martedì, 28 febbraio 2006 - 23:23
Noi

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:

Potersi nuovamente guardare negli occhi, baciarsi, toccarsi, dopo tanto tempo e tante tempeste. Poi, salire sul treno, due ore di viaggio verso il nostro nido. Guardare il panorama, tenersi la mano, parlare di noi, di quel che vediamo dal finestrino. La stazione di arrivo, faceva più freddo dove eravamo prima. Ritroviamo luoghi che sentiamo nostri, ci guardiamo, parliamo dei nostri lavori, di quello che abbiamo fatto. Non sono le parole che ci diranno nuovamente chi siamo l'uno per l'altra. Non solo le parole. Non solo le parole. Arriviamo, siamo come sempre accolti come due vecchi amici. Solita camera, la nostra. Quella con la doccia e l'idromassaggio. Per due. Un lungo bacio di promesse e dichiarazioni, apriamo le valigie e sistemiamo i bagagli, i vestiti. I regali di lei per me, io non ho nulla da regalarle. Ci spogliamo, guardo le sue forme che conosco molto bene, lei guarda le mie, sono un po' ingrassato, provo a trattenere il respiro e tirare in dentro la pancia, ma non mi riesce bene. Si dirige verso il bagno, apre l'acqua. Termino di sistemare la mia roba mentre l'acqua si scalda. Lei entra per prima, subito dopo la raggiungo. Bagno schiuma profumato, mani e labbra che si cercano e si sfiorano. Usciamo dalla doccia, ci asciughiamo, torniamo in camera. Poi siamo solo noi due, con la nostra passione sfrenata, le nostre voglie, i nostri desideri, il nostro volerci completamente. Io voglio lei, lei vuole me, siamo posseduti. L'uno dall'altra. L'uno nell'altra. L'una nell'altro. La dolcezza e la passione, la tenerezza e l'istinto, nostre sono tutte le voglie,nostri tutti i desideri. Sento ancora le sue parole, i suoi gemiti. E lei sente ancora i miei. Pomeriggio in libreria, hanno modificato l'arredamento, prima era più rustica, ma troviamo sempre bei titoli, libri che in genere in altre librerie non cerco. Ne parliamo insieme, mentre torniamo verso la nostra alcova. Leggiamo di tutto, ascoltiamo di tutto, parliamo di politica e di storia. Poi siamo ancora sempre noi. La sera una cena a dir poco perfetta, terminata con un dolce al cioccolato ed un Barolo Chinato mai bevuto prima. Tutto è meraviglioso, quando siamo insieme. Tutto è meraviglioso perchè siamo insieme. La sera, nuovamente insieme, dormiamo nudi, come sempre, l'uno accanto all'altra, sfiorandoci e cercandoci. E trovandoci ancora.
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
categoria : poesia, frammenti


I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
:

Se proviamo a rileggerci la storia degli anni '80, credo che scopriremmo alcune cosette interessanti sul nostro governo e sul nostro parlamento. Cose che il governo attuale sta ripetendo, sicuramente nello stile e nelle teorie economiche, e che deputati e senatori si guardano bene dallo spiegarci. E soprattutto di ricordarci. Io son sempre stato convinto, (sempre, diciamo da circa vent'anni) che la politica segua come un bimbo sperduto le teorie economiche, fornendo cappelli ideologici che ce ne spiegano l'eticità e la moralità, prendendo a prestito la bravura di quel presidente, la santità di quel papa, la ferocia di quel dittatore. Dal canto loro, le teorie economiche vengono scritte sempre dopo che le forze economiche si mettono in moto. 


