venerdì, 29 settembre 2006 - 00:22

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Seduto sulla poltrona, presi i cavi di connessione, e cominciai a guardarli.

Non volevo tornare laggià, non ancora, almeno. Non avrei saputo piu' cosa fare, cosa dire, come comportarmi; e se poi l'avessi incontrata ancora? Forse, entrando con una identità diversa ... ma no, stavo dicendo stronzate, e lo sapevo benissimo. Lei mi conosceva troppo bene, ed io so mentire così male, mi avrebbe scoperto dopo un paio di frasi. Eppure, era più forte di me.

Magari, potevo andare in un posto diverso, ce ne son cosi' tanti che .... No, neanche questo potevo fare, lo sapevo. Non avrei resistito alla tentazione.

Misi da parte gli elettrodi, e richiesi un blues dal cd; un brano di Johnny Lee Hooker, struggente, da ascoltare in cuffia a mezzanotte, poi ...

Mi stava prendendo sempre più la malinconia, non potevo non cercare di vederla ancora una volta. La musica, poi non mi aiutava di certo, stava cantando Patty Smith, con la sua voce lacerante, sembrava dilaniarmi l'anima.

Iniziai a connettermi, il familiare fruscio che accompagnava l'inserimento in Rete tornò a farmi compagnia, un'altra volta.

Ero dentro!

Sentivo i bit scorrere attorno a me, ero preso dalle correnti che ruotano attorno alle banche dati, ed i flussi delle Realtà Virtuali mi scivolavano accanto come acqua di un mare mai dimenticato.

Ero dentro!

Ancora quella sensazione, sentirsi scomposto in atomi fondamentali, preso dalle mille direzioni, e ricomposto al termine del viaggio. Riuscii ad orientarmi abbastanza agevolmente, e mi diressi verso le Stanze Virtuali, dove sapevo che l'avrei incontrata, o che avrei incontrato qualcuno che l'aveva vista ultimamente.

In sottofondo, i Nirvana accompagnavano il mio viaggio, cantando My Girl. Trovai quasi subito un avatar che mi si avvicino'. 'Ciao, Ice', mi disse, 'parecchio che non ci si vede'

''Ciao a te ... ' (cazzo, non mi ricordavo chi fosse ... dovetti leggere il suo metafile) 'ciao Holly, come va?'

'A me abbastanza bene, Ice, e tu, che mi racconti? '

'Hai visto ... ?' chiesi

'Stai parlando di Gloriah?' un sorriso ironico apparve sulla sua faccia elettronica

'Si,' risposi ' di chi altro dovrei parlare?'

'Già, facevate coppia fissa fino a qualche tempo fa. Mi spiace, Ice, e' tanto che non la vedo'

Bene, mi dissi, pretendevi di trovarla appena entrato? Dopo due mesi che non ti facevi più vedere? Cretino, mi dissi, sei mica l'unico, e lo sai!

'Grazie lo stesso, Holly, ci si vede, eh?'

'Hey, Kent, perchè non provi alla Rising Sun House? E' una nuova Virtual Reality, molto frequentata. C'e' Express che fa entrare la gente, te lo ricordi lui, no? Prova là'

'Ok, proverò a cercarla laggiù' Iniziai a cercare questa VR, con il nome di un vecchio brano di Bob Dylan, anche se a me piaceva più la versione degli Animals. Ci misi un po' prima di arrivare, era stata ben mascherata, e dovetti fare parecchi bounce prima di arrivare, ed anche pagare per qualche link, ma tanto avevo giga di Ram di cui potermi disfare senza problemi.

Arrivai davanti alla Rising Sun. Però, avevano fatto le cose in grande! Due mesi di tempo oggettivo son tanti nella Rete, e possono cambiare tante cose ... ed anche nella Real Life, se e' per questo. Gli Aerosmith narravano di sogni, cantando Dream On.

Due mesi sono abbastanza per macerarsi nei ricordi, per struggersi nei rimpianti, per leggere un file e mettersi a piangere, per aprire una cartella e non vedere niente di nuovo, sono abbastanza due mesi, si ... sono abbastanza. Vidi Express all'entrata, che mi riconobbe immediatamente.

