In Via Nazionale, a Roma, accanto al teatro Eliseo c’e’ un locale.
Il locale è della Renault, quella delle auto, un bar ristorante moderno, con una Espace (credo …) parcheggiata dentro.
La prossima volta vado con mio cognato, magari fan parcheggiare pure lui, lì dentro.
Un altro pomeriggio rubato al destino.
Lei arriva a Roma alle sei di pomeriggio, ed il treno per casa sua riparte alle venti. Tra che la raggiungo e poi la riaccompagno in stazione, novanta minuti per stare assieme. E nemmeno il recupero.
Arrivo in stazione e ci infiliamo in un taxi, per farci portare, appunto, alla Renault.
Niente di che, sia ben chiaro, un locale come tanti altri, ma con decenti scelte di vino.
Mi sono concesso uno Chardonnay di Sicilia, di una famosa casa vinicola.
Qualche stuzzichino, a pranzo non ho mangiato nulla, ed a stomaco vuoto se bevo mi serve un quarto d’ora per fare centodieci metri.
Nel taxi ci siamo baciati in modo discreto, fin quando siamo scesi.
Nel locale, appena seduti, lei mi ha porto un pacchetto, con i regali che aveva preso per me.
Vino, formaggio, una marmellata di pomodori verdi, una camicia, una cravatta.
Ero l’uomo più felice del mondo.
Non erano i regali, no.
Era che per novanta minuti, senza recupero ma senza intervallo tra primo e secondo tempo, ho potuto guardarla ancora una volta negli occhi, e lei nei miei.
Tenerle le mani e respirare il suo profumo, anche se coperto dal maglione, nero come quasi sempre.
Raccontarci, barciarci, osservarci.
Perché non sapremo quando sarà la prossima volta.
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Dormire Insieme Correre Bere Mangiare Leggere Passeggiare Amare Ridere Svegliarsi
Panchina Ristorante Pioggia Strada Camera Sole Libreria Notte Piazza Fontana Letto
Gelato Rose Profumo Campagna Reggiseno Cravatta Cintura Giornale Statua Tenda Doccia
Vivere
Mia madre era una bambinetta di nove anni quando scoppiò la guerra. Non so cosa significhi, vivere la guerra e viverla a nove anni. Lei mi ha raccontato molte cose, in proposito, ed altre me ne racconta ancora talvolta, spesso, ripetendosi.
Ma la ascolto sempre come se non avessi mai sentito le sue parole, e soprattutto faccio ascoltare i miei figli.
Ho vissuto anche io, per qualche periodo felice, nel paese dove lei è nata, e che potete guardare nel post precedente .
Avevo anche io nove anni, l'età di mia madre nel 1940, solo che era il 1970. Con gli altri ragazzini della contrada si saliva verso un prato a qualche centinaio di metri da casa di mia zia, seguendo una straducola che, se seguita come essa avrebbe voluto, ci avrebbe condotto nel bosco.
Noialtri invece tagliavamo per un piccolo sentiero ed andavamo in cima alla collina che faceva da pendice al monte su cui sorge la contrada.
Da lassù guardavamo il panorama, e si vedeva tutto il piccolo borgo, un tratto del ruscello che a valle si sarebbe trasformato nel fiume Agno, ed il vecchio ponte di legno costruito dai nostri nonni.
Talvolta ci salivo anche da solo, e mi fermavo lassù a guardare il panorama, sognando di essere un esploratore, o un geologo, un alieno, un alpinista. Tutto dipendeva se avessi o no tra le mani una corda, un bastone, o un sasso.
Fino a quel momento, però, mi ero limitato a salire in cima al colle e guardare di fronte a me.
Un altro bambino, un giorno, mi chiese se fossi mai andato 'dall'altra parte' . "Dall'altra parte?" chiesi io, "dall'altra parte in che senso?".
Ero stato tanto impegnato a guardare di fronte a me, che non avevo mai pensato che esisteva anche un altro fianco della collina, scendendo il quale avrei visto altri panorami, e da dove il tetto di casa mia non sarebbe stato più visibile.
Scesi quindi con lui "dall'altra parte", e scoprii così le sorgenti del fiume Agno, una vecchia teleferica abbandonata, una capanna. Talvolta, mentre camminavamo, mi voltavo per guardare almeno la cima da cui ero sceso, unico contatto con il mondo che conoscevo e che ormai avevo imparato a memoria.
Avevo scoperto un altro mondo, simile al primo ma più selvaggio, con alberi fitti ed un sottobosco fatto di foglie e funghi e cespugli di more e lamponi.
E sono felice ancora adesso quando ricordo quei momenti.
La foto che vedete qui sotto è il paese dove, nel maggio del 1931, è nata mia madre.
E' una piccola contrada alle pendici del massiccio del Baffelan, sulle Piccole Dolomiti, nella provincia di Vicenza.