venerdì, 30 settembre 2005 - 22:39

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Ci muoviamo tra il tempo e lo spazio

Nemmeno se volessimo

Saremmo mai uguali a noi stessi

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mercoledì, 14 settembre 2005 - 00:12

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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Come al solito, salgo in metropolitana per tornare a casa.
Trovo un sedile d'angolo, mi accomodo ed apro il mio libro.
In questi giorni sto leggendo un romanzo di Theodore Sturgeon, un autore superficialmente descritto 'di fantascienza', tant'è che viene pubblicato su Urania.
Dopo qualche fermata, credo fosse Piramide o San Paolo, sale una ragazza che, con la stessa occhiata che tutti i viaggiatori hanno, trova anche lei un sedile e si accomoda.
Di fronte a me.
Inizio ad osservarla, sperando di non passare per un farfallone o, peggio ancora, per un maniaco.
Ha i globi oculari molto accentuati, che le danno un'aria di perenne smarrimento, sia quando siede, che quando guarda l'orologio, che quando cerca nella borsa il suo libro.
La bocca è piccola, con le labbra serrate, in quel tipico gesto di disapprovazione che fanno i genitori quando a tavola riprendono i propri bimbi senza dover necessariamente alzare la voce.
I suoi occhi grandi e le labbra strette le danno un'aria di perenne disapprovazione del mondo, sebbene lo veda affascinata per la prima volta.
Ha una blusa arancione, e sulle spalle una mantellina color verde bosco.
Mi fa sorridere la mantellina, la mia nonna di 94 anni ne ha una simile, anche se di colore differente, celeste con un bordo rosa, un po' infeltrita in verità, ma lei non se ne separa mai.
Ma stavo parlando della ragazza.
I capelli sono neri, mossi anche se non propriamente ricci, e la fronte viene quasi completamente coperta da essi, come a dire: vedo tutto, non mi piace, e non vorrei vederlo.
Si, credo sia salita a San Paolo, probabilmente è una studentessa di Lettere, qualcosa tipo Storia Francese Medievale, o Paleologia Cristiana, o forse di qualche scuola di arte, dove può stare da sola davanti alla tela a disegnare il mondo che lei desidera.
Indossa un paio di pantaloni grigi, a zampa di elefante ma non eccessivi, e quando siede tra la blusa e la cintura compaiono appena un paio di centimetri di pelle.
Porta scarpe a punta arrotondata, debbono essere comode credo, tacco basso, grige anch'esse con una rifinitura credo blu o nera.
Si guarda attorno un attimo, si sistema sul sedile ed inizia a leggere.
Il romanzo è gradevole, ma è più adatto ad essere letto sul divano di casa che non su un dondolante sedile della metro; si tratta di Io Uccido, di Faletti, come dico un romanzo gradevole ma scomodo da leggere a meno che tu non sia seduto.
A quel punto mi dico che, probabilmente, la ragazza trova sempre o quasi un posto a sedere.
Sono le sette e trenta di sera, ed immagino che questo sia l'orario in cui chiude la biblioteca della sua facoltà.
A quest'ora i vagoni della metro che viaggiano dalla Laurentina fino diciamo a Cavour sono abbastanza vivibili.
E la mattina, a che ora scende gli scalini della sua stazione?
Alle sette, immagino, per poter assistere comodamente alla lezione alle otto ed un quarto, credo io.
Naturalmente ancora non posso sapere dove scenderà, ma questo è ciò che immagino io, e qualunque altra cosa possa dire la realtà, beh, è sbagliata.
Legge con attenzione, spostando il segnalibro regalatole dalla libreria da una pagina all'altra, come se avesse paura che, chiudendosi le pagine, non possa più ritrovare i personaggi che le stanno tenendo compagnia, come se, chiudendo le pagine di un libro, i protagonisti, i comprimari, le comparse, si mettessero a fare e dire altre cose deviando da quanto, per loro, ha deciso l'autore.
Ah, si, porta un foulard nero, avvolto stretto attorno alla gola, con i due capi che le scendono ai due lati del collo.
E' strano vederla con un capo di abbigliamento del genere, non si intona alla persona.
Forse è solo per proteggere le corde vocali, quindi potrebbe essere una allieva di una scuola di canto.
Sembra troppo riservata per poter cantare davanti ad una moltitudine di persone, però probabilmente quando canta la sua timidezza, la sua riservatezza sparisce, si isola, ed inizia i gorgheggi, le melodie, le settime dolci e le aspre quinte.
Siamo arrivati alla Stazione Termini, la vettura si ferma, le porte si aprono, gente scende, gente sale, la ragazza è ancora lì, ma ripone il libro dentro la borsa, stando ben attenta che il segnalibro non si sia spostato da dove lo ha messo.
Manca ancora qualche minuto alla fermata successiva, Castro Pretorio, sede della decaduta Biblioteca Nazionale che mi ha visto tante sere, studente, chino alle luci giallognole dei tavoli a masticare numeri e teorie.
Perchè scende qui? magari un fidanzato che la attende con una moto o uno scooter, ed ecco spiegato il motivo del suo foulard annodato al collo.
Non lo saprò mai, a meno di seguirla.
Ma è tardi, mancano ancora alcune fermate perchè giunga la mia.
E devo tornare da dove sono venuto.
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domenica, 04 settembre 2005 - 01:07

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Elettroni impazziti di magnetismo

ruotano attorno a linee di forza

creando luci invisibili

Effetti di frenamento portatori di vita

accelerazioni improvvise, Compton e Cerenkov

si danno la mano e danzano

Gas in enne dimensioni si condensano

formando correnti di tempo

Foucault attende a braccia conserte

che il pendolo torni indietro

Ma Lamaitre sa che il filo è spezzato

ed il pendolo non potrà più tornare

Fermi e Dirac se la ridono misurando lunghezze                             

angoli fantasma

e particelle del cappellaio matto

Da quassù, come sembrate sciocchi

tutti voi che amor non conoscete

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sabato, 03 settembre 2005 - 23:42

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Rivivo spesso i giorni e le notti che trascorriamo assieme, lei ed io.

Ciò che rimane di più intenso è l'allegria tra noi, e le sue risate.

Ma anche gli sguardi languidi e le dita che si intrecciano mentre siamo a cena insieme.

Tutto perfetto, potranno dire, tutto perfetto.

No, non è tutto perfetto. Lei mi ha insegnato a cogliere i momenti, vivere la vita in quei pochi istanti che gli dei ci concedono di trascorrere assieme.

Ma non posso farmi illusioni, non è vero mon cherie?

Le mie continue assenze sono il segno di questo malessere, i silenzi, le fughe e, soprattutto, i ritorni.

Questa continua dicotomia tra dire e fare, e pensare, tra la vita reale e la vita da sogno, tra il giorno e la notte.

Una dicotomia che uccide, che appesantisce, che tarpa le ali alle nostre farfalle.

Ma basta una notte insieme, e svegliarsi insieme al mattino per cancellare tutti i dubbi ... fino alla prossima volta.

Le decisioni da prendere sono lì, davanti a noi, solo che tu non hai paura di raccoglierle, ed io si.

Tu ti chiedi, anche se non lo dici, perchè io abbia paura, e conosci molto bene la risposta.

Purtroppo la conosco anche io, e so che è quella giusta.

Ma non posso fare a meno di te, e rimando all'infinito.

Mi bastano quei pochi giorni? Mi pesano le lunghe lontananze? Si, si, certo, si.

Non posso parlare solo d'amore, voglio parlare d'altro.

Ma se si è lontani non si può nemmeno litigare: impossibile far pace.

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