lunedì, 24 aprile 2006 - 00:48

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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La nostra presenza incide su quanto abbiamo attorno.

E' una semplice affermazione, quasi banale.

Eppure è una delle basi fondamentali della fisica quantistica, ossia quel ramo della fisica che studia il comportamento della materia nelle sue minuscole particelle, quali gli elettroni, i protoni, i neutroni, ed anche i fotoni.

Non voglio fare un post di fisica delle particelle, naturalmente, ma il principio di cui sto parlando è il Principio di Indeterminazione di Heisenberg, dal quale nasce poi il paradosso del gatto di Schroedinger. Ne ho già parlato precedentemente qui.

Quanto vale per la fisica, estendendo il concetto, vale anche per la nostra vita di tutti i giorni. La nostra presenza modifica alcuni degli avvenimenti che accadono quotidianamente, ad esempio se siamo seduti sull'autobus che ci porta al lavoro, qualcun altro dovrà rimanere in piedi.

Ed anche questa è una cosa sufficientemente ovvia dal non essere, in genere, mai presa in considerazione. Però.

Cosa accade dei nostri pensieri dal momento in cui li creiamo? Se non pensiamo più ad una cosa, questa cessa di esistere? Le nostre idee debbono rimanere per forza all'interno della nostra scatola cranica? Certo, nel momento stesso in cui li esprimiamo, con le parole, con un libro, un brano di musica, un quadro, queste idee iniziano a prendere forma e, in qualche modo, modificano lo stato d'animo di chi viene a contatto con i nostri pensieri.

E' un modo per trasmettere le nostre idee, che si identificano nel nostro manufatto.

Ma i pensieri che ogni momento della giornata scorrono nel nostro cervello, che fine fanno? Inducono delle trasformazioni in un piano di metaesistenza, o addirittura ne creano uno proprio? Ed anche pensare del proprio pensiero è la creazione di un metapensiero, che però dovrebbe, in quanto meta-, superiore, appartenere ad un meta-Essere, un meta-Io che vive in un piano rialzato, per così dire, dell'Universo.

Ma allora, se noi siamo al livello inferiore, come può il nostro solo pensiero incidere in un Universo descritto da un numero di dimensioni maggiore del nostro Universo conosciuto?

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categoria : introspezione, logica, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

domenica, 23 aprile 2006 - 01:13

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Visto che Photobucket mi ha bannato l'account, colgo l'occasione per iniziare a pensare ad un cambio di template.
Vediamo cosa mi viene in mente, non so ancora.
Poi, visto che ci sono, un piccolo post riflessivo, che alle due di notte mi ci sposa benissimo. Non tutto deve essere comprensibile, anzi, spesso è proprio l'incomprensibilità di certe cose, ed anche di certe persone, a farcele amare.
Nel momento stesso in cui però le osserviamo, iniziamo a scavare dentro i loro significati, interviene un principio di Heisenberg cognitivo, un gatto di Schroedinger della fantasia.
La domanda quindi potrebbe essere: quando immaginiamo le nostre fantasie, esiste un punto del nostro o di altri Universi in cui queste fantasie si realizzano?
e soprattutto: quanto costa il biglietto per andarci?
o vabbè, buona notte, che son le due.
sciauzz
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categoria :

mercoledì, 19 aprile 2006 - 20:46

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :


Alcuni amici di blog mi hanno fatto sapere che il mio ultimo post è piuttosto incomprensibile. E' vero.

In effetti è solamente un esperimento, una immaginazione di parole, un astrattismo verbale. Cercherò di spiegarmi con alcuni esempi.

Provate a pensare alla differenza tra un brano musicale cantato ed un brano esclusivamente strumentale. Le parole si amalgamano assieme alla musica, formando così un insieme in cui inseriamo le nostre sensazioni; in qualche modo, quindi, le parole inserite nella musica fanno collassare le nostre emozioni verso quelle che l'autore ed il cantante volevano che noi provassimo. In qualche modo funzionano da enzima, da catalizzatore, rendendole quindi concrete e, alla fine, visibili.