Gli anni '80 furono caratterizzati da due personaggi, Ronald Reagan e Margaret Tatcher, fautori entusiasti del ritorno alla libera economia di mercato, senza troppe regole che ne potessero limitare lo sviluppo. Una delle teorie economiche di quegli anni fu la riduzione delle aliquote fiscali sulle rendite  Tra parentesi queste erano le idee economiche di Adam Smith, che fu pesantemente smentito dal crollo dell'ottobre del 1929 e che, dopo dieci anni, avrebbe portato ad una sanguinosa Guerra Mondiale. Già nei primi anni dei loro governi si vide l'effetto delle loro teorie economiche, ossia aumento del deficit pubblico, disoccupazione, tassi di interesse elevati, recessione ed inflazione. Gli USA divennero, da maggior creditore nella bilancia commerciale, al maggior debitore, triplicando nel frattempo il deficit pubblico. Il tutto venne nascosto con trucchi da stregoni, non c'è altro modo per chiamarli. In quegli anni le Borse di tutto il mondo toccarono dei record storici. Nascevano di continuo nuove società e nuove imprese che, in verità, non producevano nulla, come ditte farmaceutiche che dicevano di avere la cura per l'AIDS o aziende pseudotecnologiche senza impianti di produzione, si quotavano in borsa, ed i loro titoli andavano a ruba. Tra i maggiori stregoni possiamo ricordare Ivan Boesky, abilissimo ad acquistare azioni di aziende che venivano immediatamente dopo rilevate da società più grandi, aumentando considerevolmente il proprio valore. Che tutto questo fosse dovuto non alla sua bravura nell'interpretare i segnali dell'economia ma alle telefonate di Dennis Levine, un agente di borsa di Wall Street che gli passava le notizie buone (si chiama Insider Trading, ed è reato ...), tutto questo si scoprì solo nel 1987. Un altro squalo-stregone fu Michael Milken, che giocava la sua abilità sulle fusioni societarie. Nel 1991 fu condannato a dieci anni per frode ed attività criminale organizzata. Tutto questo non avrebbe però ridato i soldi persi da tanti piccoli risparmiatori che, andati in pensione, videro ridotti a zero i guadagni di tutta la loro vita. Una tecnica diversa fu il ricatto finanziario (greenmail), inventata da Boone Pickens e Sir (Sir!) James Goldsmith che acquistavano un grosso pacchetto di azioni, e chiedevano soldi in cambio ai proprietari delle società, pena l'apertura di una offerta pubblica d'acquisto ostile, la cosiddetta scalata. La GoodYear pagò 2,6 miliardi di dollari a questi due personaggi. Kenneth Galbraith ed il banchiere americano Paul Warburg tentarono di spiegare che ci si stava inerpicando nella salita di una parete liscia e senza appigli, e che la caduta sarebbe stata inevitabile. Non vennero presi in considerazione, in quanto 'pessimisti'. Irving Fisher diceva che i prezzi delle azioni avevano raggiunto un punto fermo perennemente alto. Fisher era un economista dello scorso secolo, e pochi mesi dopo la sua affermazione, la borsa di Wall Street crollò miseramente, nel 1929. Nel gennaio del 1987 il Dow Jones aveva superato i 2000 punti, ad agosto era arrivato a 2700. E' interessante a questo proposito un articolo del 2004 che parla di Finanza Comportamentale, e che riassume tutti i caratteri delle sp
eculazioni, e delle 'ideologie' che causarono il rovinoso crollo della borsa di New York del 1987. Il crollo del 1987 fu molto più ampio di quello del 1929; nell'87 il crash fu del 20.39%, nel '29 fu del 12,34%. Hong Kong andò ancora peggio, con un crollo di oltre il 45%. Le cause furono molteplici. Potete leggere questo articolo (è un documento word, salvatelo localmente e leggetelo).
Così come l'entusiasmo era alle stelle grazie alla massiccia infusione di ottimismo e di 'vendita di sogni', altrettanto ai primi cenni di sentore di qualcosa che non funzionava il pessimismo fu massimo, e tutti iniziarono a vendere.
Il sogno era terminato, lasciando sul campo non solo miliardi di dollari ed altre valute, ma persone con salari dimezzati, o senza lavoro, mutui da pagare, debiti da onorare.
Le guerre non necessariamente avvengono sparandosi contro pallottole di piombo.
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
categoria : politica

venerdì, 24 febbraio 2006 - 00:05

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Vorrei sperare, e talvolta ci riesco, in una generazione futura che sfasci tutto lo sfasciabile. In Occidente come in Oriente, al Settentrione come nel Meridione. Ragazzi con i capelli dipinti di giallo e blu e verde ed arancione, percing sulla lingua e sull'ombelico, tatuaggi e scarpe da tennis slacciate. Vorrei sperare, e talvolta ci credo, che tra dieci, quindici anni, i bambini che stanno nascendo adesso inizino una loro rivoluzione senza alcun ideale, una rivoluzione che pensi solo a distruggere quanto esiste. Senza porsi il problema di cosa costruire dopo. Una rivoluzione che porti le multinazionali a togliersi finalmente la maschera, togliere dai Parlamenti le bandiere delle nazioni ed issare le proprie, bandiere con disegni di automobili, scarpe, occhiali, telefonini. Radere al suolo completamente tutto, guardarsi attorno ed iniziare senza obiettivi, senza pensare filosofie politiche, senza costruire teorie economiche. Rubare la tecnologia venduta nei negozi, inventare nuove reti, esplodere dal sotterraneo ed uscire in strada, all'improvviso. Una generazione che non abbia bisogno di capi religiosi, non atea ma agnostica. Vorrei vedere tutto questo, e sapere che io, vecchio di due generazioni precedenti, dovrò adattarmi a colorare la mia dentiera con colori fosforescenti, ascoltare musica che non capisco, essere trattato come simulacro di una civiltà che non esiste più. Una guerra permanente tra poteri economici in lotta tra loro e ragazzi che si esprimono in linguaggi sconosciuti. Che distruggono le piovre dei banchieri e degli industriali, dei benpensanti e dei moralisti. Dovrei aver paura di questo, invece lo spero. Non so se la penserò ancora così quando mio figlio tornerà a casa con i capelli tinti di giallo. Però vorrei che lo facesse. Eppure so che non lo farà mai, nè lui nè i ragazzi della sua età. Perchè lo stiamo già facendo noi, e sarà molto più brutto.
Permalink ¦ commenti (6)¦ commenti (6)(popup)
categoria : cyberpunk

