martedì, 22 agosto 2006 - 22:42

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Sera prima della partenza.

L'aria è fresca, poche ore ma si potrà dormire bene, svegliandosi riposati domattina.

Preparazione delle valigie, pochi abiti e molto colorati. Dopotutto si va a fare i turisti.

Io mi occupo soprattutto delle scarpe, un borsone pieno, scarpe comode, sandali. Ne ho comperato un paio questa mattina, si camminerà parecchio.

Zainetto con caricabatterie per cellulari e macchina fotografica digitale. Nel marsupio i documenti e il mio taccuino, ormai inseparabile per i miei appunti, che poi vanno a finire nella mia agenda preferita, comperata in una libreria minimalista con scaffali di legno.

La sera prima della partenza è piuttosto strana.

L'attesa è la sensazione che aleggia ovunque, dai vasi di fiori con la bottiglia di acqua, sperando di trovarli non troppo malandati al ritorno, agli accessori da bagno già quasi tutti riposti.

I vestiti per l'indomani già pronti, attesa dell'ora di andare a dormire un po' prima del solito.

Starò fuori una settimana, Barcellona prima e Valencia poi. Niente automobile, solo  aerei e treni. Porterò con me due libri, libri che ho già letto, e quindi amici sicuri.

Il primo è "Sulla strada", di Jack Kerouac, libro letto e riletto più volte. Non l'ho inserito stranamente nella lista dei libri che vedete alla vostra destra, ed appena torno dovrò aggiornarla.

Il secondo libro è "Il centravanti è stato assassinato verso sera", di Manuel Vasquez Montalban. Essendo ambientato a Barcellona ho in mente di seguire un itinerario che mi porti a vedere alcune delle strade citate nel libro, e magari assaggiare le ricette descritte dall'autore.

Di Valencia non ho nulla, invece, così sarà una scoperta completa; conosco solo, per averlo vista in alcuni documentari, la Città delle Scienze, un futuristico museo che mi appassiona anche solo per la sua forma.

Oggi ho avuto un gran mal di testa, che spero di dimenticare a casa domattina. Volevo salutarvi, certo di ritrovarci a settembre per raccontarci i nostri viaggi.

besos

Ice

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categoria : divertimento


I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Scesi le scale del Garage di Molly guardando attentamente dove mettevo i piedi.



Non volevo montare su qualcuno che si stava smaltendo la scimmia. Non che me ne importasse molto di salire con i miei tacchi sulle palle di qualche imbecille sfatto, ma se fossi scivolata mi sarei sporcata il mio vestito.



Capite, era bianco, con una sola macchia rossa all'altezza del seno sinistro. Ed una striscia nera in mezzo alle gambe.



Ma quella non era disegnata, era roba mia.



Come fui da basso mi diressi immediatamente verso il bancone del bar, dove Catskin mi stava già preparando il solito beverone, giusto per scaldarmi, vodka gin e lime.



Osservai l'ambiente mentre ascoltavo la musica che bombardava dagli altoparlanti sul soffitto.



Le solite persone, i soliti personaggi. Niente di nuovo.



Loss vestita con una blusa azzurra aperta sul davanti ed una microgonna rossa, sotto la quale non riuscivo a capire se portasse gli slip, si muoveva tra i capannelli di persone.



Matt che suonava la batteria, mentre di fianco a lui sedeva Brian intento come sempre a leggere un libro e scrivere.



Monday metteva la musica e cambiava il brano ogni dieci secondi, un parossismo musicale che spaziava da Frank Zappa ai Killers, dai Nirvana a George Michael. Solo i Queen e Bowie si riusciva a sentirli per intero.



Il locale era pieno, come sempre, ed io mi diressi verso il centro della sala, per cercare qualche amico, qualche amica, o anche entrambi.



Mi sentii abbracciare da dietro, riconobbi le dita di DreamOfMary sui miei seni e la sua bocca che mi baciava il collo.



