei gli sorrise brevemente, continuando poi i suoi allenamenti.

Hermann la guardò da dietro mentre si allontanava, osservando affascinato le movenze della lunga treccia che dalla nuca le scendeva fino alle natiche. Quel dondolare in sincrono con i glutei che si movevano su e giù era quasi ipnotico, destra e sinistra, su e giù…. Ora la ragazza si era fermata, forse cento metri più in là, e faceva piegamenti e flessioni appoggiando bene a terra le mani, rimanendo con le gambe ben dritte.

La treccia toccava quasi terra, ed Hermann pensò che con quei capelli avrebbe potuto costruirsi l’ultimo filo che ancora mancava al suo braccialetto.

Si alzò da terra, e con calma si diresse verso la ragazza.







-Gran brutta storia, eh tenente?- disse l’agente McPherson

-Si agente, puoi dirlo forte, puoi proprio dirlo forte- rispose in un sussurro il tenente Robertson della Omicidi, mentre osservava alla luce della lampada l’ennesimo cadavere steso sulla spiaggia.

Quanti erano ormai, si chiese, sette, otto? Tutti con la stessa firma, lo stesso modus operandi.

Si girò verso il medico legale: -Allora doc, dimmi tutto-

-Beh, c’è poco da dire- rispose il dottore, tirato giù dal letto come tutti gli altri a quell’ora impossibile del mattino, -La morte è avvenuta per strangolamento, circa cinque o sei ore fa, e quindi – aggiunse guardando l’orologio – tra le nove e le dieci di ieri sera. Troverà tutto sul mio rapporto nel pomeriggio-

-Grazie doc- rispose Robertson. –E voi ragazzi, cosa potete dirmi? – rivolto verso i colleghi della scientifica.

-I rilevamenti sono terminati - rispose uno dei tecnici  -dovremo analizzare alcune fibre ed i capelli, ti farò sapere tra un paio di giorni. Ah, in mano aveva un ciuffo di capelli, sicuramente quelli dell’assassino. –

-Va bene, Henry, grazie – e alzando la voce il tenente disse – Ok gente, se qui tutti quanti abbiamo terminato di fare il nostro lavoro, credo che possiamo andare. L’autorizzazione alla rimozione del cadavere è arrivata, quindi – facendo un cenno a quelli della morgue – potete portar via il corpo. Agente McPherson faccia dare una ripulita e poi tolga i nastri di protezione dalla zona. –

Ben presto sulla spiaggia non rimase più nessuno, tranne una ragazza qualche decina di metri più in là, in una tuta azzurra col cappuccio, che era scesa dalla strada per guardare la scena sulla spiaggia.

Si tolse il cappuccio dalla testa, scoprendo sopra la tempia un’ampia zona senza capelli. Infilò una mano nella tasca posteriore del pantalone e tirò fuori un bracciale di fili colorati, si guardò rapidamente attorno e lo posò sulla sabbia ben steso. Strano, pensò, quel tale era rimasto più spaventato quando lei gli aveva strappato il braccialetto durante la collutazione che quando lo aveva strangolato con la sua treccia.

Sorrise al ricordo e continuò a fare i suoi esercizi, tirando fuori dalla borsa che aveva al fianco dei pesi da allenamento.



Ora poteva aggiungere un altro disco ai manubri.
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categoria : racconti, scrittura

martedì, 23 gennaio 2007 - 23:35

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Il tram numero 19 di color verde foglia si ferma, con grigio stridore di freni, di fronte alla palina giallo limone della fermata di piazza Galeno.

Macchie cobalto e macchie fiordaliso, rosso vinaccia con fiori magenta o terracotta e disegni vaniglia, si muovono con ritmo disordinato per salire e prendere posto sui sedili color senape, o appoggiati alle pareti smaltate di verde chiaro, ben attenti a non appoggiarsi al mantice di gomma nera.

Ricordi lattiginosi come questa giornata mi tornano alla mente, acquistando colore mentre risalgono dalle profondità blu scuro della memoria; il tram percorre viale Regina Margherita e persone che non ricordavo nemmeno di aver dimenticato arrivano alla spicciolata, formando una tavolozza dove posso intingere il pennello della mia gioventù.