'Ma guarda chi c'e', Ice Kent, il nostro amico della vecchia stanza ... ehi, amico, dove sei stato tutto questo tempo, eh?'

'Ciao Express, fai il buttafuori nelle chat, ora, eh? Quando ti ho conosciuto eri uno dei peggiori pirati del W3C'

Mi vennero in mente tanti particolari di quel che io ed Express avevamo fatto assieme sul WEB, e mi tornò parte dell'antico orgoglio. Raddrizzai le spalle, colorai meglio il mio avatar e gli chiesi:

'Mi hanno detto che forse, qui da te ... ' Non mi fece finire :

'Gloriah e' di la', e ti aspetta'

Non volevo crederci :'Mi aspetta? da due mesi?' I REM cantavano Imitation of Life, nel frattempo, e mai brano sembrava più indicato....

'E cosa credevi, dove pensavi che potesse andarsene, dopo che tu l'hai abbandonata in quel modo? Entra, ma datti una sistemata, ok?' Entrai, e fui subito assalito dalla confusione, tutti che parlavano tutti insieme, immagini digitali coloratissime, strane, alcune complicate; evidentemente in questi ultimi due mesi era uscito qualche nuovo software. Mi sentii un po' antiquato, con il mio sobrio avatar, ma mi feci largo tra la folla, ed iniziai a cercare Gloriah.

Fu lei che trovo' me.

Un piccolo lampeggio vicino al mio occhio destro, mi stavano contattando, e quando risposi affermativamente, era lei. Il suo abito digitale era bellissimo, triste al tempo stesso. Completamente senza colori, un insieme di bianchi, neri e grigi, con un'unica macchia di colore, una cintura verde bottiglia, che le avevo preparato ed installato personalmente. Andai verso di lei, senza vedere le facce di chi mi circondava, e quando fui in contatto, le dissi, stupidamente:

'Ciao Gloriah, come stai?' I Beatles pregavano, dicendo Let It Be.

Mi guardò con i suoi occhi bellissimi, come quelli che aveva nella RL.

'Ciao Ice. Come vuoi che vada? e a te?'

Io non sapevo cosa risponderle, il cuore, quello digitale e quello reale, stavano correndo come una mandria di cavalli, ed il ciclo di sistema superò il 95 per cento. Attesi un attimo per ricompormi, e quando fui di nuovo padrone della situazione, le dissi:

'Perchè mi hai aspettato tutto questo tempo? Perchè non hai trovato qualcuno migliore di me?'

e Cindy Lauper strillava Time After Time.

Lei mi guardò, il suo sguardo aveva una profondità che non le avevo mai visto, e mi rispose:

Perchè ti amo, Ice, e non potrò mai amare nessuno come te'

Queste parole ebbero su di me, un potere enorme. Mi sentii riscaldare il corpo, il mio avatar si illuminò di nuovi colori, ed anche la mia Gloriah subì una trasformazione analoga, i suoi grigi si tramutarono in rossi, celesti, verdi acqua e blu notte. Mi tolsi rabbiosamente gli elettrodi dalla testa, mi alzai dalla Poltrona di Connessione, e mi diressi verso la camera da letto.

Lì, mia moglie mi attendeva, ancora seduta alla sua postazione, mentre mi guardava con occhi pieni di amore e di gioia, mia moglie, il cui nome in Rete era Gloriah, e che aveva atteso due mesi che io ritornassi con lei nella vita reale ed in quella digitale.

'Dimmi ancora quello che mi hai detto prima' le dissi.

'Ti amo', mi rispose.

Le slacciai la cintura verde bottiglia, e la sua vestaglia scivolò a terra.

Prima di baciarmi, Gloriah mi disse: 'Ricordati pero' di salutare, la prossima volta che lasci una stanza .... ' e ridendo come matti, trascorremmo, da due mesi a questa parte, la prima notte insieme vera, senza nulla di digitale tra di noi. I Led Zeppelin stavano parlando, molto appropriatamente, di scale per il parad
iso, Stairway to Heaven.



