lunedì, 29 maggio 2006 - 21:55

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Negli ultimi periodi ho ascoltato con interesse, di parte devo dire, alcune opinioni sulla differenza di insegnamento tra materie umanistiche e materie scientifiche. Ora, non voglio e non dirò, che una sia più importante dell'altra. Però, quando si ascoltano o si leggono le pubblicità di un famoso centro scolastico privato che ti dicono che bastano pochi esami per prendere una laurea, beh, qualcosa non mi torna. Voglio dire, ok, laureare l'esperienza, ma non puoi prendere una laurea in economia e commercio solo perchè son vent'anni che fai il commercialista, o prendere una laurea in ingegneria se fai il geometra. Prendere una laurea significa altre cose, significa confrontarsi, dopo i primi due anni di gavetta all'arrembaggio di un posto comodo da cui sentire e vedere il professore che tiene la sua lezione, con studiosi e scienziati di tutto il mondo, leggendo i loro libri, sudandoci sopra, insomma. E questo vale sia per le materie umanistiche che per quelle scientifiche. La tesi poi è la summa degli anni di università, troppo spesso ridotta a tesi compilativa e quasi mai sperimentale. In genere i laureandi vengono messi a fare lavoro di segreteria, di archivista, di compilatore di elenchi bibliografici, a recuperare dati e disegnare grafici, o ricopiare disegni che andranno ad arricchire il prossimo libro del professore che ti offre la tesi. E questo è un cappello che, da solo, basterebbe a riempire un blog di commenti e risposte. Invece voglio parlare di lauree scientifiche, come biologia o chimica, geologia o fisica o matematica. L'Italia, sappiamo, è un paese di Eroi Poeti Navigatori e Santi. Ma a quel che appare in prima battuta, non di matematici o di scienziati. Sembra che dimentichiamo che, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, vantavamo una scuola di Fisica difficilmente superabile almeno in Europa, e molti, quasi tutti, di loro, vennero chiamati in quel bellissimo (scientificamente parlando) esperimento che fu il Progetto Manhattan, da cui derivò la costruzione della bomba atomica prima, e della bomba all'idrogeno poi. Tornando indietro, dimentichiamo che Galileo Galilei fu colui che gettò le basi della moderna scienza, basata sulle ipotesi, sugli esperimenti, e sulla confutazione o la conferma delle ipotesi di base. Isacco Newton, che nacque l'anno successivo in cui moriva Galileo, ancora intitolava il suo lavoro principale Principi di Filosofia Naturale, ma ormai di filosofico non c'era assolutamente nulla. Oggi qualunque scienziato, durante un esperimento, prende dei dati, li confronta con la teoria, espone le proprie conclusioni, pubblica il proprio lavoro. Altri scienziati ripetono esattamente l'esperimento, nelle stesse condizioni, per confermare o meno le conclusioni. Per approssimazioni successive, la scienza va avanti. Con grandi errori, certo, ma anche con grandi successi, come ad esempio la codifica del genoma umano, o la scoperta dei gel (datata più di vent'anni fa) con i quali oggi si fanno dalle vernici ai dentifrici, alle pomate. In Europa la maggior parte delle tesi sono sperimentali. Questo significa, per il laureando, fare lavoro di gavetta, certo, come digitare dati su un computer, estrarre grafici, anche disinfettare provette. Ma tutto questo a fianco dei più grandi scienziati mondiali, spesso Premi Nobel, ed imparando le tecniche più moderne, quelle che a lezione non si possono insegnare e che si possono imparare solo lavorandoci sopra. Hanno borse di studio che consentono loro una vita dignitosa in Italia, provenienti da Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, con la possibilità di pagarsi un affitto e di mangiare, poi sta a loro trovare dei piccoli impieghi con cui arrotondare. In Italia ai nostri laureandi in materie scientifiche non si offre la stessa possibilità, e talvolta devono rimetterci di tasca propria per poter acquisire l'esperienza, poniamo ad un laureando in fisica delle particelle, di andare a Ginevra e lavorare con il Superprotosincrotrone, la macchina acceleratrice più avanzata del mondo. Ed il CERN è pieno di scienziati italiani che all'inizio si son pagati tutto da soli, con una borsa di studio di poche migliaia di euro l'anno. La ricerca medica, tanto per non andare nell'esoterismo dell'astrofisica, o la scienza dei materiali, non è qualcosa che si inventa così, con uno schiocco di dita, ma si raggiungono risultati lavorando sodo con le nuove tecnologie, inventandone di altre, migliorando quanto già esiste. Ma l'Italia è anche il paese che negli anni '60 e '70 aveva una impresa come la Montedison che era leader nei nuovi materiali plastici (chi di voi ricorda il Moplen, con la pubblicità di Gino Bramieri? una scoperta italiana), o con l'Olivetti che aveva costruito il primo computer da tavolo in Europa (certo, non come il portatile con cui sto scrivendo questo post, ma stiamo parlando di 30 anni fa). La Montedison è sparita, e l'Olivetti chiusa. Nel campo della ricerca sugli asfalti, ad esempio, le ditte italiane vengono chiamate in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, a spiegare come costruire strade. A Roma abbiamo più buche che metri quadri di asfalto. Ora, la mia non è la perorazione di una causa, dovrei fare un post molto ma molto più lungo di quanto questo già non sia. E non voglio nemmeno scatenare guerre di religione tra Umanisti e Scienziati. Dico semplicemente che, visto che andiamo verso un mondo tecnologico, qualche matematico e fisico in più non guasterebbe, così come metereologi o geologi. Tanto per limitarmi a cose che conosco, naturalmente. Mi piacerebbe sentire i vostri commenti.
ps. Il titolo è l'equazione di un pendolo per piccole oscillazioni, diciamo non più di cinque o sei gradi, ossia l'approssimazione per piccole oscillazioni della legge del moto di un pendolo.
Anche questa legge è stata scoperta da Galileo, sulla base di dati sperimentali: il quadrato del Periodo T di oscillazione di un pendolo è uguale a 2 volte ¶ (il famoso pi greco) moltiplicato per la lunghezza del pendolo stesso e diviso per l'accelerazione di gravità, ossia approssimativamente 9.81 metri al secondo per secondo.
Pensate a quante cose che pendolano conoscete....
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categoria : introspezione, matematica