Anni, scoloriti da lacrime azzurre e solitari sorrisi cerulei, appaiono nuovamente riflessi sul finestrino trasparente del tram, anche allora utilizzato per passeggiate color porpora tra librerie e bar, dove il sabato consumavo in solitudine domenicali aperitivi con riflessi di mandarino.

All'improvviso una splendente palma verde di dieci metri mi riporta alla realtà virata al seppia di oggi, una palma con il tronco color terracotta che si propaga verso il cielo insidioso di pioggia e sole a scomparsa per fuggire dai palazzi mattone polveroso di piazza Buenos Aires.. L'umido ardesia della giornata lo sento un po' già nelle ossa, prima ancora di vederlo sui marciapiedi, come assaporare del vino prima di averlo bevuto. Il giallo dei tavolini di un bar e l'arancione delle tute degli operai al lavoro sulla strada è quasi fastidioso nella mescolanza delle tonalità, il viso arrossato di un uomo che sale di corsa sul tram dopo una corsa è quasi scioccante nella sua vivacità, così continuo ad osservare i miei occhi dall'esterno del finestrino.

Il semaforo rosso verde e giallo di piazza Ungheria riporta i miei sogni nello scrigno dove erano stati collocati, avvertendomi di scendere alla fermata successiva. Lascio così il mulino dei colori che il ritmo lento del tram numero 19 ha dissepolto, avviandomi per la strada color terra di Siena, macchiata dalle foglie marroni degli alberi.

Nel tramonto l'inverno.è finalmente arrivato


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categoria : viaggi, frammenti, introspezione

sabato, 20 gennaio 2007 - 00:07

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Talvolta vorrei vivere in una Terra Parallela.









Ma questo credo di averlo già detto.










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categoria : frammenti, cyberpunk, autoreferenza

domenica, 14 gennaio 2007 - 23:35

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Arrivano, certe sere arrivano senza volere, senza aver mai pensato di chiamarle, però so che arrivano, le attendo con ansia e con timore insieme.

Sono quelle sere delle malinconie e del ricordo, del rimpianto e delle lacrime da tenere nascoste.

In queste sere anche la musica casuale che arriva dai canali della rete sembra accordarsi con la mia anima, e le foto e i panorami offerti da randomici motori di ricerca paiono invitarmi a guardare dall'alto la mia vita.

Salgo quindi sull'altopiano, aggrappandomi a rocce e radici che escono dalle pareti scoscese, e quando arrivo in cima osservo tutta la mia vita, senza più alcun ostacolo di fronte a me. Rivedo la foresta impenetrabile dei primi anni di università e le sabbie mobili dei sabati mattina trascorsi a bere aperitivi in un bar del centro.

Osservo le strade polverose e brulle, ma soprattutto solitarie, percorse la domenica pomeriggio, e viali con alberi diversi l'uno dall'altro, alcuni fioriti, altri secchi, come alcuni dei miei strani compagni di viaggio della giovinezza. Una pianura tranquilla e senza ostacoli, interrotta da numerose oasi le cui acque possono essere dissetanti o velenose.

Un bosco lussureggiante e pieno di colori e suoni e odori, in cui mi sono perduto ed ancora tante volte mi perderò.

Più vicino, i fiumi impetuosi da attraversare e le montagne impervie da superare, i tronchi pesanti da trasportare della mia maturità ed i fuochi della notte per scacciare i fantasmi e gli animali pericolosi mi riempiono le membra di stanchezza.

Ecco invece laggiù gioiose corse di cuccioli in cerca della loro vita, e poco distante vecchi animali che si abbandonano, alcuni con grazia, altri con dolore, al loro sonno.



Verso l'orizzonte un terreno grigio e brullo divide l'ultima oasi dal mare, il blocco di ghiaccio ha solo rallentato, ed ora riprenderà il suo cammino per sciogliersi infine nell'oceano.

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categoria : introspezione, autoreferenza

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