Ice, Novembre 2001



(già pubblicato il 25 marzo 2005 )

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categoria : racconti

domenica, 24 settembre 2006 - 15:13

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Sentendo rumore di passi rientrò velocemente nel suo rifugio, nascondendosi all'interno dell'umida oscurità di condomini abbandonati. L'astronave era atterrata in un'area disabitata e non coperta da sensori, ognuno di loro aveva una meta, un obiettivo. Seminare il panico, creare disagio, distruggendo quel che ostacolava il loro cammino. E trovare chi poteva aiutarli o distruggerli.

A quel punto, non faceva più differenza.

Lui si era diretto verso il mercato, camminando all'ombra di muri che trasudavano pioggia e polvere. I raggi del sole non penetravano più lo strato di nuvole ormai da molto tempo, e ogni pietra, ogni mattone, era freddo e viscido, senza più vita. Mentre si avvicinava al suo obiettivo sapeva che avrebbero distrutto ogni ostacolo, ucciso ogni essere che avesse osato fermarli.

Cosa sono carne e sangue, dopo tutto, se non tubi con liquidi che vi scorrono dentro, sostegni di materiale calcareo, tiranti flessibili di molecole gelatinose?

E cosa quell'ammasso di cellule specializzate distanziate quel tanto che basta a far scoccare scintille elettriche tra di loro? Quale era la differenza, se gli stessi impulsi scorrevano anche nel suo corpo ed in quello dei suoi compagni? Se aveva incubi e paure, e desideri e sogni'

Se amava, ed odiava?

Si muoveva velocemente tra i carretti che vendevano spiedini di pesce e cartoline pornografiche, gabbie di animali elettrici e parti di ricambio per elettrodomestici. L'indirizzo che conosceva non era lontano da lì, ed incamminandosi pensava che probabilmente, alla fine di quella giornata, non avrebbe più rivisto alcun Sole.

Per questo gli piaceva camminare tra i vicoli piuttosto che sulle grandi strade. Lì il buio era ancora più fitto, ed avrebbe avuto meno rimpianti, credeva, nel momento in cui avrebbe dovuto chiudere gli occhi per sempre. A meno che non si riuscisse a fermare il processo, a meno che non si riuscisse ad invertire il flusso elettrico che lo condannava, lui ed i suoi compagni, alla morte.

Misera fine per loro, senza nemmeno poter raccontare quel che i loro occhi avevano veduto.

L'unica sua speranza era andare egli stesso incontro alla morte, cercando colui che avrebbe potuto ucciderlo, o salvarlo. Era arrivato vicino alla casa che doveva raggiungere, dall'angolo riusciva a vedere il portone ed il terrazzo. Tra poco, il Cacciatore di Androidi si sarebbe svegliato.



Una minuscola e allegra vibrazione elettrica, trasmessa dalla soneria automatica e proveniente dall'organo degli umori, accanto al suo letto, svegliò Rick Deckard. Sorpreso (trovarsi sveglio senza preavviso lo sorprendeva sempre) si alzò dal letto, restò immobile un attimo nel suo variopinto pigiama e si stiracchiò.



Gli Androidi sognano pecore elettriche? (Philip K. Dick, 1968)



dall'idea dei Falsi Incipit di Zop

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categoria : racconti

venerdì, 22 settembre 2006 - 23:09

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :





Le strade attorno a Piazza Bologna, a Roma, portano nomi di personaggi storici più o meno noti. Abbiamo così via della Lega Lombarda, alleati del Papa nella guerra contro Federico Barbarossa, via del Carroccio, Via Berengario, via Giovanni da Procida. Una piccola stradina, che si apre a destra di via Lorenzo il Magnifico, è intitolata alla Contessa di Bertinoro. In questa quieta strada sorgono non più di tre palazzi per lato, alti al massimo cinque piani, con un piccolo fossato a dividerli dalla strada. Cancelli di metallo dipinto di verde proteggono le scale che, scavalcando il fossato, conducono ai portoni di ingresso. La targa che indica il nome della strada riporta un epitaffio biografico, indicando che la nobildonna aiutò Ancona a resistere all'assedio del 1172. Siamo perciò parlando di avvenimenti di oltre novecento anni fa. In quel periodo la lotta per la supremazia in Italia, contendendosi le spoglie dell'Impero Romano, vedeva in campo Federico Barbarossa da un lato, e la Chiesa dall'altro nelle vesti del suo papa, Alessandro III. Era un periodo di papi e di antipapi, di arcivescovi fedeli all'imperatore e nobili fedeli alla chiesa, mentre nel frattempo l'Imperatore d'Oriente tentava in tutti i modi di penetrare in Italia. Le guerre e gli assedi delle città erano ormai cronaca quotidiana, e ben pochi furono i periodi di pace. La città di Alessandria fu fondata proprio in questo periodo, per spezzare l'avanzata delle armate del Barbarossa; in pochi anni, artefice anche la benedizione papale a cui la città fu intitolata, la popolazione poteva contare su quindicimila soldati. Tra le lotte per il potere assoluto, quindi tra papi ed imperatori, si inserivano naturalmente le lotte per il potere locale, tra le famiglie di nobili e gli arcivescovadi. All'alba di un giorno di aprile del 1173. Quaranta galere veneziane bloccavano la via del mare, mentre nelle campagne l'arcivescovo scomunicato Cristiano di Magonza poneva le basi per un assedio che doveva durare oltre due anni. Durante il giorno attacchi tesi a logorare la resistenza degli anconetani provenivano dal mare e da terra, la notte piccoli attacchi di guerriglia servivano a rompere il riposo dei difensori della città. Da tempo le scorte di cibo erano state razionate, ed il poco latte che veniva ancora prodotto doveva servire non più solo per i neonati, ma anche per rifocillare i cittadini che difendevano le mura. Una eroina di quell'assedio fu Stamira, un altro nome che ricorre nelle strade di questa zona. Durante una battaglia per impadronirsi della città, gli anconetani riuscirono a ricacciare in mare le truppe già sbarcate, mentre contemporaneamente da parte di terra altri cittadini riuscirono a gettare sulle macchine da guerra di Cristiano di Magonza legna intrisa di pece e resina. Le frecce scagliate dai soldati imperiali, però, impedirono agli anconetani di gettare su questa legna delle torce per poter appiccare il fuoco. Solo una donna, Stamira, senza preoccuparsi delle frecce, riuscì nell'intento, portando due torce con se sotto i proiettili nemici, e dando fuoco alle torri di attacco. Grazie a questa battaglia furono portati all'interno delle mura della città numerosi cavalli che furono ben presto trasformati in bistecche e salciccie, dando nuova vitalità ai cittadini. Un'altra figura importante dell'assedio di Ancona fu Altruda Frangipane, Contessa di Bertinoro, che inviò a dar man forte agli anconetani i propri soldati ed i militi di Ferrara che arrivarono in tempo per distruggere completamente le torri di legno dell'esercito imperiale. Questo aiuto fu decisivo per spezzare l'assedio e costringere così le truppe di Cristiano di Magonza alla ritirata sotto i colpi di Guglielmo Marcheselli, comandante delle truppe della Contessa. Ed è proprio a lei che questa stradina, lunga forse cento, centocinquanta metri, è stata dedicata, a collegare via Lorenzo il Magnifico e via Eleonora d'Arborea, due personaggi distanti circa mezzo secolo tra loro e quasi trecento dai fatti raccontati, il primo noto come illuminato signore di Firenze e mecenate delle arti, la seconda ultima regina della Sardegna indipendente.