giovedì, 25 maggio 2006 - 00:16

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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In pieno possesso delle mie rimanenti facoltà mentali, io sottoscritto Ice Kent, in arte Ice Kent, residente in http://Ierilalunanoncera.splinder.com dichiaro di voler lasciare i miei averi come di seguito descritto:
Lascio il blog al mio amico Ernesto, che non ha mai capito l'importanza di chiamarsi così, e che forse chiamandosi in altro modo potrà trovare la propria strada, se non altro nell'immagine di fondo del blog stesso;
Lascio la mia raccolta di immagini di donne nude su un paio di siti di spazio web ad Anto così che non perda tempo sulla rete e si vada a trovare un lavoro;
Lascio la mia raccolta di musica all'impresario di pompe funebri, che inserisca nella mia lapide un lettore mp3 così che ogni visitatore possa scegliere il brano che più lo aggrada al momento;
Lascio il tempo che trovo;
Lascio il mio cellulare sul comodino, con la preghiera di inviare un sms il giorno del mio compleanno; non vi offendete se non vi risponderò, ma preoccupatevi se lo farò ;
Lascio il mio portatile collegato alla rete, che sono ormai giorni che sta facendo non so più che cosa ed ogni tanto cerca i driver su Internet;
Lascio il mio cappello di paglia alle tarme, che finiscano almeno di mangiare anche l'ultimo pezzetto di tesa ormai rimasta;
Lascio i vestiti che ho comperato ai ricchi, che li possano regalare ai poveri;
Lascio i miei cd, i vinile, le musicassette a mio fratello, così almeno si comincia a fare una buona cultura musicale;
Lascio i miei libri aperti a pagina 69;
Lascio le mie penne con il logo di varie aziende al mio medico, che possa ancora scrivere tante ricette per le persone che mi sono antipatiche;
Lascio l'automobile parcheggiata in divieto di sosta, in modo che il solito vigile non si preoccupi di perdere il proprio lavoro;
Lascio la tessera intera rete dei trasporti pubblici al signore che mi rubò il motorino;
Lascio l'ultimo profumo che ho comperato ad una cifra esorbitante al tizio che oggi era seduto di fianco a me in metropolitana;
Lascio perdere;
Lascio la fede a chi ne volesse prendere un po', ma sbrigatevi che è praticamente terminata;
Lascio la mia filosofia a Dio, che magari si renda conto di certe cazzate;
Lascio la tessera del sindacato agli eredi di Gianni Agnelli, l'ultima cosa che ancora non si erano comperati;
Lascio il gelato nel freezer, così almeno me ne rimarrà uno nel giorno del giudizio;
Lascio i libri di Terzani a Belzebù, che magari mi riserverà un trattamento di favore;
Lascio la raccolta di Charlie Brown ad un mio amico pelato e con la faccina buffa e tonda;
Lascio la raccolta di Penthouse ai miei figli;
Lascio questa vita a chi la vorrà raccogliere.
In fede, addì quando sarà sarà
Ice Kent
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categoria : divertimento, autoreferenza