-Ciao Bambina- mi salutò infilandomi un palmo di lingua nell'orecchio.



Mi sciolsi dall'abbraccio e mi girai, puntandole un dito contro:



-Mary, devi piantarla di prendermi così all'improvviso, hai capito?-



Lei, per nulla turbata, prese il mio dito ed iniziò a succhiarlo.



-Altrimenti cosa mi fai, mi sculacci?- e se ne andò ridendo.



Inutile, con Mary dovevi fare a modo suo.



Mi misi seduta sul divano, bevendo il mio drink, ed accettai di fumare qualcosa che mi stava porgendo UncleTom.



Ad un tratto apparve sulle scale qualcuno che mi sembrava vagamente di riconoscere. Indossava pantaloni blu scuro, ed una camicia cremisi.



Tra le mani aveva qualcosa, un bastone forse.



Mentre il nome di Ice si faceva strada nella mia mente, lui alzò il fucile che aveva tra le mani, e fece fuoco.



I proiettili uscivano dalla bocca dell'arma con un rumore secco, producevano scie colorate di rosso vermiglio e di verde menta.



Colpi sul banco del bar che esplose in un fiume di gin e campari.



Colpi su Loss, che volò dall'altra parte del garage mostrando a tutti che non portava le mutandine.



Colpi su chi ballava, su chi beveva, su chi scopava.



Proiettili su tutti, cadevano in terra e si liquefacevano, e finalmente il grigio pavimento del Garage di Molly divenne un dipinto, il dipinto che tutti avremmo voluto produrre.



Uno ad uno, Ice stava uccidendo tutti.



Risparmiando me, naturalmente.



Quando tutti furono morti, stesi a terra o riversi sul bancone, pian piano iniziarono a scomparire.



La musica continuava in loop a farmi sentire Hearth Shaped Box dei Nirvana.



Mi alzai e mi diressi verso l'assassino, salii le scale per raggiungerlo.



-Perchè lo hai fatto, Ice?- gli chiesi frenando la rabbia.



-Perchè è ora che tu torni a casa, Bambina- rispose.



-Ma io qui ero, a casa. Questo è il posto dove riesco a stare meglio con gli altri, dove trovo tutto quello di cui ho bisogno. Dove c'erano tutti i miei amici, e c'era Mary e Monday e UncleTom e gli altri. E tu me lo hai distrutto, tu me li hai uccisi!!! Li avevo creati io, esattamente come li desideravo- continuai alzando la voce



-Ti odio, Ice, ti odio cazzo! non voglio aver più nulla a che fare con te, hai capito!??!-



Gli urlai in faccia queste ultime mie parole.



Lui mi guardò fisso, poi mi disse:



-Non puoi farci nulla, Bambina. E' ora di tornare a casa-



Mi prese la mano.



Mi risvegliai sul mio divano, il Terminale spento, gli elettrodi ancora sulle mie tempie.



Ed un mondo da ricostruire, ancora una volta.



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categoria : racconti

domenica, 20 agosto 2006 - 18:48

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :



Questo racconto è del marzo del 2005, l'ho già pubblicato sul mio blog 

Scusate la ripetizione.





Primo Interno


I due medici discutevano a bassa voce tra loro, verificando dati, grafici, analisi, tracciati.

Il più giovane disse:

- Mike, credo che presto perderemo anche lui -

Il più anziano rispose:

- Non è detto, Boris. Lo stimolante che gli abbiamo somministrato stamattina è una molecola nuova, e stando a quel che dicono i biochimici dovrebbe riportarlo allo stato di R2F in diciotto ore. -

- Aspettiamo, allora - disse Boris.

Primo passo

La donna araba era ancora lì vicino a me.

Null'altro vedevo, tutti i miei sensi erano offuscati, sembravano scivolare via insieme al liquido portato via dagli aghi di drenaggio.

Cosa è un ago di drenaggio? Questa parola mi era scaturita d'improvviso alla mente, ma sapevo che doveva essere quella giusta.