Il quadro nell'immagine è parte della galleria Cavalli  di Franco Anselmi



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categoria : storia

martedì, 19 settembre 2006 - 23:57

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Esco dal lavoro che è quasi sera, accorgendomi lentamente del lento oscurarsi del cielo. La metropolitana arriva che sono ancora distante dalla fermata, ma non mi affretto, non corro mai per andare a prendere un autobus o un treno. Salgo sul convoglio successivo, trovo un posto a sedere e mi accomodo tirando fuori il libro che sto leggendo in questi giorni. Dopo un paio di fermate il vagone si riempie, ad un tratto dal fondo si sente una voce nasale, un tipo che non riesco a vedere parla ad alta voce. Il suo monologo è rivolto contro la società della lettura, contro tutte quelle persone che come me, come la signora seduta al mio fianco, o come il ragazzo in piedi di fronte a me, hanno un libro e lo leggono. Poso il libro e rimango ad ascoltarlo. In questo momento sta dicendo che potrebbe anche usare mezzi coercitivi per impedirci di leggere, ma non lo farà; ci spiega che noialtri rimaniamo lì a leggere, ma non siamo capaci di ascoltare, confortati dalla nostra intellettualità e dalla nostra presunzione di intelligenza. Si spinge ad affermare che si dovrebbe fare un falò dei libri scritti fino a questo momento, raccontare le storie, e scrivere altri libri.

Le sue parole sono proprio queste: "Fare un fascio di tutti i libri e bruciarli, ma con un cerino solo". Rimango colpito dalla potenza dell'immagine, non mi torna in mente Fahrenheit 451 nè le immagini dei falò nazisti o i roghi dei libri imposti dalla chiesa. Invece, bruciare solo libri già letti, come Pepe Carvalho.

Mi colpisce la potenza di un singolo cerino, che ha la capacità, l'energia potenziale di distruggere intere biblioteche, e mi viene in mente l'imperatore Adriano, forse perchè sto leggendo la Yourcenair. Dall'antica Roma al futuro, il passo è breve. Vedo città di metallo roso dalla ruggine, una notte, una piazza, gente in giacca e cravatta, allentata sul colletto, e tailleur e normali pantaloni da lavoro, ci sono un paio di poliziotti a lato della folla, un monaco buddista ed un cinese calvo.

Libri ammonticchiati al centro della strada, gente che scende dai palazzi in rovina con i libri trovati negli appartamenti vuoti, li gettano sul mucchio che si innalza sempre più. Ad un certo punto arriva un uomo alto, vestito di stracci, occhiali che si reggono su una sola stanghetta, ed una scatola di fiammiferi in mano. Qualcuno toglie qualche pagina dai libri, e la porge al giustiziere in una sorta di offertorio pagano. La carta inizia a bruciare, e l'uomo getta le pagine ardenti nel mucchio, le copertine di pelle si striano, quelle di cartone anneriscono immediatamente, pian piano le fiamme si innalzano. Dura così, il falò, per molto tempo. Poi il fuoco pian piano diminuisce, si spegne, rallenta la sua distruzione e rimangono solo cenere e cenere e cenere. Niente parole, niente più. Ora tocca a noi. Ci guardiamo imbarazzati, poi una donna inizia a raccontare il libro che stava leggendo, e dove non ricorda i dialoghi li inventa, e la storia si modifica, chi aveva vinto nella penna dello scrittore ora diventa perdente nella lingua della donna. Ognuno di noi racconta un libro, a propria immagine e somiglianza.

Le nostre vite si intrecciano così con quelle di Cicikov e di Ulisse, di Tom Sawyer e di Leopold Bloom, e Rosencrantz e Guildenstein diventano amici di Huckelberry Finn.

Raccontata la propria storia come in un vangelo collettivo, ci mettiamo in fila per prendere dall'uomo del fuoco un fiammifero ciascuno, la nostra comunione, e poi via a bruciare altri libri ed iniziare a raccontare storie nuove. Solo pochi libri si salveranno, per merito di asceti della lettura, che contesteranno le nostre storie e le confronteranno con quelle inventate dai legittimi autori.

Il mondo nuovo sarà scritto da noi, ed il nuovo sole sorgerà sull'umanità partecipe della propria vita. La mia fermata è arrivata, ora piove, l'autobus mi riporta verso casa.

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categoria : frammenti, lo studio di psicanalisi

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