non credo di sapere a cosa serva non credo di sapere cosa ascolto e nemmeno quel che vedo mi sembra vero eppure ho avuto sogni peggiori eppure ho avuto sogni migliori ed ho visto libri diversi ed ascoltato musica più forte e fumato cose più aromatiche.
MA non crediate che i frammenti possano
Essere di aiuto al lampionista
Quando impavido sulla scala
Sosotituisce con nuova una vecchia lampadina
ho visto mari profonodi e tempestosi come le famose cime ma in cima non c'era nessuno ed il vento classicamente le scompigliava i capelli ed altrettanto classicamente stavo nella parte e le offrivo il mio maglione pesante e poi lei mi abbracciava chi ha scritto il copione ha fatto un sacco di soldi con le roialties
Dentro il sorriso lieve
scorre sangue malato
offrirete incenso e frutta
al dio senza speranza
ed anche stavolta è ora di chiudere gli occhi ma solo per la notte giuro che domani li riapro per sempre ed in cambio mi strappo le orecchie per non sentire e la lingua per non parlare ma le dita le tengo oh si le dita le tengo impugnando una penna di gallina o battendole su tasti di plastca dura che nulla di più mi rimane se non ho le mie dita per scrivere e i miei occhi aperti per leggere
Arrivo ad un punto in cui la mia testa sembra che stia per aprirsi, e dai gusci possa uscire un entità aliena.
A quel punto posso decidere di chiudere gli occhi e lasciarla libera, oppure di concentrarmi per farla rientrare nella gabbia che ho nella testa.
Se chiedo aiuto ai vecchi ed ai nuovi amici, mi dico, forse il parto potrà essere più lieve.
Ed allora lei esce, e si arrampica per le scale costruite dalle chitarre elettriche degli Aerosmith, talvolta inciampa sul basso dei Red Hot Chili Peppers.
Si rialza, aiutata dalla voce roca di Billy Idol che le offre la mano sfiorandole i capelli; si tengono per mano per un po', si ritrova al buio, sola, perde l'orientamento.
I colori fuori frequenza, i lampi, le esplosioni di suoni e di rumore bianco, prodotti dalle tastiere di Rick Wakeman, sono come una supernova che espande i propri elementi nell'universo, per formare nuove stelle che nasceranno già vecchie.
Ritrova la strada grazie alle parole dei Three Doors Down, ed in quel momento è a Roswell, forse l'aliena che cercano è proprio lei.
I Radiohead la nascondono, le costruiscono attorno geometrie improbabili, che ucciderebbero Euclide con la loro presenza e farebbero fuggire Minkowski urlando, eliminano i suoi ricordi in una sorta di amnesia a molte dimensioni, poi la fanno salire sempre più, e mentre sale altri si accompagnano a lei, urlando frasi sconnesse in questo Calvario Cosmico.
In queste visioni assurde compare assurdamente Marvin il Robot, muovendo tristemente la testa e toccandosi i diodi della gamba, che nessuno, in un milione di anni, ha mai sostituito; affiderò ad un qualunque investigatore olistico la ricerca della mia pazzia.
I morti di Ubik tornano indietro, mentre gli androidi hanno preso dei sonniferi, e non sogneranno mai più pecore elettriche.
Sul monte, ad attenderla, sono tutti lì, Gun's 'n Roses ed Elvis Costello, Philip Dick e David Bowie, Velvet Underground e Richard Matheson, Linkin Park e John Shirley, Ozzy Osborne e Iggy Pop.
Il Neuromante sta attendendo solamente il momento opportuno, l'inverno è lontano, ed ancora non ha voce.
Ognuno dà il suo consiglio, Iggy getta una rosa, Nico le fa bere le sue lacrime, Ozzy la pettina le offre il suo fondo tinta, Elvis Costello prende la chitarra di Slash e compone un quadro, William Gibson le offre degli stimolatori neurali, mentre Philip Dick inizia a parlare con un cadavere che passava di là.
Trova ad attenderla una donna, grassa e lercia, Zappa è lì accanto, salgono su un ragno e corrono via.
Chi non è riuscito ad arrivare in tempo non si preoccupa, sa che prima o poi qualcuno spegnerà la luce.
Jim Morrison sorride da lontano.
Ognuno di noi una cesta, piena di pietre preziose diverse l'una dall'altra, e con terra, sassi, vermi, foglie, fango.
Alcune pietre sono in superficie, sistemiamo la cesta in modo che si vedano magari non le più preziose, ma le più colorate, o le più grandi.
Forse mettiamo anche qualche foglia in mezzo, macchia di colore verde tra i rossi e i blu e i gialli.
Talvolta il Cercatore si accorge che i colori sono smorti, non c'e' luce dentro, e le pietre sono rovinate, graffiate.
Alcune pietre sono in fondo, nascoste, non ci rendiamo conto della loro purezza, non sapremmo neppure apprezzarle.
Bisogna cercare, avere tatto, sentire con la punta delle dita la perfezione della pietra, sporcarsi con il fango da cui sono state tratte.
Quando il Cercatore trova questa pietra, ne rimane affascinato, la ammira da tutti gli angoli, fa incidere la luce su ogni sua superficie.
Una sola pietra di questo tipo, rende preziosa ed unica tutta la cesta.
Tu hai saputo cercare, hai saputo trovare, mi hai mostrato il tesoro che nascondevo senza saperlo.
Ho scavato nella tua sacca da Cercatore, ho visto le tue pietre.
Ed abbiamo unito i nostri tesori.