La donna araba non si era mossa.

Primo Flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

Io mi avvicinai per osservare il neonato, magari potevo regalare un pezzo di cioccolato a quella ragazza, le avrebbe fatto bene per il latte.

La piazza davanti allo spaccio militare era affollata quel giorno, camionette che portavano ufficiali in ispezione, camion diesel che riempivano l'aria di rumore e di nafta che trasportavano materiale da un fronte all'altro.

Un vecchio blindato trainato da una motrice verso un'officina.

Intorno, militari del Fronte Occidentale con le divise mimetiche color kaki, divise come la mia, e fucili a tracolla, fucili come il mio, e sorrisi ed occhiali da sole, sorrisi ed occhiali come i miei.

Mi avvicinai ancor di più alla donna con il bambino.

Alzai la copertina celeste per vedere il viso del bimbo.

Sotto la coperta un registratore che emetteva il pianto di un neonato, e tre fili che uscivano, per andare a finire dentro la borsa che la donna portava a tracolla.

Un filo Blu, il Cielo.

Un filo Rosso, il Sangue.

Un filo Bianco, l'Esplosione.



Secondo Interno

- Sono trascorse quasi venti ore, e non si vedono segnali di miglioramento - disse Boris

L'altro dottore continuò a guardare assorto il grafico dell'elettroencefalogramma.

- Non riesco a capire - sussurrò Mike - a quest'ora il paziente doveva essersi alzato, aver preso la sua divisa ed essere rientrato al proprio battaglione. Doveva essere nuovamente R2F, Ready to Fight. Non riesco proprio a capire -

- Di questo passo - sentenziò il dottor Boris - li perderemo tutti. Quale è il tasso di perdita? Cento, duecento ogni settimana? -

Mike guardò alcuni tabulati, poi rispose: - Le ultime statistiche dal Dipartimento ci dicono duecentododici nell'ultima settimana, con un tasso di crescita del nove virgola tre per cento. -

- Di questo passo - aggiunse Boris con voce assorta - li finiremo in meno di sei mesi. E dopo? -

- Non lo so. Dopo, non lo so. -

Secondo passo

Ora una seconda figura era accanto alla donna araba, un'infermiera.

Stava sistemando meglio alcuni elettrodi (ecco un'altra parola che non sapevo di conoscere) sulle mie tempie, e regolando l'intensità del ticchettio di uno strumento, un ticchettio che mi aveva accompagnato nei miei sogni.

L'infermiera uscì dalla stanza.

La donna araba rimase accanto a me.

Secondo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

'Bastardi' pensò il soldato. 'Sono come insetti, escono dalle loro cazzo di tane, con i loro cuccioli, e sono centinaia e centinaia. Dovrebbero darci l'ordine di distruggerli tutti con il kerosene, dal primo all'ultimo'

Il militare si avvicinò alla donna, e la spinse via.

Il fagotto le sfuggì di mano, ed il neonato cadde per terra, aumentando il suo pianto.

La donna araba si chinò immediatamente sul piccolo, gli mise una mano dietro la testa, e vide che ne usciva sangue.

Si mise a strillare, chiamando aiuto, ma nessuno le si avvicinò.

Il bimbo smise di piangere, e la donna, guardandolo, emise un urlo ancor più disperato.

Stringendosi il figlio al petto continuò ad urlare, e stavolta le sue grida erano insulti e maledizioni rivolti al militare.

'Vaffanculo!' pensò il militare. 'Un cazzo di nemico in meno'

Poi alzò la pistola che aveva nella fondina, e sparò nel mezzo della fronte della donna, facendo schizzare il sangue sul terreno, dove si riunì per un'ultima volta con il sangue del bambino.

'Anzi, DUE cazzo di nemici in meno!' e se ne andò contento di aver svolto per bene il proprio dovere di soldato.



