mercoledì, 04 novembre 2009 - 06:04

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post:

Negli ultimi giorni sono accadute un paio di cose.

Mia madre domenica ha avuto l'idea di farsi venire un'ischemia, piuttosto estesa, ed ora è ricoverata al Policlinico di Roma, al Pronto Soccorso perchè non si trova ancora un posto in reparto a Neurologia.

Ho trascorso la nottata tra domenica e lunedì e quella di ieri praticamente di piantone in sala d'aspetto al DEA, come è chiamato il Pronto Soccorso.

Lì mi sono accorto della variopinta umanità che compone l'universo degli ospedali, senza casa che rimangono a dormire sulle scomode seggiole della sala d'attesa, parenti che vogliono entrare in cinque a trovare il proprio parente, in un reparto che dovrebbe contenere 5 letti e ne ospita invece 25, dottori ed infermiere ognuno con il proprio bagaglio di competenze, di umanità, ed anche di stanchezza e di antipatia.

Rimanere fino alle due per cercare di parlare con il dottore di turno, che naturalmente ha cose più importanti che non parlare coi parenti del malato, ma anche questo è un punto di vista, diametralmente opposto a quello dei parenti stessi.

Senti l'odore del tuo e dell'altrui sudore, dei disperati che si coprono con un cappotto regalato da qualche parrocchia o dagli stessi infermieri dell'ospedale, bevi il caffè orrendo delle macchinette e ti addormenti nel tepore e nel brusio di tutta questa umanità.

Mia madre, tra parentesi, se esce dalla crisi ne avrà per molto, prima per stabilizzare la situazione neurologica, poi per risolvere i problemi di circolazione (carotide occlusa, probabile futuro intervento), ed infine per la riabilitazione di braccio e gamba sinistra rimasti, come si dice, offesi dall'ischemia.

Di questo scriverò più avanti, probabilmente.

Poi c'è una persona, tra le più importanti della mia vita, che si laurea, che avrei voluto accompagnare per condividere con lei la soddisfazione di un obbiettivo raggiunto, e che invece non sono riuscito, ancora una volta, a rendere felice.

Una persona che con caparbietà, a testa bassa, ha affrontato lunghi anni di studio per prendere una laurea che, forse, non le darà un lavoro, ma che nessuno le potrà togliere mai, e di cui sono particolarmente orgoglioso.

Una donna che non si fa abbattere da nessuna avversità, che tira avanti, a volte meglio, a volte peggio, con tante delusioni e attorno a se un clima di sfiducia che lei, invece, ha saputo contrastare, pagandone il prezzo fino all'ultimo soldo.

Poi guardo fuori, ha smesso di piovere ed il freddo sembra ancora più intenso, e su quel treno che la riporta a casa vorrei esserci io, con lei, per condividere tutte le sue paure e le sue speranze, per farla ridere e darle consigli.

Ben fatto, Dottoressa!

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categoria : vita, autoreferenza, lo studio di psicanalisi

mercoledì, 28 ottobre 2009 - 23:31

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post:

Mi chiedo quale sarà il mio ultimo pensiero cosciente.



Ma forse è questo.























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categoria : introspezione

venerdì, 23 ottobre 2009 - 20:00

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post:

quindi, devo scrivere questa cosa, ho solo 10 minuti prima di morire.

cosa accadrà dopo non posso saperlo, ma ho già iniziato a capire chedevo smettere di usare troppa punteggiatura e troppi accenti che mi fanno spendere tempo. magari scrivo cose che non stanno li in cielo e nemmeno qui in terra so solamente che sono arrivato a 8 minuti e 43 secondi proprio ora ancora devo sapere cosa scrivere eppure lo sto facendo

ah si anche il fatto che ho detto che devo scrivere 550 parole cazzo non saranno tropp e per 8 minuti e 7 secondi sono arrivato a questa che era la 100 intendo la parola questa era la cento, e mi rimangono appena 7 minuti e 40 secondi da ora

via

insomma è come se dovessi scrivere e poi  morire il sito si chiama proprio così scrivi o muori porca miseria sbaglio anche a digitare, devo perdere tempo per cancellare  etornare indietro quindi non mi pare proprio facile

il segreto è usare cinque parole dove potrei usarne due e dieci parole dove potrei usarne 4 insomma allungare il brodo per non dire niente alla fine non ce la farò mai perchè cinque cento cinquanta parole sono troppe però ora ho fregato un poco potevo scrivere 5 5 0 e mi accorgo che mi ha fregato lui se scrivevo 5 5 0 ottenevo lo stesso risultato in termini di parole scritte ma minor tempo impiegato.