Se arrivate dalla Nazionale 15, dopo esservi lasciati alle spalle la vecchia Los Angeles, ad un paio di miglia dall'ultimo incrocio dovreste vedere una strada laterale, che procede verso la campagna.
Chiudete bene i finestrini del vostro hovercraft, o automobile, o altro mezzo di locomozione; non è consigliabile percorrere questa strada a piedi o su una motocicletta, in quanto, dopo circa cinquecento metri, dovreste trovarvi in mezzo ad una mefitica e pericolosa nebbiolina verde.
Ricordate l'esplosione della fabbrica chimica, nel '23? Bene, quella nebbia è tutto quel che rimane dei magazzini della fabbrica, e visto che veniva prodotto arsenico, potete ben capire che non sia molto salutare respirare quando attraversate la nebbia.
In ogni caso, attraversato questo pericolo, continuate a percorrere la strada per altre 5 miglia, poi svoltate verso ovest.
Vedete quelle luci laggiù? Raggiungetele senza alcun timore.
Sono le luci del più fantastico, accogliente, surreale hotel che avreste mai potuto immaginare:
Benvenuti al The Other Side Motel!
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Mi chiamo Ice Kent, e sono il proprietario del The Other Side Motel.
Prima del gran botto dell'economia mondiale (una cosa che in realtà non esisteva, anche se tutti facevamo finta di crederci), mi occupavo di impianti elettrici, curavo l'installazione e la manutenzione di apparati di precisione, insomma, mi guadagnavo da vivere come tecnico.
Non ero ricco, questo no, ma riuscivo a mettere insieme pane e companatico tutte le sere, e mi avanzava persino qualcosa per pagarmi un paio di birre il sabato sera.
Poi, come sapete, tutto cambiò: aziende, banche, governi, andarono a zampe all'aria quando l'inflazione e la recessione si misero insieme a far danni al sistema economico, e tutti quanti noi dovemmo trovarci un modo nuovo per riuscire a campare.
Io persi subito il mio lavoro: con il problema di arrivare alla cena, nessuno si preoccupava di certo se il proprio impianto hi-fi, o la propria automobile, o l'impianto di sicurezza della propria fabbrica funzionasse bene.
Per un po' di tempo feci parte di una squadra di demolizioni, si smontavano le grandi infrastrutture e si cercava di barattare il metallo con un tetto sulla testa e con un piatto caldo di minestra.
Come se non bastasse, proprio in quel periodo il clima decise di modificarsi repentinamente, l'abbassamento della temperatura e lo scoppio di parecchie fabbriche chimiche, resero il cielo degli Stati Uniti, del Canada, del Messico, e di buona parte dell'Europa, perennemente grigio.
Ok, non starò a raccontarvi cose che conoscete bene quanto me; alla fine, presi la decisione di andarmene dalla città, credo che fu l'estate, se così si può dire, del '25 o del '26.
Caricai le mie quattro cose dentro l'hovercraft che oramai era diventato casa mia, e mi misi in viaggio.
Mi avevano parlato di una zona, fuori città, dove ogni tanto si incontravano viandanti che da sud andavano a nord, che da est andavano ad ovest, ed insomma, persone che viaggiavano.
A quei tempi, la gente non rimaneva molto nello stesso posto, ed i Viandanti portavano notizie di posti nuovi dove andare, e così la gente ci andava, con la speranza di trovare più cibo, più acqua, meno terreno contaminato, ed in genere, un posto migliore.
Attraversai anche io la nebbiolina verde, respirando attraverso una lattina di birra riempita da carbone vegetale e ricoperta con un fazzoletto per filtrare le polveri più grandi.
Arrivai qui, e vidi una costruzione che aveva solo bisogno di un tetto nuovo, finestre ed una buona mano di vernice.
Dentro l'hovercraft avevo delle provviste a lunga conservazione, ben sigillate all'interno di sacchi militari anti radiazioni, che mi sarebbero durate, con un pò di fortuna, fino all'arrivo della bella stagione, ossia circa un mese.
Trovare il materiale per rifare il tetto non fu difficile; lì intorno sorgeva un tempo un piccolo paese, ormai abbandonato, e potei trovare tutto quel che mi serviva.
Certo, lavorare con la maschera antigas e la tuta piombata, anche quella di provenienza dall'esercito degli ex Stati Uniti d'America, non era uno scherzo, ma dopo tre settimane di lavoro il tetto e le finestre erano al proprio posto.
Un'altra settimana mi servì per mettere a posto gli interni, e lì diedi sfogo a tutta la mia fantasia.
Potete vedere da voi il risultato di quegli sforzi: un bel bancone lucido, in legno vero, su cui far scorrere i bicchieri di birra, uno scaffale di cristallo, preso da una gioielleria e che mi era costato una intera giornata di lavoro per il trasporto, su cui riporre le bottiglie dei liquori, un paio di tostapane per i vostri toast.
Dietro al bar, la cucina, dove la mia Jenny sarà lieta di preparare per voi il piatto del giorno, che di solito è composto da fagioli, pomodori, cipolle, tutto mischiato assieme e fatto soffriggere con un po' di birra.
Ma la sala più spettacolare è proprio lì alla vostra destra, dietro quella tenda verde.
Per metter su quella sala mi ci son voluti due anni, ma ora è il punto di ritrovo di tutte le menti geniali, disturbate, inquiete, che dalla costa ovest si spostano verso la costa est, e che dalle montagne del nord si spostano verso le colline del sud.
E' grazie a quella sala che incontrai Roxanne, è per quella sala che questo posto si chiama The Other Side Motel.
Ma questa storia la racconterò un'altra volta, ora vedo che siete stanchi, e sarà meglio andare a riposare.