Terzo interno

- Cosa c'è che non va, dottore? - chiese il Colonnello al dottor Mike - Perchè non riusciamo a fermare il processo di degenerazione nei nostri soldati? -

- Credo, colonnello, che nessun farmaco potrebbe più costringere quest'uomo, e tutti gli altri come lui, a combattere in una terra lontana e per scopi che non capiscono.- rispose il dottore.

Terzo passo

La donna araba era sempre lì. Si era alzata dalla sua seggiola, e stava bagnando un fazzoletto prendendo l'acqua da una bottiglia sul comodino. Lei gli bagnò le labbra, poi la fronte.

Il ticchettio dello strumento era più lento di prima, ma il ritmo era costante.

Terzo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

- Shhh, piccolino, ninna nanna, ninna nanna - iniziò a cantare per far addormentare il bimbo.

Dopo un poco, il pianto si interruppe, sostituito dal lento e calmo respiro di neonato.

Con delicatezza estrema, la donna araba posò il figlio nella sua culla, e continuò a cullarlo ancora un poco.

Quando fu sicura che si fosse addormentato, si diresse in camera da letto, dove il marito stava ancora lavorando alla sua scrivania.

- Dorme? - chiese l'uomo

- Si - rispose la donna araba, - e tu, hai finito di lavorare per oggi? -

- Veramente mi manca ancora un poco, ma conto di terminare domani, così che la settimana prossima potrò consegnare questo progetto. Adesso che siamo in tre, abbiamo bisogno di qualche soldino in più, non trovi? -

La donna si era avvicinata alla scrivania, mettendosi dietro al marito, ed iniziò a massaggiargli il collo e le spalle.

- Hey, Janina, che intenzioni hai, piccola? - chiese ridendo

- Beh, devo prendermi cura di tutti e due i miei ometti, no? Prima uno, ed ora l'altro - rispose lei

L'uomo si alzò dalla scrivania, ed abbracciò la moglie. Le mani di lui si appoggiarono alle natiche della moglie, ed iniziarono ad infilarsi sotto i pantaloni della tuta, toccando la carne soda, del colore della sabbia bruciata dal sole del deserto.

Lei si abbandonò a lui, sbottonandogli la camicia e giocando con i peli del petto del marito.

Lui si chinò per baciarle l'inguine, sfilandole intanto gli slip, ed ubriacandosi dell'odore di lei, usando le proprie labbra per accarezzarle il clitoride.

La prese in braccio e la trasportò sul letto, stando attento a non far rumore.

Fecero l'amore, reprimendo i gemiti ed i sospiri, per non disturbare il sonno del bambino.

 

Ultimo interno

- Anche il maggiore Sam Kezlosky si è risvegliato, Colonnello. - disse il dottor Boris

- Uno dei nostri migliori soldati.... - brontolò il Colonnello. - Ma almeno possiamo sapere cosa sta succedendo ai nostri soldati? -

- Vede, signore - spiegò Boris - gli psicofarmaci che somministriamo ai nostri soldati fanno in modo da seppellire tutte le caratteristiche meno addatte ad andare in battaglia: amore, pietà e allegria, vengono completamente estirpati dalle teste e dai cuori dei soldati. Rimangono solo odio, rabbia e cattiveria, quei sentimenti che servono per vincere le battaglie -

- Questo lo so anche io, perdio! - sbottò l'ufficiale. - Io voglio sapere perchè ritornano ad essere dei maledetti sentimentali, nonostante tutti i medicinali e le psicoterapie, e le elettrostimolazioni che forniamo loro, questo voglio sapere! - ora l'ufficiale stava praticamente gridando in faccia al dottore.

Il dottore attese che il Colonnello si calmasse, poi rispose: - Perchè non potete estirpare l'umanità da un essere umano -

Ultimo passo

La donna araba era sempre lì. Era giorno, adesso, o forse qualcuno aveva aperto la persiana della finestra per far entrare la luce del sole. Dal panorama, sembrava primavera, forse era marzo.