domenica, 21 maggio 2006 - 20:44

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Rupert pensò che prima o poi avrebbe dovuto farla finita.
Si alzò dalla sua poltrona, e spense lo stereo dove girava un vecchio disco di Sonny Rollins. Per quanto amasse il jazz, a Rupert non sembrava adatto al momento.
Forse qualcosa di Schubert, dolce e romantico, o Beethoven, energico. Scelse invece una raccolta di Notturni e Preludi di Chopin. Guardò la copertina del disco, e ricordò quando lo aveva comperato, insieme a lei.
Avrebbe voluto che lei fosse presente, ma immediatamente dopo decise che non ne avrebbe avuto il coraggio, farlo mentre lei lo guardava.
Prima di varcare l'uscio dell'appartamento, lei aveva pregato Rupert di non fare sciocchezze, di aspettarla. Era andata via, proprio pochi istanti prima, aveva chiuso la porta con attenzione ed era uscita. Ascoltare il disco non l'avrebbe fatta comparire, ma sicuramente le dolci note del musicista polacco avrebbero reso l'attesa del momento fatale più gradevoli.
Mise il disco sul piatto, un giradischi vecchio, ma di marca, e si fermò ad attendere i primi suoni del pianoforte.
Barcollò, si riscosse.
Tra poco l'avrebbe fatta finita.
Tra poco, non sarebbe più rimasto nulla.
Rupert si avviò in cucina, aprì il cassetto e ne tirò fuori un coltello. Il freddo acciaio gli rimandò la sua immagine, i capelli che strenuamente combattevano la già perduta battaglia con la calvizie, gli occhiali con la montatura di metallo. Fece per accendere una sigaretta, poi ci ripensò. Questo momento non sarebbe stato rovinato dal bruciore del tabacco.
Piuttosto un bicchiere di porto, si, liquore, ci voleva del liquore.
Impugnò il coltello saldamente per il manico.
L'avrebbe finita, ora, in quel momento.
Non avrebbe atteso che sua moglie tornasse dal parrucchiere.
Quella crostata alle visciole aveva i minuti contati.
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categoria : racconti, introspezione, autoreferenza

venerdì, 19 maggio 2006 - 23:51

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Talvolta si va in giro a cercare sogni nei posti più impensati. O magari solamente piccole soddisfazioni, lavoro, casa, studio. Spesso troviamo la loro realizzazione in cose talmente piccole e banali da sgranare gli occhi per lo stupore. Può essere la vista di un panorama inaspettato al di là di un terrazzo, oppure il profumo di un mazzolino di fiori comperato per la festa della mamma, o ancora il sapore di un'insalata che vi siete fatti con le vostre manine, mescolando insieme acciughe, erba cipollina, pomodori. Non parlerò di cose strane, quindi. Parlerò del sabato dell'Uomo Meccanico. O Falegname o Pittore o altro. Quell'uomo cioè che, stufo di sentirsi dire a casa che non fa mai niente, e che la casa cade a pezzi e che insomma sarebbe ora di darsi da fare anche di sabato e di domenica, esce, sale sulla sua automobile, e si dirige in un grande magazzino di ferramenta. Sapete, uno di quei supermercati del fai da te, dove trovate cacciaviti e pinze, pennelli e tinture, assi di legno e cerniere. A quel punto vi viene in mente che potreste finalmente costruirvi quel famoso mobiletto con due, facciamo tre, cassetti, da mettere nel box, così potrete riporre tutte quelle cose che si accumulano e fanno solo disordine, e non trovate mai quando le cercate. E perchè, quel fantastico contenitore per le viti ed i bulloni, con le etichette adesive, che poi è meglio invece di scrivere 'Viti 5x2', 'Bulloni 8x3', con un pezzetto di nastro trasparente ci mettete proprio un campione del contenuto, così che sapete subito dove trovare quel che volete. Ah, però avrei bisogno di una pialla, proprio come quella lì, che così lisciamo bene bene gli spigoli del mobiletto, e si fa un lavoro di fino. Anche le stecche in legno, come quelle appoggiate laggiù come tanti grissini lunghi lunghi, di un colore più scuro delle assi che avete comperato, così che il lavoro possa dimostrare anche una certa classe. E poi due nuovi cacciaviti, che quelli che hai sono un poco rovinati, specialmente dopo che li hai usati per fare dei fori nei mattoni del box per metterci dentro un gancio per appendere il materassino del mare. Le punte del trapano, quasi mi dimenticavo. E così via. Girate per scaffali, incrociandovi con altri Uomini Meccanici del Sabato come voi, scambiandovi sguardi di intesa sbirciando nel loro carrello stracolmo di utensili e carte adesive e ruote per mobili. Vi dirigete alla cassa, contenti che finalmente vi siete dati da fare, caricate tutto in automobile già pensando al mobiletto e all'ordine che d'ora in poi, giurate, regnerà nella vostra autorimessa o cantina o box o sala hobby. Arrivate a casa, suonate il campanello ché avete le braccia occupate dai vostri giochi come un bambino, e con un sorriso ebete da un orecchio all'altro stampato sul vostro viso. Vi viene ad aprire un componente della famiglia, in genere il più piccino, che fa: 'Papà è tornato con i regali' A quel punto un viso si affaccia dalla cucina, vi guarda e vi fa: 'Ma dove hai la testa? Dovevi solo comprare la tinta bianca per i termosifoni!!!! ' Il vostro mobiletto, virtualmente già terminato, ormai è distrutto. Ed anche voi.
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categoria : frammenti, autoreferenza

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