Il numero Uno è estremamente particolare. E' infatti il primo numero che inizi ad indicare una quantità. Prima di lui esiste lo Zero, che indica che non esiste nessuna quantità da misurare o da contare.
Tutti i numeri derivano da Uno: Due è uguale a Uno più Uno, Tre è uguale a Uno più Due, e così via.
Ma Uno, come lo otteniamo?
Prima di lui esiste solamente lo Zero, al quale non possiamo aggiungere nulla ancora.
Quindi la domanda è: da dove viene Uno?
Mentre gli altri Numeri derivano da Uno, tramite un processo di Addizione e di Iterazione (sarebbe il 'così via', in matematica è detto Iterazione), dicevo, tutti derivano da Uno, lo stesso Uno non sembra derivare da nulla.
All'inizio abbiamo solo Zero, ossia abbiamo Nulla.
Ma supponiamo di raccontare, come già prima di noi molti filosofi e pensatori e matematici del passato, che Epimenide il Cretese diceva in giro che tutti i Cretesi erano bugiardi.
La classica antinomia del mentitore, insomma.
Come la mettete la mettete, arrivate ad una contraddizione, visto che anche Epimenide era Cretese.
Voglio qui soffermarmi sul concetto di Tutti.
Il contrario di Nessuno, non è Tutti, ma è Almeno Uno.
Quindi, mettendoci dentro i Numeri, il contrario di Zero è Uno.
Dunque, il Numero Uno, l'inizio di Tutti i Numeri, non si può costruire da qualcosa che già si ha, visto che prima di Uno abbiamo solo Zero.
Ma si può costruire come Contrario di Zero.
Il Più Importante Numero di Tutti, perciò, è semplicemente il Contrario di Niente.
Un altro giorno parleremo dei Numeri Razionali, degli Irrazionali, e dei Numeri Reali.
E prima che me lo chiediate, si, oltre i Numeri Reali esistono i Numeri Immaginari.
Tanti tipi di numeri, come i Trascendenti di cui il capostipite è il famoso Pi Greco.
Ed ognuno di essi, ha la sua importanza.
Un saluto.
ps. non voglio fare pubblicità gratuita, ma vi consiglio un libro, intitolato Le Menzogne di Ulisse, di Piergiorgio Oddifreddi, un matematico ed un divulgatore.
Se vi interessano argomenti correlati al pensiero numerico dell'antichità, questo libro fa per voi. Ripeto, non voglio far pubblicità, ma quando un libro merita, credo che vada citato.
Le idee di questo post sono state riprese da lì, e se il professor Oddifreddi dovesse leggerlo, sono pronto ad eliminarlo se lo volesse.
Curiosando qui e là, ora che anche l'ultimo Babbo Natale è andato a casa, ho trovato questo link
http://www.pentagonstrike.co.uk/
Il che riapre, almeno per me, la dietrologia sugli attentati dell' Undici Settembre.

La foto che vedete rappresenta Recoaro, il comune di origine di mia madre. La contrada dove è nata l'avete vista qui .
Seguendo la vallata naturale del fiume Agno, si raggiunge casa.
Mi ricordo i natali da bambino, con la neve che scendeva la notte, iniziava alle cinque del pomeriggio e non si fermava fino al mattino.
Il giorno di Natale il sole splendeva sempre, sulla neve fresca caduta la notte, macchiata solamente dalle impronte degli scarponi di mio nonno che andava a vedere se le bestie, due mucche ed un vitellino, avessero sofferto il freddo.
La mattina si faceva colazione con la polenta abbrustolita avanzata dalla sera prima, polenta gialla, soda, che riempiva lo stomaco.
Mi raccontavano, mio nonno, mia nonna, e soprattutto mia madre, che da ragazzi loro avevano solo la polenta, niente luaneghe (le salsiccie ...) e nemmeno coniglio, ma polenta e formaggio. Un bicchiere di vino fatto bere anche ai bambini annunciava che era un giorno di festa, un dito di vino caldo con un poco di zucchero.
Mia madre è cresciuta felice, nonostante tutto.
Sono tanti anni che non trascorro Natale in quei posti, mi mancano. Forse il tempo che oggi a Roma rende il cielo grigio, mi avvolge di malinconia, non triste, ma in ogni caso malinconia.
Voglio anche io lasciare in eredità ai miei figli dei ricordi.