quindi non so proprio cosa potrei scrivere e mi mancano 4 minuti e quaranta tre secondi, sonon nemmeno alla metà della scrittura e forse non riusciruò ecco ho sbagliato ma chi se ne frega

allora ho visto cose in metropolitana, che erano persone e non cose ma le trattavo come cose, c'era la cosa rumena e la cosa cinese, quella italiana e quella singalese, poi anche altre nazioni e finalmente sono a tre cento parole, in somma in metropolitana ho visto tante cose bambini neri che parlavano romano non rumeno proprio romano e genitori bianchi che discutevano in un dialetto italiano ma a me sconosciuto quindi mi dicevo cosa vuol dire essere italiano o rumeno o polacco o moldavo o russo o congolese o nigeriano cosa significa solo il posto dove sei nato e basta poi vivi a cento milla cinquemila chilometri di distanza qui potevo usare km e risparmiavo tempo

poi sono sceso e pioveva così ci siamo bagnati tutti romani e polacchi e congolesi e rumeni e tutti insomma che pioveva proprio tanto

e la macchina che ha schizzato la pozanghera mentre aspettavamo il bus uguale ci ha schizzati tutti tutti e abbiamo tutti i loro problemi nel senso che io ho i miei che sono uguali ait uoi e uguali agli altri cento parole ancora in un minuto ce la posso fare forza forza

insomma la metropolitana e poi fai la spesa che oggi venerd' e sciopero dei mezzi ma solo fino alle 5 che poi passavano i bur i bus insomma eccoli e saliamo tutti insieme uffa aiuto aiuto 10 secondi 7 non ce la faccio 50 parole non ho 50 parole mi mancano ancora cosa posso scrivere mi mancano pochi secondi e 50 parole ora sono trenta aiuto è terribile questa cosa non riesco a pensare solo le dita che vanno avanti e indietro sulla tastiera eccomi qualche secondo 5 parole tre una zero
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categoria : curiosità, giochi di parole

lunedì, 21 settembre 2009 - 12:40

I link mentali di IceKent, dopo la loro ricomposizione casuale in geometrie non euclidee, hanno inaspettatamente dato origine a questo post:

Un paio di giorni fa ho fatto una passeggiata.

Ho lasciato l'automobile dal meccanico per certi lavori di manutenzione e me ne sono andato a fare un giro per il quartiere dove sono nato.

Non era la prima volta che ci tornavo, ma stavolta ho passeggiato per le strade attorno alla mia vecchia scuola, ed era tanto che non ci passavo più.

Mentre camminavo mi veniva in mente la pasticceria dove andavamo a comprare delle ottime pastarelle da mangiare a ricreazione, la pizzeria che con 50 lire (oh, 50 lire, capito?) ti dava una bella mattonella di pizza con le patate, ed anche il tabaccaio dove andavamo a comprare le sigarette dopo aver fatto una colletta tra amici o anche  'Capo, che c'hai cento lire?'

La pasticceria c'è ancora, la pizzeria no, ed il tabaccaio non ricordo se fosse proprio quello.

Sono passato per la stradina dove feci a cazzotti con un compagno di classe, prendendole, ed ho attraversato la piazzetta dove feci a cazzotti con un altro compagno di classe, prendendole ancora.

Non ho più fatto a cazzotti da allora, quindi non perché sia profondamente democratico e non violento, ma solo perché le prendevo.

Mi sono fermato di fronte ai gradini della scuola di fianco alla mia, un ragioneria, dove diedi il primo bacio, in piedi perchè i gradini erano già occupati da altre coppiette, io appoggiato al muro e lei abbracciata a me.

Io avevo un loden, blu naturalmente, e lei un cappotto color terra di Siena, capelli lunghi ed occhi marroni. Non sapevo cosa dire, ma ebbi subito l'intuizione di cosa fare, e la baciai come, presumevo, si doveva fare.

Sono tornato indietro dal meccanico passando di fronte ad un negozio di gastronomia che vendeva tramezzini, panini, e tutta quella roba che si usa per i rinfreschi, era uno dei primi visto che stiamo parlando di circa tre decenni fa.

Ho attraversato il parco dove tutti i giorni, andando a scuola, incontravo una ragazza di cui mi ero innamorato, di cui non conoscevo il nome e alla quale non avevo mai rivolto parola ma solo sorrisi mentre camminavo.

Fino a che la vidi con il ragazzo, un tipo di almeno cinque anni più grande di me, di quelli con la moto ed il giubbotto di pelle.

Passando per le vie cercavo di guardare i visi delle persone, per vedere se riconoscevo magari qualche amico, invecchiato come me, o qualcuno che vagamente conoscevo.

Sono tornato dal meccanico ed ho ripreso la mia automobile.

Non credo che ci tornerò più, per quelle strade, ma è stato bello passarci ancora e far rivivere, almeno con la fantasia, i momenti passati.

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categoria : ricordi, frammenti