giovedì, 09 aprile 2009 - 11:46

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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domenica, 22 marzo 2009 - 22:58

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post
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L'Iperuranio, la zona oltre la volta celeste dove risiedono le idee, talmente lontana dall'esperienza degli uomini che può essere compresa solo in una dimensione metafisica e spirituale.

Questo, almeno, è quel che dice Platone.

Non spiega però come raggiungere questo universo, come oltrepassare l'ultima sfera cosmica.

Io lo so.

La prima tappa è una brasserie dove condire un filetto al pepe con salsa al Roquefort e lacrime, e concludere con un Armagnac.

La seconda tappa è un luogo fatato, di quelli dove arrivi e trattieni il fiato come se avessi ricevuto un putno.

Poi bisogna aggiungere una giornata di sole che scalda la schiena anche a mille metri di altitudine, e la ricerca di un albergo trovato due volte.

Ed infine un bar dove ascoltare Follow You, Follow Me dei Genesis seduti sotto la bandiera di Cuba, con Fidel ed il Che che ti sorridono senza pensare, per una volta, alla loro rivoluzione.

Per ultimo, un sms inviato al momento giusto, con le parole giuste, letto in diretta nei suoi occhi.

Tutto il resto vien da se, una volta trovata la strada non la perderemo più.
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categoria : vita, autoreferenza

mercoledì, 28 gennaio 2009 - 11:19

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Potreste anche dire in giro che sono inaffidabile, si, ma bugiardo mai, bugiardo non lo sono stato in nessun momento.



Prendiamo la mia storia, l'ultima intendo, l'unica di cui valga la pena parlare.



Ci eravamo incontrati senza nemmeno sapere che ci stavamo cercando, ma nel momento stesso in cui ci siamo guardati negli occhi abbiamo entrambi capito che quella sarebbe stata la storia d'amore che volevamo vivere.



Ricordo la prima volta che facemmo l'amore, in un piccolo albergo di una grande città, una città che stavamo bruciando nuovamente con le nostre mani e con i nostri baci, una città che non sarebbe più stata la stessa, dicevamo, ora che ci eravamo incontrati.



- Sarai tu che lascerai me - mi diceva ogni tanto



- Ma io ti amo - rispondevo, - come potrei lasciarti?-



- Perchè io ti amo di più - era la sua risposta.



Con qualche battuta, un bacio o una risata questi momenti passavano subito, e noi due facevamo finta che non fossero mai esistiti, correndo per le strade tenendoci per mano, fermandoci a metà di un ponte per guardare la Luna che illuminava le cupole antiche.



- Vieni da me - mi chiese una volta



- A casa tua? - risposi serio, ma anche se al telefono non si vedeva la mia espressione lei conosceva ogni movimento delle mie palpebre.



- Si, per qualche giorno, vieni a vedere dove abito, quali sono i posti che mi circondano - aggiunse.



Così presi un aereo e percorsi la distanza che ci separava, una distanza che si misurava solo in chilometri. Lei era lì in aeroporto, che mi aspettava con la sua utilitaria scura, e mentre parlavamo di cose futili, quasi banali, io osservavo la strada che mi portava fino a casa sua, le piante, i fiori, le case, chiedevo come si chiamasse quella città o quel paese.



E' proprio così, dicevo, l'amore scalda come il sole.



Ma quando finisce, brucia e basta, adesso lo so.



- Così questa è la tua casa?- le chiesi mentre guardavo il portico, la cucina, le scale e le piante.



- Si, ti piace? -



- Ci sei tutta tu, qui dentro - mormorai, mentre andavo a disfare la mia valigia ed entravo nella doccia.



E poi di nuovo l'amore, rilassato e tranquillo, come se avessimo tutto il tempo del mondo. Come facevamo finta di credere spremendo ogni istante solo per noi.



Ripartire, come dice il poeta, fu un po' morire anche per me, ma sull'aereo già pensavo a quel che avrei dovuto fare l'indomani, il lavoro, la mia famiglia, la mia casa, non più però con la convinzione di sempre, tutte le mie salde ancore si stavano dissolvendo, le funi che mi legavano al molo si stavano sciogliendo una per una, sebbene non conoscessi ancora la direzione del vento.



E l'ultima volta che ci siamo visti non sono stato bugiardo nemmeno allora, forse una volta sola, come quando si inciampa si cade e si dà la colpa ad una radice non vista, mentre è stata solo mancanza di attenzione.



Una caduta rovinosa, che in un attimo ha distrutto gli anni vissuti in pochi giorni, ed i pochi giorni che valevano anni, un viaggio di ritorno interminabile con lo smog ed il caldo.



Sono stato inaffidabile, non bugiardo.



Mai quando dicevo di amarla senza mai fare niente per dimostrarlo, mai quando sognavamo e progettavamo, mai quando facevamo finta che il mondo funzionasse in modo diverso perché eravamo diversi noi due.



Ora che siamo entrambi rientrati nella realtà, quella dura e cattiva, quella impossibile da tenere sotto controllo, mi rendo conto di come le parti si siano invertite, senza sapere se la parola 'Forse' mi ferisca o mi lenisca. Ora che non riesce a pronunciare parole che un tempo erano fluide dal cuore alla bocca.



Ora che l'unica cosa che mi è rimasta da fare è ricaricarle il cellulare nell'attesa di una telefonata che invece non arriverà, o spegnere il mio telefono per paura delle sue risposte o dell'assenza di esse.



Si, posso essere stato inaffidabile, ma bugiardo mai.
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categoria : introspezione, autoreferenza

venerdì, 23 gennaio 2009 - 00:00

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post :

Non sempre quando piove finiscono le storie d'amore.

Quando Leonard uccise Sophie era un pomeriggio di primavera, il profumo dell'erba tagliata si mescolava con quello della pelle scaldata della sua giacca.

Avevano steso sul prato una coperta ed aperto la borsa con le tartine ed il vino, ed alla fine avevano preso il caffè dal thermos che lei, come sempre attenta ai suoi desideri, aveva preparato.

- Pensi sempre a tutto - disse Leonard.

- So che dopo mangiato gradisci il caffè, così ci ho pensato io - rispose Sophie sorridendo.

- E' buono il caffè che fai tu - le disse lui prendendo il bicchiere tra le mani.

- Cosa farai adesso? - aggiunse dopo averne bevuto un sorso ed appoggiandosi poi con i gomiti a terra, voltando la testa per poterla guardare.

- Dopo oggi intendi? Non lo so, tornerò a prendermi cura delle mie difficoltà, immagino -

- Avrai parecchio da fare, allora - le disse lui.

- Si, ed immagino che sarò nuovamente da sola a farlo - rispose Sophie mentre giocherellava con un paio di fili d'erba del prato.

Leonard si alzò in piedi e prese la giacca che aveva posato a terra per mangiare.

- Vuoi andare già via? - chiese lei con una nota triste nella voce.

- No, voglio rimanere - rispose Leonard infilando una mano all'interno della giacca.

Prese la pistola e le sparò, il primo colpo alla testa, così che smettesse di pensare troppo a fondo nelle cose, ed il secondo al cuore che era ormai abituato ad essere colpito.

Il terzo colpo lo tirò sulla bocca che da tempo non gli diceva più Ti amo.

Il quarto lo riservò a se stesso, puntandosi la pistola alla tempia per smettere di soffrire.

Gli ultimi due colpi rimasero nel caricatore, in modo che potessero servire ad altri due innamorati, dopo di loro.
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categoria : vita, anno nuovo, lo studio di psicanalisi