In un brano esclusivamente strumentale, può essere Brian Salad Surgery degli Emerson Lake e Palmer o il Secondo dei Concerti Branderburghesi di Bach, la nostra immaginazione ha solo la musica per poter volare in una direzione qualunque, e questa sarà determinata esclusivamente dal nostro animo del momento, viaggiando sulle onde e sull'armonia del compositore.

.La stessa cosa accade con un buon film preso da un buon libro. Nel film le nostre emozioni vengono generate, vengono estratte, dalla bravura di regista ed attori.

Anche nel caso di un libro, l'autore riesce a trarre da noi emozioni e pensieri secondo la sua bravura. La differenza con il film sta nei personaggi, nei paesaggi, che noi leggendo immaginiamo, mentre il regista del film li mostra in modo esplicito.

E' la normale differenza tra descrizione ed immaginazione.

Molti anni fa, quando studiavo ancora musica il nostro insegnante, un frate cappuccino, fece con noi, anzi, su di noi, un esperimento. Ci lesse un brano dall'Apocalisse di Giovanni, in cui veniva raccontato il volo dell'Angelo del Signore, le trombe dei Quattro Cavalieri, la lotta contro il Maligno. Subito dopo ascoltammo un brano musicale, I Pini di Roma di Otorino Respighi, che noi non conoscevamo se non perchè era la sigla iniziale del Gazzettino Radio del Lazio di circa venticinque anni fa. Mentre ascoltavamo Respighi davanti alle nostre menti scorrevano esattamente le scene dell'Apocalisse che avevamo appena letto. Confrontandoci tra noi, tutti avemmo le stesse emozioni, identificando con molta esattezza il momento in cui avveniva la lotta tra il Bene ed il Male, la cavalcata dei Cavalieri, lo Spirito del Signore che si muove sul mondo dopo che tutto è distrutto. Ascoltò molto attentamente le nostre descrizioni del brano appena ascoltato, e solo alla fine dei nostri racconti immaginari ci disse il titolo dell'opera, un brano che fa parte di un poema sinfonico in quattro parti: I pini di Roma, I pini di Villa Borghese, I Pini presso una Catacomba, I pini del Gianicolo. In quest'opera Respighi immaginava bambini che fanno il giro tondo, le preghiere, un plenilunio sul Gianicolo ed infine il trionfo dell'esercito romano consolare in Campidoglio. Qualcosa, quindi, di differente da quanto noialtri, dopo la lettura dell'Apocalisse, avevamo pensato..

Il mio post precedente è quindi solo un esperimento, tramite il quale cercare la musica del ritmo in una poesia, in un brano letterario, nella lista della spesa. Nel post le parole servono, dovrebbero servire, semplicemente come una armonia ritmica di sottofondo, che va riempita con le nostre sensazioni. Possiamo recitarla come una filastrocca, come una poesia epica, come il ritornello di una canzoncina per bambini. Possiamo recitarla con un tono grave o un tono allegro, veloce o lenta, con intonazioni disperate o gioiose, di speranza o di morte. Come ho detto, è solamente un mio piccolo esperimento, scrivere cioè un insieme di parole che non significhino nulla di specifico, ma siano solamente una soluzione nutritiva per far crescere sensazioni differenti in ognuno di noi.

E' solo il mio primo esperimento, quindi non è detto che abbia centrato il mio obiettivo.

Grazie quindi a tutti per averlo letto.

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categoria : giochi di parole, lo studio di psicanalisi

lunedì, 17 aprile 2006 - 01:07

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Seritha moisoni aqvera
sedintana ah vabo rittine
gnos, coi lecanto maistè
xiones dy nita Koilline

Orijone ureh madostocie
akieron dy sonde dekunie
Aqvisa insò ly modale
Phannelio ah, dy kitunie

Ij, qvairsi
Ih qvairsi ly trik!
nai ah Zekios 
ly xirti
vy hellè kioskanto uqtrelio
kratol oh qulsat ry kelio.
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categoria : poesia

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