Lui aprì del tutto gli occhi, e cercò la mano di lei.

La donna, al contatto della mano del marito, fece un sussulto, sentendo che le dita di lui si muovevano sotto le sue.

- Come sta nostro figlio? - furono le prime parole che disse.

- Sta bene, e cerca il padre, e spera che torni a casa presto, vivo, e Pronto a Vivere. -

Gli scuri occhi di lei brillavano, guardando il marito.

- Ormai sono guarito, non sarò più R2F, Ready To Fight. Sarò solo R2L, Ready to Live -

Ultimo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

- Perchè il piccolo piange, Janina? - chiese l'uomo.

La donna rise: - tu quando hai fame cosa fai, Sam? cominci a strillare anche tu, 'dov'è il mio pollo, dove sono i miei hamburger? ' Si vede che il piccolo ha ripreso da te -

E sempre ridendo si sedette sul bordo del letto, si aprì la camicetta e scoprì un seno, gonfio di latte, a cui il piccolo si attaccò con forza.

Sam si avvicinò alla donna ed al piccolo, si mise proprio di fronte a loro.

Li guardò per un poco, poi si inginocchiò accanto alla moglie ed al figlio: - Siete il più bello spettacolo del mondo! - e rimase così in ginocchio fino a che il piccolo si addormentò sul seno della madre.

 

Ice

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categoria : racconti, no war

giovedì, 10 agosto 2006 - 23:09

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :




Voi, dittatori della Terra

voi che ci avete incatenati a immaginarie dipendenze

voi che ci avete costretti a bisogni irreali

voi che ci avete divisi in sostenitori del bene e del male

voi che avete inquinato le acque e distrutto le foreste

voi che vendete latte in polvere dove l'acqua è inquinata

voi che vendete le medicine

voi che costruite le armi

voi che distruggete i fiori

voi che vi ergete a santi

voi che costruite scarpe da pallone

voi che le indossate

voi che siete padroni dell'aria che respiriamo

voi che siete intelligenti come le vostre bombe

voi che oltrepassate i sistemi di sicurezza

voi che fate esplodere treni e metropolitane

voi che separate i fratelli

voi che abbattete torri

voi che costruite ponti

voi che costruite muri

voi che presiedete tribunali di guerra

voi che non siederete mai sullo sgabello degli imputati

voi che parlate sempre in nome di qualcuno

voi che distruggete scuole


voi che costruite le vostre scuole

voi che fate volare economie e missili

voi che non ascoltate i pianti

voi che non volete canzoni

voi che avete giacche e cravatte e tailleur

voi che avete una percentuale per ogni razza

voi che volete una sola razza

voi che vivete di un solo colore

voi che nascondete le vostre donne

voi che uccidete i nostri figli

voi che ai nostri figli insegnate ad uccidere

voi che vendete sentieri d'acqua

voi che vendete acqua minerale

voi che vendete miraggi

voi che avete il telefono rosso

voi che calcolate ogni profitto

voi che vendete ogni perdita

voi che credete solo nel vostro dio


voi che non credete nel nostro

voi che avete il bastone pastorale

voi che bastonate il nemico

voi che pregate di vincere

voi che predicate l'elemosina

voi che pregate per vincere

voi.

Io vi accuso

di aver ucciso i nostri bambini

di aver ucciso madri, due volte

di aver ucciso ogni speranza

di aver ucciso ogni futuro

di aver ucciso ogni fantasia

di aver ucciso l'aria e l'acqua

di aver ucciso gli alberi

di aver ucciso ogni sorriso

di aver ucciso i canti

di aver ucciso la gioia

di aver ucciso la giovinezza

di aver ucciso il divertimento

di aver ucciso ogni idea

di aver ucciso tutti gli altri

di aver ucciso i sentimenti

Ma soprattutto

Io vi accuso

di aver ucciso i sogni dei nostri bambini.
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categoria : no war

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