martedì, 21 febbraio 2006 - 22:27

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Giornata grigia, oggi. Cade giù un'acquerugiola fina, invisibile e grigia, mimetizzata tra gli alberi ed il marciapiede, dove forma pozzanghere che con i prossimi raggi di sole risplenderanno dei molti colori dell'olio caduto dai motori. Salgo in metropolitana mentre ascolto Aretha Franklin, trovo un posto a sedere ed apro il mio libro. Libro da metropolitana, che l'Ulisse di Joyce risulta difficile da tenere in mano se sei in piedi, in equilibrio traballante. L'equilibrio è sempre traballante, se non lo fosse non ci sarebbe movimento, ma solo quiete e stasi, l'entropia sarebbe massima e pari a zero. Alla fermata successiva salgono tre ragazzine, in tre hanno meno della mia età. Ridono, parlano ad alta voce, fanno sentire al mondo che anche loro esistono. Vicino a loro siede un ragazzo che immagino piuttosto alto, capelli castano chiaro, pettinati ordinatamente anarchici, dovrebbe essere un bel ragazzo, credo. Le tre ragazzine si danno di gomito e di occhiate tra loro, e ridono più forte. Sono contento per loro, che hanno quarant'anni in tre, ed il mio amico Roberto morì che ne aveva appena trentacinque. Alla fermata di Piazza Bologna scendono, mi rituffo nel mio libro da viaggio. Ora in cuffia Out of the Blue, cantata dai Roxy Music con la voce di Brian Ferry. Salgono un ragazzo ed una ragazza, poco oltre i vent'anni, belli ambedue, non c'e' che dire. La pelle scura di lei e le sopracciglia ritoccate che sembrano due virgole sopra gli occhi neri, le labbra color porpora e, probabilmente, una buona terza. Di più non so dire, sono dall'altra parte del vagone. La pelle di lui è leggermente più scura, ha il fisico di un atleta e si muove come se ballasse. Siamo nel tratto di viaggio in cui la metropolitana esce allo scoperto, rivelando un cielo ancora grigio sopra i tetti delle case che sfilano dietro i finestrini rigati dalla polvere e colorati con gli spray dei writers. Un po' di colore non fa male, ogni tanto. Altra fermata, sul marciapiede opposto un ragazzo ed una ragazza attendono il loro treno. Parlano fitto fitto, le mani di lei sono sotto il giaccone di lui, che tiene gli zaini di entrambi. Frank Sinatra ha avuto sempre un ottimo senso scenico, ed infatti canta Killing me Softly. Noto sempre con stupore, come fosse la prima volta, gli edifici costruiti a fianco dei binari della metropolitana, siamo in zona San Paolo. Vecchie costruzioni abbandonate con i loro finestroni dai vetri rotti ed immediatamente vicino lo stile preciso e minimalista della stazione della metropolitana, con i mattoni in cortina color rosso, rosso mattone, appunto. Altra fermata, tra poco scendo dalla macchina del tempo, dal teletrasporto, dalle pagine del libro, dal mio lettore portatile. Un uomo parla da solo ad alta voce, guardando ogni tanto verso le nuvole che sembra si stiano allontanando. Forse parla al cellulare, forse è matto, forse è un matto che parla al cellulare senza che nessuno lo ascolti, dall'altra parte dell'antenna. Una ragazza seduta di fronte a me mi guarda e sorride. Strano, stamattina non ho nemmeno fatto la barba, non credevo di essere così piacevole da guardare da strappare sorrisi. Poi mi accorgo che sta leggendo lo stesso mio libro, ed allora posso sorriderle anche io senza bisogno di essere considerato invadente. La mia fermata, Freddy Mercury si chiede Who Want to Live Forever, proprio lui, già, bell'epitaffio, magari me lo faccio scrivere anche io sulla lapide, un pulsante, e si sente la musica. Niente angeli o croci, sulla mia tomba, ma un bell'impianto 5:1. Con l'attacco per le cuffie così da non disturbare gli altri. Salgo i gradini che mi porteranno all'uscita, piano strada e cemento, accendo una sigaretta. Piove, ma ho un berretto che mi hanno portato dagli UeSsEi, metto la borsa con il portatile sulla spalla e cammino verso l'edificio ed i compiti che devo svolgere. Attraverso la strada, gli Aphrodite's Childs stanno terminando di cantare Rain and Tears. Prima di entrare mi volto a guardare il palazzo di fronte, brutta torre nera di diciassette piani, l'attico con delle sbarre alte tre metri per scoraggiare eventuali suicidi. Potevano farlo rosa e giallo, il palazzo, avrebbero evitato la spesa per le protezioni contro i voli d'angelo. Getto la sigaretta, penso a lei. I Metallica mi ricordano che Nothing Else Matter.
Permalink ¦ commenti (16)¦ commenti (16)(popup)
categoria : canzoni, introspezione

-->